Divine Comedy @ Teatro Grande, Brescia
10-2-2017

di Stefano Bartolotta

I Divine Comedy al Teatro Grande di Brescia: uno di quegli eventi per il quale solo dire nome della band e della venue fa già capire quanto sia imperdibile. La classe e l’eleganza della creatura di Neil Hannon in una sala che impressiona per la sua bellezza estetica e la qualità dell’acustica: ingredienti perfetti per una serata che si annuncia riuscitissima già in partenza.

Non si arriva al sold out, ma il teatro è piuttosto affollato, infatti, quando a un certo punto Hannon chiede da dove arrivino le persone, si levano tante voci di città italiane ben lontane da Brescia e qualcuno dice addirittura che è venuto dalle Filippine (speriamo per loro che in realtà vivano qui). Tutti i presenti, arrivati da vicino e da lontano, sono stati ricompensati nella scelta da una performance generosa che ha messo in risalto tutte le diverse qualità di un progetto artistico a cui non mancano spessore, personalità, eleganza e carisma.

La serata è aperta dalla folksinger irlandese Lisa O’Neill, che suona una manciata di canzoni, alcune proprie, altre cover, o da sola o con l’ausilio di un secondo chitarrista. Il suono è prettamente acustico e la O’Neill ha un timbro vocale che ricorda vagamente quello di SOAK. Sia il songwriting che l’interpretazione vocale risultano ancora un po’ troppo acerbi, però il sound è ben studiato nella sua semplicità e l’ascolto tutto sommato risulta piacevole, anche perché Lisa inframmezza le canzoni con discorsetti simpatici e il tutto dura una mezz’oretta scarsa. Difficile pensare di andare a casa e ascoltare un suo disco, però questo set nel complesso si guadagna un’ampia sufficienza.

Alle 22 in punto, Neil Hannon e i suoi salgono sul palco, e la curiosità principale era capire come l’artista nordirlandese avrebbe portato in giro un suono così complesso e ricco di dettagli come quello dei Divine Comedy. La scelta è subito chiara: Hannon ha rinunciato ad avere dei veri archi, i cui suoni sono riprodotti live da uno dei due tastieristi. Questo indubbiamente toglie un po’ di fascino a tutta la performance, però gli arrangiamenti sono molto equilibrati e, pertanto, anche con questo piccolo artifizio il grande calore dato dall’ascolto delle canzoni su disco emerge compiutamente anche dal vivo. Con il leader ci sono un chitarrista, un bassista, un batterista e due tastieristi, uno dei quali dedito anche alla fisarmonica, e tutti contribuiscono a conferire al suono rotondità, pienezza e classe. A seconda delle canzoni, i ricami della chitarra elettrica, il modo fresco e spigliato con cui viene suonata la fisarmonica, la fantasia ritmica del batterista o l’utilizzo di una seconda chitarra acustica da parte del leader, sortiscono l’effetto desiderato e gli spettatori sono letteralmente avvolti dall’immaginario di Hannon, fatto di fascinazioni ottocentesche e tradizionalismo britannico.

In questo, aiuta anche il look del leader, che dapprima si presenta con una mise squisitamente napoleonica, poi si cambia d’abito tornando sul palco vestito come un elegante uomo d’affari londinese di una trentina d’anni fa. Hannon, inoltre, non si limita mai a cantare, ma interpreta le canzoni nel vero senso del termine, quasi a voler sfruttare il contesto teatrale per rappresentarle su un palco. Tutto questo con la particolare e unica ironia che lo ha sempre contraddistinto: siamo al cospetto di un artista che ha chiaramente un’aura naturale di carisma e che la sfrutta non per porsi su un piano di superiorità, ma per condividere con tutti la sua visione dell’arte.

La setlist, inoltre, è ben congegnata, con una prima metà composta dalle canzoni più morbide e dal suono pieno e corposo, seguita da un paio di pezzi più delicati e snelli e da una seconda parte nella quale sono concentrati gli episodi maggiormente frizzanti e caratterizzati da un ritmo più elevato, con Hannon che incita la gente ad alzarsi dalle poltrone e a non sedersi più, al grido di “party, party, party”.

Alla fine, Neil saluta con l’immancabile “ci vediamo presto” e questa è una di quelle serate in cui si desidera in modo particolare che queste non siano parole di circostanza e che il ritorno qui da noi di uno show e di un artista come questi si verifichino davvero in tempi rapidi.

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