My Vitriol @ Scala, Londra (Regno Unito)
12-4-2017

di Riccardo Cavrioli

Pazienza e comprensione. Queste due parole sono da sempre il tratto distintivo di ogni vero fan dei My Vitriol. L'attesa paziente e quasi infinita per un secondo disco, mille volte annunciato, promesso, mal gestito, inesistente, perennemente in arrivo, poi quando viene pubblicato ecco che loro stessi ti dicono che: "No, non è proprio il disco vero, sono session, però va bene uguale", e noi comprendiamo si, accettiamo tutto. La pazienza nell'attendere un tour nuovo, nello sperare di vederli live e poi quando finalmente te li vedi sul palco manca la bassista Tatia Starkey, che chissà dov'è finita, ma noi mandiamo giù anche questo, così come accettiamo di buon grado (più o meno) di morire di caldo dentro la 'Scala' di Londra in cui evidentemente si sono dimenticati di dove stava il pulsante di accensione dell'aria condizionata.

La nostra pazienza, che sarebbe da scrivere con la P maiuscola, è messa alla prova fin dal supporto della serata che nulla avrebbe a che vedere con la band londinese. Una fanciulla, di cui il vostro cronista nemmeno ricorda più il nome, che si crede la nuova Adele e tra gorgheggi vari piazza 4 brani acustici, anche piacevoli per l'amor di Dio, ma assolutamente fuori contesto, ma i fan dei My Vitriol non dicono più "no" nemmeno a questo e applaudono convinti. Ci siamo l'attesa è finita? No, perché li abbiamo aspettati anni, figurati se sul più bello si smentiscono.

Alle 20:55 si spengono le luci e, sul maxischermo dietro la batteria, partono ben 2 video di gruppi che fanno un paio di cover (molto ben fatte tra l'altro) dei nostri My Vitriol. T'immagini che arriveranno fuori subito e invece no, altri 10 minuti comodi di attesa, mentre sul video capeggia la notizia che a novembre ci saranno due date celebrative di 'Finelines/Between The Lines' dove faranno più di 30 pezzi e, lì per lì, qualcuno potrebbe anche pensare..."Ma dirla prima sta cosa no?, ma tra il dire e il fare con i My Vitriol c'è di mezzo il mare e così comprensivi come sempre non ci balena nemmeno l'idea di essere nella serata sbagliata, ma anzi, andiamo subito sul cellulare a vedere se a novembre in quei giorni abbiamo impegni: c'è poco da fare, lo sanno che a loro perdoniamo ogni cosa.

Anche un concerto un po' breve (più o meno un'ora e venti scarsa) in cui grida vendetta assoluta la mancanza di veri e propri cavalli di battaglia come 'Losing Touch', 'Pieces' e addirittura 'The Gentle Art Of Choking'. Il buon Stefano Bartolotta, anche lui del team di 'Indie-Rock.it' è presente allo show e alla fine cercherà di 'vendermela' come "Ma era il tour di 'The Secret Sessions', ci possono stare queste assenze'", ma io la so la verità caro Stefano, anche tu perdoni tutto ai My Vitriol e anche se quelle assenza pesano, lo ammetto, beh, perdono tutto pure io e lo faccio con cognizione di causa, quindi tu me l'hai venduta ma io l'ho comperata di buon grado.

Alla fine il live ha mostrato una band in salute, carica a mille e vogliosa (si spera) di recuperare tutto questo tempo perso. Certo l'assenza di un bassista pesa, l'elettronica e qualche programma ritmico aiutano nei suoni e devo dire che anche la batteria di Ravi Kesavaram a tratti mi pare fin troppo secca, troppo elettronica e non ha quella robustezza che mi piacerebbe sentire, eppure le chitarre, quelle chitarre super effettate e distorte, ci mandano come sempre in paradiso, perché la 'forma' nei My Vitriol è importante tanto quanto la 'sostanza'. A questo proposito c'è da dire che i brani del nuovo album, dal vivo, acquistano più vigore e seppure senza arrivare, nemmeno lontanamente, alle pulsioni empatiche del primo LP, assumono decisamente contorni più accattivanti, fin da 'It's So Damn Easy' che apre bene il concerto, ma sopratutto in un paio di brani che in studio non mi convincevano, perché un po' troppo morbidi e levigati, come 'Rest Your Tired Head' e 'London City Lights'.

I presenti, che hanno riempito il locale londinese, saltano e rispondono presenti sopratutto su certe delizie dell'esordio come 'Infantile' e 'Always: Your Way', non potrebbe essere altrimenti: gli anni sono passati, ma quelli rimangono veri e propri punti fermi, così come 'Cemented Shoes'. Continua a risultarmi indigesta invece'War Of The Worlds', che anche stasera mi pare non riesca ad emergere dalla sua mediocrità. Ma, signori e signore, sul palco c'erano i My Vitriol, anzi, i 'sopravvissuti' My Vitriol, che, nonostante fossero stati dati per morti più e più volte, beh, sono ancora qui. E ci stanno bene, con assoluta dignità. E allora, diciamocelo, la nostra pazienza e la nostra comprensioni le meritano e non saremo certo noi a fargliele mancare.

fotografia di Claudio Rizzi


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