Super Furry Animals + Teleman @ Roundhouse, Londra (Regno Unito)
8-12-2016

di Stefano Bartolotta

I Super Furry Animals non sono mai stati un gruppo come gli altri, e anche nell’occasione in cui hanno voluto celebrare il ventennale di una loro uscita discografica, lo hanno fatto a modo loro. Infatti, non si sono accontentati di suonare tutto l’esordio ‘Fuzzy Logic’, pubblicato, per l’appunto, vent’anni fa, ma hanno voluto aggiungere la riproposizione completa del successivo ‘Radiator’, probabilmente il lavoro più amato dai loro fan. Il live era, quindi, particolarmente allettante, tanto che uno spazio grande come la Roundhouse ha avuto bisogno di proporre due date per accontentare tutte le richieste di chi voleva esserci nella sola Londra.

Il compito di aprire le danze spettava a un gruppo diverso quasi ogni sera all’interno di questo tour. In quest’occasione hanno suonato i Teleman, che su disco mi sono sempre sembrati la copia sbiadita della loro incarnazione precedente, gli ottimi Pete & The Pirates. Dal vivo, la resa è stata senz’altro migliore, nel senso che la somiglianza con il progetto di prima rimane sempre piuttosto alta, ma le canzoni suonano decisamente meglio rispetto alle versioni in studio, con un’ottima capacità di armonizzare tra loro dettagli in apparenza inconciliabili per creare un suono efficace e di personalità. Speriamo che la band sappia tornare, anche su album, ai livelli che le competono, e intanto questa mezz’oretta di set è stata davvero molto gradita.

I Superfurries, in quasi due ore di live, hanno messo in mostra tutte le qualità che rendono il loro repertorio così irresistibile: un suono in apparenza poco definito, che però, dietro l’attitudine lo-fi, nasconde una cura notevole; la capacità di maneggiare elementi rock ed elettronici con assoluta naturalezza, integrandoli tra loro nella maniera sempre corretta per creare un insieme che ne valorizzi le singole parti; un timbro vocale particolarissimo che risulta il perfetto complemento del descritto impianto sonoro. Il live, poi, permette al gruppo di concretizzare al meglio il proprio immaginario, con una parte visiva che rappresenta perfettamente la natura spensierata e ironica di tutto il progetto.

Queste caratteristiche sono senz’altro presenti ogni volta che la band gallese va in scena, ma a rendere speciale questo tour erano proprio le canzoni. ‘Fuzzy Logic’ ha un suono più squisitamente elettrico, mentre ‘Radiator’ è maggiormente contaminato, ma entrambi sono accomunati un perfetto equilibrio tra alta qualità e freschezza contagiosa. Sono due dischi senza un solo momento debole, con idee a getto continuo sotto ogni punto di vista, dalla melodia, al suono, alle armonie sia vocali che tra strumenti e voce. Sentirsi riproporre dal vivo 26 canzoni così valide, fa sentire il pubblico in una sorta di paese dei balocchi, nel quale ci si imbatte in tentazioni irresistibili a ogni angolo. La band, poi , ha saputo omaggiare i brani nel miglior modo possibile, chiamando anche dei musicisti aggiunti quando serviva, per rendere il suono live più completo e aderente a quanto presente su disco. E non si pensi che così i brani risultassero troppo fedeli alle versioni in studio: ogni scelta, anche sul palco, si è rivelata sempre azzeccatissima proprio da un punto di vista di impatto live.

La differenza tra i due dischi dal punto di vista sonoro è anche stata ripresa nella parte visiva, con un impianto luci più spartano per ‘Fuzzy Logic’ e un sistema più complesso per ‘Radiator’, con laser in quantità. Come detto, non c’è stato un momento di calo, ma va detto che si è percepita la presenza di un climax all’interno del lungo concerto, e non poteva essere che in corrispondenza della serie di canzoni semplicemente micidiale che caratterizza la parte centrale di ‘Radiator’. Ascoltare, ballare, vivere con tutto se stesi una cinquina come ‘Demons’, ‘She’s Got Spies’, ‘Play It Cool’, ‘Hermann Loves Pauline’ e ‘Chupacabras’ è stata un’esperienza semplicemente vivificante.

Al termine delle citate 26 canzoni, non poteva mancare la 27esima, ovvero la tradizionale chiusura di ogni concerto dei Superfurries. ‘The Man Don’t Give A Fuck’, tra l’altro una B-side di quel periodo, è da sempre il modo in cui i gallesi salutano il pubblico, e non poteva essere diversamente anche qui, con tanto di momento di pausa in cui i cinque escono dal palco e tornano vestiti da “animali super pelosi” per un finale perfetto.

Chissà se questa reunion porterà la band a voler realizzare un altro disco, ma la realtà è che, probabilmente, il pensiero di quasi tutti i presenti è andato a un’altra ipotetica doppietta di album riproposti live, ovvero i successivi ‘Guerrilla’ e ‘Rings Around The World’. Sarebbe un concerto a dir poco epico e imperdibile, anche alla luce di quanto è stato fantastico questo.


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