Radio Dept. @ Scala, Londra (Regno Unito)
31-1-2017

di Michele Corrado

Era da un po’ che lo Scala di Pentonville Street non ci mostrava le sue mura bianche e la sua abbagliante insegna rossa. Le impalcature dei lunghi lavori in corso non hanno impedito l’incessante attività live di una delle più vivide venue della capitale, ma un po’ faceva strano arrivare qui e trovarla tutta infagottata da transenne e pannelli.

Nonostante la data londinese dei radio Dept. fosse sold out da tempo, siamo entrati in maniera piuttosto agevole. Probabilmente scoraggiato da un opening act tutt’altro che accattivante, il grosso del pubblico sarebbe arrivato più sotto all’esibizione degli svedesi. Ma noi purtroppo c’eravamo. Formazione a due, basso e cantante R&B, The Germans propongono un minestrone scialbo di sonorità black e dance, rigorosamente accompagnato da basi dozzinali suonate da un lettore CD Pioneer. Il loro ultimo disco, inspiegabilmente pubblicato da Secretly Canadian, risale al 2006. Cosa questa che arricchisce di mistero la loro presenza sul palco dello Scala la scorsa sera.

Ce li si è dimenticati subito però, I Germans. Manco quindici minuti di set up ed ecco sul palco i Radio Dept., silenziosi e schivi come da copione, ma pronti a farci testare anche live il nuovo sound. Si parte con ‘Sloboda Narodu’ ('Death To Fascism' in serbo), sfavillante miscela di ritmiche Madchester e sonorità dreamy, il manifesto programmatico della via elettronica e politicamente impegnata che la squadra di Johan Duncansson ha imboccato con ‘Running Out Of Love’ dello scorso anno. La successiva ‘Committed To The Cause’, sempre dall’ultimo disco, avrebbe confermato l’imprinting dello show. Un’intensa ora e mezza dove gli ultimi anni della band l’hanno fatta da padrone e dato nuova veste, e forza, anche ai vecchi brani.

L’elettronica giocattolosa e le chitarre shoegaze di ‘Lesser Matters’ (2003) sono ormai un ricordo, l’approccio della band ai synth è ora totale e anche vecchi brani come ‘David’ e ‘The Worst Taste In Music’ risultano rinvigoriti dai sintetizzatori densi e schioccanti. La magia confermata da questo live è però quella che questo utilizzo più smaccato e invasivo della componente sintetica non ha diminuito di una virgola il potenziale melodico e dreamy. La voce di Johan è dolce come sempre e accompagnata dagli arpeggi indie pop della sua chitarra disegna delicati ghirigori emozionali.

Il finale è però indiavolato. Prima una ‘Swedish Gun’ sferragliante, un singolo dall’impatto davvero devastante, poi la chiosa quasi rave con ‘Occupied’, dove il basso di Martin e i neon del palco muovono ogni singolo muscolo di ogni singolo spettatore al limite con l’epilessia. Breve ma intenso il bis, dove i soli Martin e Johan eseguono una ‘1995’ scheletrica, un indie-pop in bassa fedeltà duro e puro. I Radio Dept. sono cresciuti e vogliono salvare il mondo (o perlomeno la Svezia) dai fascismi, ma ricordano bene anche da dove vengono.


Pubblicità

NEWS.-

DISCHI.-


CONCERTI.-

Facebook