Kurt Vile & The Violators @ La Triennale, Milano
11-7-2017

La foto è di Cecilia Gatto

Il ritorno di Kurt Vile a Milano coincideva con la prima serata del T R I P Music Festival, una rassegna che andrà avanti fino a fine luglio e proporrà diversi nomi interessanti nel corso dei numerosi eventi in programma. Le impressioni sul contesto della rassegna, dopo la prima serata, sono positive: la location è esteticamente bella, il bar è convenientemente posto lontano dal palco e ha diversi tavoli con posti a sedere che permettono il relax a chi arriva un po’ prima dell’inizio del concerto, il prato è ben curato e ci si può tranquillamente sedere su di esso se si vuole aspettare più sotto al palco, l’acustica è stata buona e gli orari sono perfetti: inizio puntuale pochi minuti dopo le 21, in modo che ci si possa tranquillamente muovere con il trasporto pubblico. Peccato solo per la musica dance piuttosto rumorosa proveniente da appena fuori i confini della venue, che si è fatta sentire nei momenti di maggior quiete del concerto.

L’ultimo disco di Vile è del settembre 2015, pertanto non c’è alcuna necessità di promuoverlo live. Di conseguenza, la setlist è decisamente spalmata su tutta la carriera del musicista della Pennsylvania, con un paio di episodi che vanno a pescare anche dai primi dischi, quando ancora il Nostro era molto meno conosciuto di adesso. Anche l’atteggiamento sul palco del leader e della sua band è quello di gente che sta continuando ad andare in tour non solo per i soldi, ma anche perché si diverte a farlo. Certo, questo non significa che i quattro si mostrino particolarmente allegri, visto che non lo sono mai stati, ma c’è proprio la sensazione di estrema tranquillità e rilassatezza all’interno del gruppo, i cui componenti sembrano davvero tutti, come si suol dire, presi bene.

Questo stato d’animo si traduce in una performance eseguita con estrema scioltezza, e allo stesso tempo, con la cura dei dettagli che è sempre stato il punto di forza del repertorio di Kurt Vile e dei suoi Violators. All’interno di confini stilistici ben definiti e ormai noti alla maggior parte degli appassionati, i quattro si muovono stando sempre attenti a non suonare mai uguali a se stessi, proponendo soluzioni nelle quali le interazioni tra i diversi elementi hanno sempre lo scopo di creare atmosfere avvolgenti, ricche ed evocative. Nessuno dei quattro fa grandi cose tecnicamente, ma ognuno rispetta perfettamente le logiche basate sia su complesso della band che sulla natura della canzone.

Il pubblico, che ha risposto bene a questo appuntamento in termini numerici, reagisce con la giusta compostezza, che non significa distacco, ma semplicemente rappresenta il modo giusto di vivere la proposta musicale della serata. Durante uno dei brani eseguiti in solitario da Kurt, qualcuno pensa, inopinatamente, che sia il caso di battere le mani a tempo, ma per fortuna, Vile dice, in modo gentile ma risoluto, di smetterla, e il fastidioso battimani si ferma immediatamente. In diversi altri momenti, il leader si rivolge al pubblico con parole al miele, dicendo cose come “you’re beautiful” e “love you”, cosa che di solito non fa, e che quindi è segno inequivocabile di quel bel rapporto tra musicisti e spettatori, sempre importante per la riuscita di una serata.

Dopo una generosa ora e quaranta di concerto, la gente può tornare a casa serena e addirittura avere il tempo di una birra al pub prima di prendere la metropolitana o il tram, come succede nelle città civili. È stata un’ottima serata sotto tutti i punti di vista.

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