LANY @ Tunnel, Milano
23-3-2017

di Riccardo Cavrioli

Pochi ma buoni al Tunnel di Milano per la prima data italiana dei californiani LANY. Pochi perché certo non c'è il pubblico delle grandi occasioni, ma i presenti (età media piuttosto bassa a dire il vero) non hanno fatto mancare il giusto supporto alla band americana, che tutto sommato avrà comunque un piacevole ricordo dell'esibizione italiana.

Ci potremmo trovare anche di fronte a un nuovo 'caso 1975', anche loro sconosciuti ai più nelle prime apparizioni italiane (sempre di supporto ad altre band tra l'altro e mai da soli) e ora veri e propri big anche in Italia tanto da suonare al Forum nel giro di un paio di album. Ecco, i LANY arrivano nel nostro paese in punta di piedi, ma nel giro di poco potrebbero davvero inserirsi a forza negli ascolti del pubblico più giovane e aprisi un buon varco commerciale: tutto dipenderà dall'esordio (anche se poi è il passaparola e il video azzeccato che possono fare la differenza, lo sappiamo bene), atteso fra pochi mesi e gli assaggi presentati nel live lasciano ben sperare ('The Breakup' su tutte).

Le canzoni ci sono, c'è poco da fare, hanno quel taglio synth anni '80 e quel gusto R&B che si fondono in modo perfetto, i testi sanno essere leggeri e sentimentali al punto giusto e dal vivo il terzetto sfodera una precisione e una bravura assolutamente da rimarcare. Paul Klein si divide tra chitarra e tastiere e sfoggia una scioltezza degna di Vanilla Ice e un carisma non indifferente. Dietro di lui Jake Goss alla batteria (che in fatto di dare la giusta verve live ci riesce assai), con tanto di fascetta anni '80 (pure quella) sulla fronte e Les Priest a fare il resto del lavoro alle tastiere e chitarra.

Perfettamente rodati i nostri, sia quando c'è da alzare i giri ('Where The Hell Are My Friends' è proprio Phoenix che si svegliano baciati da sole della California e non più da quello francese) sia quando l'atmosfera più raccolta e la battuta bassa la fanno da padrone ('Someone Else' è forse il momento più intenso di tutto il live). In entrambi i lati (che poi sono anche tre se vogliamo, visto che i brani mid-tempo come 'Bad,Bad,Bad' non mancano di certo) sfoderano il vestito migliore, muovendosi con grande stile e precisione (per ora) sulla sottile linea di demarcazione che separa l'indie dalla sfacciataggine quasi da boyband.

Le movenze, qualche ammiccamento, le fanciulle che danno le rose e la bandiera italiana che viene messa a mo' di mantello, tutto farebbe pensare a uno scivolamento verso un lato fin troppo teen, ma in realtà non c'è ostentazione, non c'è una necessità di mostrarsi (anzi, fin troppa 'nebbia' sul palco del Tunnel) e di mettersi in mostra, sanno essere anche sobri i nostri dal punto di vista iconografico, lasciando che sia la musica a parlare e li, beh, non c'è un brano che non abbia un ritornello e una costruzione melodica vincente ('Pink Skies' è roba d'alta scuola). Pop certo, ma non svenduto al miglior offerente in cambio di banalità. Poco ma sicuro. 'ILYSB' chiude in gloria il tutto. La prossima volta non basterà il Tunnel a contenere una band in clamorosa ascesa.


[Ringrazio Francesca Mongelli e Maria Sofia Tassi per foto e gentilezza]

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