Kevin Morby @ Arti Vive Festival, Soliera (MO)
7-7-2017

di Antonio Paolo Zucchelli

Venerdì sera di inizio luglio: a Soliera, a pochi chilometri da Modena, è iniziata proprio ieri l’undicesima edizione dell’Arti Vive, l’ottimo festival che ogni anno porta nel piccolo paese emiliano una serie di artisti nazionali e internazionali di assoluto valore.

Questa seconda serata, dalle temperature decisamente elevate, si apre presto con la performance, sul palco piccolo nella limitrofa Piazza Sassi, di Giungla, ovvero Emanuela Drei, già cantante e chitarrista degli Heike Has The Giggles e bassista nella live-band di His Clancyness: la musicista ravennate, che ha già pubblicato un EP, ‘Camo’ lo scorso anno, via Factory Flaws, si esibisce sola con la sua chitarra e dimostra una buona crescita rispetto all’ultima volta che l’avevamo vista (all’Handmade Festival di Guastalla nel 2016).

Si passa poi sul palco principale in Piazza Lusvardi per l’esibizione di His Clancyness: Jonathan Clancy e i suoi compagni, che ieri hanno suonato a Parigi e domani saranno a Pegnitz nel nord della Baviera, sono stanchi per il lungo viaggio, ma l’entusiasmo per suonare praticamente in casa e per ritrovare tantissimi amici a sostenerli, fa andare tutto per il verso giusto e il pubblico modenese puo’ apprezzare i pezzi dell’ottimo album ‘Isolation Culture’, uscito lo scorso anno per Maple Death Records.

Mancano una decina di minuti alle undici, quando il musicista nativo del Missouri, insieme alla sua band, composta da Meg Duffy (chitarra), Cyrus Cengras (basso) e Nick Kinsey (batteria), sale sul palco modenese per quello che è il concerto più atteso di oggi: la piazza, forse anche per la gratuità dell’evento, è piena di persone di ogni età, da bambini molto piccoli fino a persone ultrasettantenni. Probabilmente non tutti conoscevano Morby, ma se, dopo il concerto, i suoi vinili al banchetto del merch erano terminati, evidentemente più di una persona l’ha apprezzato stasera.

L’inizio è dedicato esclusivamente all’eccellente ‘City Music’, uscito solo poche settimane fa per Dead Oceans: la lunghissima title-track, che apre il set, ha un’atmosfera malinconica e il ritmo basso e ci porta subito a respirare l’aria di NYC, anche se ci ritroviamo in mezzo alla pianura Padana. Il talento dell’artista di stanza a Los Angeles e dei suoi compagni è subito evidente già dalla prima delle tante jam della serata.
‘1234’, poi, cita i Ramones, non solo all’interno del suo testo, ma anche nel sound, la cui ottima melodia ha la giusta aggressività, sebbene risulti un po’ più lenta rispetto alla versione presente sul disco.

Kevin si trasferisce al piano per ‘Destroyer’: la malinconia prende il sopravvento e ci mostra un’altra parte dell’anima di questo grande musicista. Le emozioni proseguono con ‘Parade’, diversa dall’originale, meno orchestrale e dal piglio più deciso, grazie anche all’eccitante drumming di Kinsey, ma non meno ricca di sentimenti.
Ottime le melodie di ‘Dorothy’: con le sue chitarre jangly e il suo ritmo veloce, riesce a esaltare il pubblico emiliano, prima della chiusura con ‘Rock & Roll’, cover dei Velvet Underground, ulteriore omaggio a uno delle sue maggiori fonti d’ispirazione di Morby, vale a dire Lou Reed.

E’ ormai mezzanotte e la piazza pian piano si svuota per trasferirsi al vicino Arci Dude, dove si terrà un ultimo concerto – quello dei milanesi Gluts - prima del djset di chiusura della serata: sui volti della gente è visibile la soddisfazione e la consapevolezza di aver assistito al concerto di un artista, che, seppure ancora molto giovane, ha già scritto e potrà scrivere importanti pagine per la musica indie-rock.

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