Japandroids @ The Wardrobe, Leeds (Regno Unito)
1-5-2017

di Antonio Paolo Zucchelli

A fine gennaio, a quasi cinque anni di distanza dal precedente LP, ‘Celebration Rock’, è arrivato il nuovo disco dei Japandroids, ‘Near To The Wild Heart Of Life’, in cui il duo di Vancouver ha mostrato alcuni cambiamenti che non hanno riscontrato, però, il favore di tutta la critica e probabilmente anche di una parte dei loro fan. A noi, invece, non è dispiaciuto e l’occasione di vederli di nuovo live dopo così tanto tempo, in questo lunedì festivo anche qui in UK, non ce la siamo persa: siamo al Wardrobe di Leeds, grazioso locale, situato nel basement di un pub vicino alla stazione dei bus della città dello Yorkshire.

Originariamente previsto allo Stylus, venue ben più grande, sita all’interno della locale università, il concerto di stasera è stato recentemente spostato in questa nuova location: non sappiamo se ciò sia solo dovuto al fatto che il terzo LP della band canadese sia piaciuto meno ai fan inglesi oppure anche a questo bank holyday weekend, che ha dato l’occasione a più di una persona di raggiungere qualche luogo di vacanza per riposarsi e staccare un attimo la spina. Il Wardrobe è comunque abbastanza pieno e, anche se questo non è magari il risultato che Brian e David si aspettavano da questa serata, l’eccitazione dei presenti li aiuta, come vedremo negli ottantacinque minuti di live, a dare comunque il massimo e a rimanere con l’umore alto.

Ad aprire le danze ci sono i Dasher: la giovane band noise-rock di stanza a Bloomington, Indiana, freschissima di firma del contratto con la prestigiosa Jagjaguwar, non ci convince proprio e dopo un paio di canzoni decidiamo di tornare al piano superiore a godere la gradevole temperatura della serata inglese, piuttosto che rimanere nell’afoso basement del Wardrobe.

Poco minuti dopo le nove è finalmente l’ora per gli headliner di occupare il palco della venue dello Yorkshire: così come il recente LP, anche il concerto è aperto da ‘Near To The Wild Heart Of Life’, che ci mostra il duo di Vancouver già in piena forma, nonostante il nuovo tour sia iniziato da pochi mesi. Sebbene solo in due, la loro musica li aiuta a riempire il palco: David Prowse è un vero e proprio martello sin da subito e picchia come un dannato sul suo drumkit, mentre Brian King, con la sua sei corde riesce a creare melodie incredibilmente piacevoli. Il ritornello è supercatchy, la gente canta e salta e il ritmo è elevato a mille, solo i vocals di Prowse sembrano essere più riflessivi che in passato.

Un drumming molto intenso introduce ‘True Love And A Free Life Of A Free Will’, dimostrando come i Japandroids non abbiano perso un briciolo della potenza che li aveva contraddistinti in passato, ma, come dicevamo poco più sopra, sembrano aver deciso di abbassare la tonalità della voce, che anche qui fa trasparire un velo di malinconia. Come accade anche nella successiva ‘Wet Hair’, un ‘classico’ del duo proveniente dalla British Columbia, estratto dal loro debutto, ‘Post-Nothing’, Prowse e King spingono pesantemente sulla strumentazione, dando una connotazione diversa alle parti vocali, decisamente meno aggressive rispetto alla versione originale: questo si ripeterà per tutte le canzoni prese dai loro primi due album eseguite stasera.

Se in primo momento può sembrarci un po’ strano ascoltare brani come ‘Younger Us’ o ‘The House That Heaven Built’ in questa maniera differente, bisogna affermare però che l’adrenalina, il senso melodico e anche il supporto dei fan non vengono mai a mancare. I synth della lunghissima e rumorosa ‘Arc Of Bar’, qui ovviamente preregistrati, danno la sensazione di voler ipnotizzare la folla, che comunque si lascia trasportare e balla convinta, mentre ‘In A Body Like A Grave’ parte piano per poi crescere, mostrando, però, il lato più pop del duo canadese, che abbiamo iniziato a conoscere proprio con questo terzo LP.

Non c’è dubbio che i Japandroids stasera siano riusciti a soddisfare noi e tutti i fan presenti: l’entusiasmo e la grinta dei loro live non viene mai a mancare. Probabilmente Brian e David a questo punto della loro carriera hanno deciso mostrare anche la vena riflessiva del loro carattere musicale, ma il risultato ci piace e, quando saranno a Milano e Padova il mese prossimo, vi consigliamo di non perderli.


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