Trentemøller @ Astra Kulturhaus, Berlino (Germania)
4-2-2017

di Michele Corrado

Il live set di Trentemøller all’Astra Kulturhaus di Berlino è stata la mia prima volta in una venue tedesca. L’esperienza, così piacevole come è stata, merita qualche breve appunto. L’entrata situata a ridosso della stazione della metro di Warschauer Straße, e quindi ad un’attraversata di strada dalla East Side Gallery, è punk che più punk non si può: graffiti ovunque, l’odore di grasso bruciato dei chioschi di currywurst, muri divelti tappezzati dai volantini più disparati, da quello del concerto degli Skunk Anansie a quello di un’associazione anarcoide che paragona Facebook alla Stasi. Dopo un corridoio di plastica, che un po’ ricorda quello degli hangar prestati centro sociale del sud Italia, ecco però l’Astra svelare una sala concerti capientissima, pulita e moderna, con un’acustica limpidissima che sarà il valore aggiunto di una serata già perfetta.

Siamo arrivati che Tom And His Computer già smanettava alla grandissima. Nonostante non abbia ancora alcun full-lenght all’attivo, il ragazzone corpulento e barbuto sa il fatto suo e, pertanto, agiva da dj navigato. Si muoveva sinuoso sulla vasta consolle e ammiccava sicuro al pubblico, dettando il ritmo con grande empatia e complicità. I suoi beat densi pescano tanto dalla vecchia electro industrial dei suicide quanto dalla scuola minimal techno tedesca. Il singolone ‘Organ’, presente nell’EP ‘Small Disaster’, merita un ascolto attento, anche da parte dei più elettroscettici.

Non che da Anders Trentemøller ci aspettassimo soltanto un computerino e un paio di piatti, ma il suo assetto live, fine a produrre uno show suonato dalla prima all’ultima nota, ci ha letteralmente stupiti. Il DJ producer di Vordingborg si è presentato sul palco accompagnato da 4 elementi: un batterista metronomico e tempestoso, un bassista, un chitarrista e una vocalist (all’occorrenza seconda chitarrista). A lui il compito di comandare la truppa, dal centro di un podio cirocondato da synth e tastiere d’ogni sorta, segno eloquente del suo culto per Jean Michael Jarre. Dietro i cinque erano posizionati tre accecanti torri di neon riproducenti il simbolo stilizzato di Trentemøller.

La lunga suite strumentale ‘November’, meraviglioso omaggio ai Cure di ‘Disintegration’, è stata un inizio di concerto sapiente, che ha impresso allo show una direzione chiara. Quella di ‘Fixion’, è infatti sul lugubre connubio battito e dark-wave che si sarebbe giocata quasi l’intera partita. Ecco dunque succedersi ‘One Eye Open’ e ‘Never Fade’, sulla quale Anders ha sfoggiato, seppure protetto da un nebbioso vocoder, un grande controllo vocale. È soltanto sulla potente coda di ‘Shades Of Marble’ che il lato più dance del produttore ha preso il sopravvento, quando tutti i musicisti hanno imbracciato disparate percussioni e Anders ha incitato l’audience a scatenarsi in un battimani sincopato. Dopo di che lo show è tornato sui suoni binari darkettoni, il cui vertice è stata una ‘River In Me’ eseguita magistralmente, con un’interpretazione canora che non ha fatto rimpiangere l’originale cantata da Jenny Beth (Savages). Il finale, eccezion fatta per ‘Circuits’, è stato tutto dedicato a due dei suoi lavori precedenti, i bellissimi ‘Lost’ (2013) e ‘The Last Resort’ (2006). Ma i loro brani, sebbene imperniati sulle ritmiche cibernetiche impostate da Trentemøller, hanno trovato live una nuova sostanza, un corpo robusto di bassi scalpitanti e percussioni ossessive. Succulento anche il bis: prima l’ultimo saluto a Robert Smith con una ‘Where The Shadow Falls’ brumale e sfocata, poi l’immancabile ‘Take Me Into Your Skin’, un muta-forma sonico che ha alternato al micidiale giro di synth atmosfere ora spacey ora industrial, poi, ancora, dreamy.

Insomma, da Trentemøller non avremmo mai osato di aspettarci il compitino al Macintosh, parliamo di un artista che tra un disco e l’altro ne produce uno alle Savages, ma lo show messo in piedi l’altra sera all’Astra ci ha mozzato il fiato. Poco più di un’ora e mezza in cui ossessioni new wave si mescolano alle ritmiche squadrate della techno nordeuropea, assoli di chitarra hard rock a incitazioni da dj in trasferta ibizeca. Tra una decina di giorni ci sono due date in Italia, fate un po’ voi.

P.S.: Torno per un attimo alla questione organizzazione concerti in Germania. Un altro trucchetto che mi è piaciuto molto è quello del bar. All’Astra, come nella maggior parte delle venue e dei festival tedeschi, una birra costa 4 euro, ma con essa ti viene consegnato un gettone. Se il gettone e il bicchiere vuoto tornano al bancone insieme ti viene rimborsato 1 euro. Il locale resta pulito e la birra economica. Prendiamo appunti, amici organizzatori, no?

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