Soulwax @ Magazzini Generali, Milano
29-3-2017

di Stefano Bartolotta

Da non ascoltatore di musica elettronica, ho sempre apprezzato lo stile dei Soulwax, che prevede un’attitudine fortemente rock nell’esecuzione, con una grande importanza data all’aspetto ritmico suonato principalmente con una o più batterie vere e arrangiamenti che nel complesso escono dalle strutturazioni proprie dell’electro in senso stretto. Purtroppo, non ho riscontrato questo importante punto di forza nel disco del ritorno del duo belga, ma mi sono recato con fiducia a questa prima data live del tour, perché immaginavo che sul palco sarebbe stata tutta un’altra cosa. Per fortuna mia e di tutti i presenti, ho avuto ragione.

I Magazzini Generali sono un locale strano, perché all’ingresso sembra sempre che ci sia un sacco di gente, ma in realtà è solo la coda per il bar. Una volta che la si supera, gli spazi si fanno nuovamente ampi, almeno fino a poco prima del live, che risulterà piuttosto affollato, con una temperatura interna della venue decisamente alta. Prima del concerto, si sono alternati alcuni DJ: personalmente ho ascoltato solo l’ultima parte della selezione e non sono rimasto particolarmente impressionato né in positivo, né in negativo.

I due fratelli Dewaele sono accompagnati dalla stessa band che ha registrato il recente disco in presa diretta. Spicca la presenza di ben tre batterie, una delle quali è suonata nientemeno da Igor Cavalera, noto per aver militato in band che poco hanno a che fare con i Soulwax. Ma, come dicevamo, la base del concerto è l’aspetto ritmico, in relazione al quale il livello è altissimo dal punto di vista sia della fantasia che dell’efficacia. Si capisce dopo meno di un minuto che l’impatto sonoro è ben diverso, e molto più importante, rispetto al citato disco, e si va avanti quasi ininterrottamente per poco più di un’ora con una serie di pregevolezze sonore capaci di far ballare anche un manichino. Le canzoni sono decisamente rivitalizzate, non solo grazie alle batterie, ma anche per merito del resto della strumentazione digitale, grazie alla quale il suono è avvolgente, dinamico, trascinante, irresistibile.

L’insieme di ritmica incalzante, groove suadente, colori intensi e imprevedibilità, cattura letteralmente il pubblico e dona a esso un’esperienza non solo sonora, ma anche sensoriale. I quattro elementi qui sopra non necessariamente sono tutti presenti, così ci possono anche essere momenti di quiete, o altri in cui i colori scompaiono. Un aspetto importante per la riuscita del set è anche quello visivo, poiché il palco è ottimamente strutturato dal punto di vista geometrico e di gestione degli spazi e allo stesso tempo è bello da vedere, sia per la sua architettura che per le luci, con le quali si passa dal bianco al rosso in modo sempre azzeccatissimo.

Anche la setlist è perfettamente strutturata, con una partenza decisa ma non completamente sparata, in modo da coinvolgere il pubblico senza far sprecare a esso tutte le energie, e, dopo il descritto tourbillon nel quale succede davvero di tutto, una parte finale in cui viene sprigionato il massimo della potenza, in modo che la gente balli e si agiti senza freni e senza alcuna voglia di risparmiarsi.

Una serata, in definitiva, entusiasmante, con una band che si conferma tra i live act di maggior personalità in circolazione. La voglia di riascoltare il disco per capire se dopo il live risulti più facile cogliere spunti che non si erano notati c’è, ma se anche rimanessero le perplessità sul lavoro fatto a Deewee, varrà sempre la pena andare a godere di quanto i Soulwax sano fare su un palco.


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