Kula Shaker + Rudy Warman & The Heavy Weather @ Forum, Londra (Regno Unito)
9-12-2016

di Stefano Bartolotta

Il 2016, è stato un anno particolarmente intenso per i Kula Shaker. La pubblicazione, lo scorso febbraio, del buon ‘K 2.0’ ha portato la band di Crispian Mills in tour per molto tempo, con svariate apparizioni anche in Italia. Quest’autunno, però, ricorreva anche il ventennale del meraviglioso debutto ‘K’, e il quartetto ha quindi pensato bene di riproporlo per intero dal vivo, rimanendo, però, solo all’interno dei confini britannici. Del resto, l’età avanza per tutti, e un altro tour di larga scala a pochi mesi di distanza da quello appena conclusosi sarebbe stato probabilmente troppo per il fisico di musicisti non più giovanissimi.

Questa del Forum di Londra era la seconda data nella capitale inglese, e la venue si è presentata piuttosto affollata, anche se non sold out, quando i quattro hanno iniziato il proprio set. Un pubblico più sparuto ha, invece, assistito all’esibizione di Rudy Warman & The Heavy Weather, trio inglese anagraficamente ma assolutamente statunitense dal punto di vista musicale. I tre propongono un rock retrò puramente a stelle e strisce, energico, frizzante e di gran gusto melodico e armonico. Si potrebbe dire che c’è scarsa originalità nelle loro canzoni, però il piglio e il tocco sono quelli giusti per non far sembrare il repertorio come un mero ricalco del passato. Rudy e i suoi sodali hanno il rock n roll nel sangue e, almeno dal vivo, l’ascolto è molto coinvolgente. La gente apprezza e alcuni lanciano il coro “Ruuuuudyyyyyyy”, per un supporting act molto azzeccato.

Quando arrivano i Kula Shaker, ci si aspetterebbe una partenza direttamente con ‘Hey Dude’, la prima canzone di ‘K’, invece viene eseguita una cover di ‘Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club band’, ribattezzata ‘Kula Shaker Crazy Heart’s Club Band’, e poi arriva uno dei singoli di quest’anno, ‘Let Love Be With U’. A questo punto, Crispian spiega che l’intenzione del gruppo non è di rivivere il passato, anche perché, ci dice, una volta è stata abbastanza. Lo scopo di questo tour è di aprire una porta e portare il passato nel presente. E poi si comincia con l’esecuzione del disco, con i brani che si susseguono in ordine, tranne ‘Govinda’ che viene saltata, ovviamente perché verrà suonata per ultima..

Sottigliezze filosofiche a parte, il live è una vera bomba. Come se non più di sempre, Mills è un leader magnetico e carismatico e gli occhi degli spettatori vanno a cercarlo spontaneamente. Vestito con un elegante abito verde, camicia bianca e cravatta scura, risulta impeccabile esteticamente e perfetto sia come chitarrista che come cantante. Lo scorso febbraio in Italia sembrava un po’ aver perso colpi rispetto ai tempi d’oro, ma stasera è invece più carico e potente che mai. Gli altri tre fanno il proprio dovere e, con canzoni di una tale bellezza, assistere a questa performance è un vero godimento. Sembra proprio, e la stessa cosa varrà la sera dopo con gli Ash, che il risuonare le canzoni di quando erano giovani sia servito come macchina del tempo.

Le emozioni si susseguono a getto continuo fino a quando la band si interrompe brevemente al termine di ‘Into The Deep’, per spiegare che è finito il lato A del disco, e che prima del lato B vogliono suonare alcune B side. ‘Under The Hammer’ appare sconosciuta ai più (confesso che per me lo era), ma l’adrenalina resta alta; poi Crispian dice che la canzone successiva stava quasi per essere inserita nell’album ma non ce l’ha fatta per pochissimo, e parte una ‘Shower Your Love’ che sembra una demo rispetto a quella che conosciamo. La parentesi B side si chiude con ‘Gokula’, scritta con George Harrison, omaggiato a dovere.

Si ricomincia con ‘K’ e arrivano i singoli più famosi, ovvero ‘Tattva’ e ‘Grateful When You’re Dead’, ma la verità è che non si sente la differenza con gli altri brani, perché sono tutti bellissimi e suonati alla perfezione. C’è, però, un momento in cui la gente si esalta più del solito, e arriva quando, terminate le canzoni del disco, viene eseguita ‘Hush’, che, lo sappiamo, è una cover, ma ormai è come se fosse una canzone dei Kula Shaker.

Gli encore vedono due canzoni del 2016, ovvero gli altri singoli ’33 Crows’ e ‘Infinite Sun’, poi arriva ‘Great Hosannah’ prima del gran finale di sempre, con il testo in sanscrito più conosciuto al mondo e una capacità sempre unica di bilanciare rock anni Settanta, psichedelia e misticismo, ovvero tutto l’universo dei Kula Shaker. Con queste canzoni, il viaggio nel suddetto universo è particolarmente entusiasmante, ed è vero che la band è invecchiata bene, ma è altrettanto indiscutibile che in quegli anni era tutta un’altra cosa, che per fortuna i presenti a questo tour, o quantomeno a questa data, si sono goduti al meglio.


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