Ryley Walker + Josienne Clarke & Ben Walker @ Santeria Social Club, Milano
28-11-2016

di Alfonso Posillipo

Che Ryley Walker desti molta curiosità e inizi ad avere un certo seguito anche da noi, lo conferma la sala concerti quasi piena della Santeria Social Club, in un lunedì sera, tra l’altro, in cui le avvisaglie dell’inverno si manifestano con il primo vero freddo sotto forma di un vento gelido. Forse la scelta migliore sarebbe quella di restare sul divano, con una tisana calda tra le mani, un plaid e una serie TV da finire, ma la serata che va in scena in questo bel club milanese è di quelle che non si possono perdere per un appassionato di folk, ma più in generale, per ogni appassionato di musica di qualità.

Alle 21 in punto, con una precisione davvero rara per le abitudini italiane, sono le note acustiche di Josienne Clarke e Ben Walker ad aprire le danze. Il duo inglese, da poco entrato nella prestigiosa scuderia Rough Trade e in tournée con il loro ultimo lavoro ‘Overnight’, riesce in poco più di mezz’ora a creare un’atmosfera delicata e sognante, figlia di un classic-folk che rimanda immediatamente alle scarne ballate di Joni Mitchell, ma anche ad alcuni lavori di Neil Young. La voce di Josienne Clarke, con il suo perfetto vibrato, è ammaliante, in molte occasioni ricorda da vicino quella malinconica di Lou Rhodes dei Lamb, mentre la chitarra di Ben Walker spazia da un folk quasi filologico a territori che sfiorano la musica celtica. Quando a fine concerto siamo invitati a comprare il disco, Josienne ci consiglia molto simpaticamente di non regalarlo a coppie in crisi vista la sua malinconia, ma il consiglio che mi viene da dare invece, è di comprarlo e regalarlo a chiunque ami la buonissima musica.

E di buonissima musica si riempie la sala quando arriva sul palco Ryley Walker. Se in queste ultime settimane non si fosse abusato del termine, "menestrello" sarebbe la definizione esatta per questo ventisettenne americano che suona e compone musica come se fosse nato vecchio e vivesse nel 1968. John Martyn, Van Morrison, Nick Drake e Tim Buckley sono tutti lì, numi tutelari che si annidano tra le sue note, nella sua voce, nelle lunghissime jam a cui dà vita, contaminando il folk con il rock, la psichedelia con il jazz. Così, con le prime note di ‘Sullen Mind’, ci ritroviamo in una curvatura spazio-temporale, dove una ballata che inizia blues, diventa dopo svariati minuti una jam completamente psichedelica e trascinante che fa ondulare teste, che si impossessa del battito dei nostri piedi, di quello delle nostre mani e infine, di quello del nostro cuore, esattamente in questo ordine. Anche ‘The Halfwit In Me’, sempre dall’ultimo album ‘Golden Sings That Have Been Sung’, riceve lo stesso trattamento, con la sola differenza che inizia come una dolce ballata folk e col passare dei minuti si tramuta in una visionaria suite jazz, dove ognuno dei musicisti vi partecipa con il suo breve contributo, come se facessero parte una big band jazz di New Orleans.

Il resto del concerto procede rispettando ancora questo registro, lasciando che ogni pezzo si trasformi in qualcosa di diverso da quello che era all’inizio. Sembra che qualsiasi cosa tocchi Ryley Walker, diventi una jam infinita ed esaltante, anche se nella parte centrale della setlist, complice uno strumentale particolarmente lungo e un paio di pezzi particolarmente ripetitivi, l’attenzione dei presenti sembra calare un po’. Ci pensa ‘Fair Play’, cover di Van Morrison, a ridestare l’interesse e a confermare quanto sia intensa e potente la voce di Walker. Conferma ulteriore che ci arriva con l’esecuzione solo voce e chitarra di ‘I Will Ask You Twice’, una gemma acustica di due minuti appena che ci lascia un po’ meno orfani di Nick Drake e che chiude il set nel migliore dei modi possibili. L’unico bis è affidato a ‘Summer Dress’, una lunga cavalcata free-jazz che è un saggio di tecnica e talento, che cita anche troppo esplicitamente Tim Buckley, ma Ryley Walker è questo, un ossessivo retromaniaco con lo sguardo sempre rivolto al passato, ma con un grande futuro nelle sue mani.

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