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CONCERTI

Fanfarlo @ Loppen, Copenhagen (Danimarca)

di Michel Ramelli

A Copenhagen, nel centro sociale più grande e popolato esistente, tira la solita aria surreale. Qualche gruppetto improvvisa dei concertini ai bordi delle viuzze che portano verso la famosissima Pusher Street (ora 'Green Light District', tanto per risolvere qualche scaramuccia con il governo) e mi perdo volentieri per le stradine della “città libera di Christiania” bevendo un paio di birre autoprodotte. Sono passate le 8 di sera da poco, arriva la mia amica Trine e ci infiliamo su per le scale strette del Loppen ed entriamo per 80 Corone (un deca).

Il locale è stretto e profondo e sembra più un vecchio disco-bar, ma fatto di legno, che una sala concerti: il palco è verso le fine di uno dei lati lunghi del rettangolo e, da una parte, ci sono numerosi tavolini e tutto il resto dello spazio è una specie di parterre mescolato ad altri tavolini alti con relativi sgabelli. Troviamo delle sedie e ci piazziamo sotto il palco, alla destra.

Siamo i Philco Fiction, grazie per essere venuti”: il gruppo spalla attacca puntualmente alle 21 ed è una piacevole sorpresa. Mi avevano avvisato di seguire con attenzione la carica energetica della cantante e capisco subito perché. Il genere non è dei miei preferiti (stessa lunghezza d’onda di quel pop nordico alle Lykke Li, ma meno commerciale, tanto per intenderci) ma vedere la frontwoman che interpreta ogni pezzo con passione e gioia mi convince. Saltella e ballicchia qua e là parlando raramente e solo nei momenti giusti. Vive le canzoni con tanto gusto che inizio e credere di poter provare quella spinta erotica che avvolge le ragazze quando vedono Strummer in un vecchio video. I norvegesi eseguono una mezza dozzina di pezzi, si beccano i complimenti del pubblico e, prima di ritirarsi, annunciano che presto ci saranno i tanto amati Fanfarlo.

Non passa molto tempo e Cathy Lucas sale sul palco da sola e viene accolta con affetto da tutti. Quella donna ha proprio un qualcosa… Sarà che porta ogni sua stranezza con grazia o il fatto che sa suonare troppi strumenti. Subito dopo arrivano anche Simon Balthazar e gli altri, si comincia. Non ho volutamente scaricato 'Rooms Filled With Light' (ultimo e secondo disco), sono deciso e farmi sorprendere, come quando gli ho visti aprire per un altro gruppo a Milano. Ma la sorpresa, questa volta, non è delle migliori. Il suono è cambiato e mi ricordano una terribile mistura fra gli ultimi Killers e gli Ark e mi casca la faccia fra le mani. È probabilmente roba di qualità ma, anche se con il passare dei minuti riesco a farci l’orecchio, non mi convincono completamente. Si, lo so, sono uno stupido fondamentalista del movimento anti-elettronico, ma perché cercare di muoversi in un genere sopravvalutato e super-affollato quando, con 'Reservoir', avevi già creato il tuo suono? Ridatemi la vecchia roba… Vengo subito accontentato.

Simon dice di volerci proporre un paio di oldies del loro repertorio tra cui 'Luna' e 'Comets'. Non c’è niente da fare, non c’è rimedio alcuno: sono in estasi! La tromba (vera colonna portante di numerosi pezzi) ricomincia a squillare vigorosa e soave, Cathy si perde in lunghi assoli di violino e i testi sono belli e levigati con la cura a cui sono abituato (beh, se ti battezzi Fanfarlo è un dovere frugare fra le cicatrici e le ferite della vita). È una vera e propria gioia per tutti gli astanti e mi auguro che questa scena si ripeta in infinite città europee e convinca a tornare sui suoi passi questo gruppo con un potenziale immenso, una carica poetica immensa!

Lo spettacolo va avanti per molto più di un’ora passando dal vecchio al nuovo album di continuo fino ad un addio con una 'Harold T. Wilkins' ai limiti della perfezione. Gli incitamenti sono svariati e calorosi e vanno avanti fino a far tornare il gruppo per un altro pezzo dall’ultima creatura ed una malinconica 'I Am A Pilot'. Un finale adatto a ristabilire il mio ordine personale delle cose.

Al gruppo non resta altro che salutare e sparire fra i numerosi e meritati applausi. Le luci violacee si spengono e rimane solo un fumo trasparente/biancastro ad incorniciare un palco deserto. La gente si avvia giù per le scale strette ed affollate del Loppen e mi convinco che è il caso di dare una possibilità in cuffia anche al secondo album, tenendo 'Reservoir' fra i dischi per me più belli della prima decade.