Chrysta Bell @ Teatro della Triennale, Milano
12-7-2017

di Giovanni Aragona

Il ritorno di Chrysta Bell nel nostro paese coincide con la seconda serata in calendario del 'Trip Music Festival', rassegna che andrà avanti fino alla fine di luglio con ancora molti nomi in agenda. A differenza della serata precedente, e del buon live proposto all’aperto da Kurt Vile, la musa di David Lynch preferisce al giardino, il più tranquillo teatro della Triennale: buona acustica, ambiente intimo, discreta temperatura e soprattutto nessuna zanzara.

Puntuali, entriamo all’interno della struttura, e già i posti in platea (risulteranno circa in 150 i presenti) sono occupati da un pubblico silenzioso e pacato. La prima percezione è che tutti, o quasi, siano in quel luogo per assistere ad una ‘piece’ teatrale o ad una proiezione surrealista anni ’30; il pubblico è eterogeno, e tra lynchiani, "twin peaksiani" della prima ora, deliziose coppie di ultra cinquantenni, non possiamo non notare la presenza del sosia di Billy Corgan tra il pubblico. Un buon impianto visivo sostiene la scena: un proiettore piazza delle tende blu elettriche (omaggio al cinema di Lynch) su di un telo posto alle spalle della batteria, e magicamente tutti i presenti hanno la sensazione di fluttuare in un viaggio onirico all’interno della mente della musa del regista del Missoula.

Chrysta Bell non si fa attendere, e dal lato della sua dirompente statura, in punta di piedi, piomba come un’aliena scesa sulla terra. E’ elegante, ammaliante, si muove sensualmente, e il pubblico rimane nell’oblio del silenzio. Il viaggio in altre dimensioni è appena iniziato, e una buona band a supporto dell’artista entra sulla scena. Tra sogno e subconscio, l’impalcatura delle canzoni proposte è di ottima fattura, suoni capaci di veicolare il ‘senso’ inteso come l’insieme delle categorie sensoriali che ci danno il sapore di una data sequenza filimica, pezzo per pezzo. Le canzoni viaggiano tra il sogno e la realtà, determinando accadimenti narrativi creati dalla mente degli spettatori; è una piacevole sensazione.

La voce della Bell è di una potenza inaudita, estesa, fresca e vibrante; ci si chiedeva se il live proposto risultasse efficace all’interno del teatro, la nostra impressione è che la prova è stata ampiamente superata: il metalinguismo del teatro risulta denso di aspettative specie quando constatiamo che si tratta di una situazione costruita per creare cortocircuiti sonori. Un tuffo nel passato lo viviamo con le tracce realizzate insieme a Lynch nel disco d’esordio della Bell, il positivo 'This Train' del 2011: ’Polish Poem’ , ’Real Love’ e ’Down by babyloon’ sono intervellate da una breve presentazione e da un timido e sussurato: "Vorrei che David fosse qui adesso con voi" da parte della Bell.

La robusta scaletta prevede delle ovvie incursioni all’interno dell’ultimo disco dell’artista: 'We Dissolve' tra soul, trip hop, e jazz; un notevole esercizio di stile pieno di organicità e purezza, capace di imprimere un’impronta decisa di stile, come nella suadente ’Heaven’ (la miglior canzone del live) o nell’ intricata ’Monday’; Sensualissima in ’Gravity’ , quasi ai limiti dell’impensabile. La traccia che chiude le porte di questo viaggio all’interno di questa dimensione onirica è ’Swing with me’, timidamente introdotta dalla cantante con un suggerimento rivolto ai tanti maschietti tra il pubblico: "Andate almeno una volta in Texas, perché li ci sono ragazze come me!"; nell’imbarazzo femminile, si chiude un live intenso e delicato. Un viaggio di 1h e 20 che ci ha permesso di andare lontano, e di sfiorare il fascino della ‘telecinesi’. Liberata dal corpo, l'anima può fuggire la notte, nell'arco di tempo di un sogno.

Usciamo dal teatro emozionati, rincontriamo il sosia di Billy Corgan, e sorseggiando una birra, cerchiamo di capire in quale dimensione sia stata capace di condurci questa meravigliosa aliena scena sulla terra.

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