19-3-2007 Arctic Monkeys @ Rolling Stone, Milano
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Vi ricordate degli Alient Ant Farm? Ma certo che ve li ricordate. Erano quei tre idioti americani che 5 o 6 anni fa divennero famosi grazie ad una rivisitazione nu metal di 'Smooth Criminal' di Michael Jackson. Da quello che ne so, oggi fanno tutti un altro lavoro, magari presso uno sfasciaccarrozze di Odgenville.
Ai tempi, Alex Turner era poco più che un diciassettenne brufoloso e forse solo un po’ problematico, il quale viveva gran gran parte delle proprie pulsioni di adolescente medio suburbano più attraverso le mani che la testa, come da spiegazione secondo certi riff mandati a memoria di 'Still Take You Home' o 'Vampires'.
E 'la' cosa che nei primi mesi del 2006 faceva grandi i piccoli Arctic Monkeys era il fatto che più di altri fossero in grado di rispondere ad una serie di esigenze 'di costume' comuni a molti giovani, e che lo facessero, sostanzialmente, balbettandone la medesima lingua. Raccontateci una storia, e fatelo come sapete, e fatelo puzzando di sigarette rubate, al tempo e alla gioventù, di menage discotecari da due soldi se non proprio della solita inquietudine di vivere in una paese privo di prospettive e sicurezze. E, se potete, divertiteci mentre lo fate, evitandoci le consuete paturnie che fuori dalle porte del locale torneranno ad assieparci.
Oggi come oggi, le major hanno vinto, modificando a un anno di distanza (!!) il logo della band e trasportando in un Rolling Stone da tutto esaurito falangi di beoti sbronzi ed incolti in grado di po-po-po-ro-ppo-izzare ad libitum molti dei passaggi di quei sinceri stati d’animo metropolitani.
I Monkeeeyzz di oggi, a differenza di quelli di 10 mesi fa, si sono persino dati la pena di biascicare qualche "grazii" in più, rendendosi piacioni al punto giusto per assicurarsi un giorno una vecchiaia redditizia. Sorpresa delle sorprese, i nuovi pezzi, 'This House Is Circus' su tutte, non fanno nemmeno troppo schifo, quasi a voler sperare in una manovra d’emergenza affinchè il brusco atterraggio dal pianeta 'Whatever people say I am...' possa non riservare troppe vittime.
Suvvia, siamo onesti: gli Arctic hanno sbrigato con diligenza il compito del 19 Marzo con un sette pieno, mandando in loop una delle tante date del loro tour promozionale, ribadendo il proprio status da intoccabili evitando il bis e finendo con l’assassinare lo spirito del rock’n roll ma, ehi!, facendo ballare, sudare, divertire e andare su di giri i presenti.
Presenti che durante il set dei Mojomatics preferivano guardare il Nongio, appollaiato sulle transenne laterali che non beccarsi un po’ di Slim Harpo corretto grappa. Una sola cosa allora: evitate di portarveli dietro i Mojomatics, o un giorno potreste ritrovarvi a Odgenville anche voi.
[Le foto sono di Devid Gaggiani]
Andrea Podestani |
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