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CONCERTI

Lisa Hannigan @ Magazzini Generali, Milano

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Lisa Hannigan @ Magazzini Generali, Milano

di Marina Abatista

Apre da sola, palco buio e vuoto, occhi chiusi e chitarra in mano, in un abito lungo nero che le lascia le spalle scoperte, intonando 'Little Bird': ninna nanna e voce da usignolo. Lisa ha scelto di iniziare il concerto con un brano tratto dal suo secondo album, 'Passenger' (uscito lo scorso 17 gennaio), forse per salutare tutti i nuovi fan che riempiono i Magazzini Generali, trascinati lì sull’onda dell’entusiasmo per il tormentone radiofonico e televisivo 'What I’ll Do'. Ma per i fan affezionati come noi - quelli che quando hanno ascoltato per la prima volta l’album di debutto 'Sea Sew' avevano l’impressione di conoscerla da sempre attraverso le canzoni di Damien Rice - fa subito un salto indietro e regala la bellissima 'Pistachio', con quella "shhhhhh" trascinata che la rende ancor più adorabile. Nel frattempo è stata raggiunta sul palco da tutta la band: circondata da soli uomini gilet e baffi che paiono usciti da un film in costume irlandese, prende in mano un sonaglio e inizia a sciogliersi.

La prima volta che l’ho vista dal vivo ho pensato: quanta dolcezza. Eppure, tutt’intorno a quel volto angelico, i capelli lunghi rosso scuro sembrano iniziare a muoversi della passione delle onde delle isole Aran, a ogni canzone più forti. La tromba che entra sul finale di 'Passenger', l’harmonium in 'Ocean And A Rock', il basso in 'Flowers', la chitarra elettrica, l’ukulele: ogni strumento che si aggiunge rincorre il crescendo di un suono multiforme, che la porta ben oltre il folk minimale a cui ci aveva abituati con il primo album.

Riprende la chitarra per un'altra ninna nanna, 'O Sleep', con la doppia voce maschile; con 'Flowers' sciorina un rock lento, che un po’ ricorda Florence And The Machine. Sulle sfumature country di 'Black Eyed Dog' l’energia dei suoi capelli completamente sciolti e dei piedi nudi che battono sul palcoscenico si trasforma nel battito di mani d’accompagnamento che si contagia fra il pubblico.

Ritorna dolce ma appassionata su 'Teeth' e riprende il crescendo con 'I Don’t Know': il pubblico si anima e il ritornello canticchiato "oh-oh-oh-oh-eh-eh-ah-ah-ah-eh-eh" di 'What I’ll Do' si trascina ancora alla chiusura del concerto, continuando a riecheggiare finché Lisa e i suoi uomini non ritornano sul palco con una bottiglia di whiskey. Tutti stretti al limitare del palcoscenico, fanno un brindisi in onore di Levon Helm, morto da poco, e intonano una versione corale di 'The Night They Drove Old Dixie Down': la voce maschile è splendida. Il concerto si chiude su un pubblico che balla 'Knots', col sorriso stampato in faccia.

Forse è la sincerità con cui ringrazia il pubblico di tanto in tanto - quasi incredula di fronte a tanto entusiasmo - o forse è solo la sua voce raffinata senza mai risultare stucchevole, o il suo fascino elegante e selvaggio insieme, ma probabilmente quello che più ha colpito di questo riuscitissimo live è quella sensazione, che non tutti i concerti riescono a farti provare, che chi suona stia suonando solo per te, proprio per te.


SETLIST: 'Little Bird', 'Pistachio', 'Passenger', 'Ocean And A Rock', 'Venn Diagram', 'O Sleep', 'Flowers', 'A Sail', 'Paper House', 'Black Eyed Dog', 'Teeth', 'Lille', 'Safe', 'Travels (Don't Lie)', 'I Don't Know', 'What'll I Do'. ENCORE: 'Dixie', 'Knots'.