Arcade Fire @ Ippodromo di San Siro, Milano
17-7-2017

di Cristiano Gruppi
[foto di Stefania Masiero]


Lo splendido tramonto che si staglia sull’area dell’Ippodromo di San Siro non può essere che un auspicio per la riuscita di uno dei concerti più attesi dell’afosa estate milanese. Gli Arcade Fire vi arrivano dopo le ‘polemiche’ per qualche singolo non giudicato all’altezza della loro storia, e per un passaggio a una major che sa tanto di tradimento per i fan della prima ora.

Un grosso “NOW”, puntualissimo alle 21:20, spazza via, in principio, ogni dubbio (ma non le zanzare, ahinoi). Il pubblico, che ci attendevamo più numeroso (ma crescerà col passare dei minuti), appare estremamente ben disposto, e la band canadese ha notoriamente quella presenza, quella ‘garra’ e quella abilità che non fanno temere passi falsi. Per non correre rischi, subito dopo l'opener nonché primo inedito del nuovo album, quella ‘Everything Now’ che vi dà anche il titolo, Win Butler e compagnia piazzano il jolly, ossia ‘Rebellion (Lies)’.

L’età, che avanza anche per le rockstar, e l’evoluzione artistica, che li ha portati dall’alt-folk degli esordi a passare per quasi ogni genere musicale, è probabilmente la causa per cui oggi c’è maggiore 'pacatezza' on stage rispetto agli show di qualche anno fa. Beninteso, non siamo ai livelli di immobilità di National e Radiohead, e ci sono sempre William Butler e Richard Reed Parry a saltare qua e là, ma il combo di Montreal cerca il coinvolgimento collettivo più con il repertorio che con il movimento e il sudore. E come potrebbe essere diversamente, se si hanno a disposizione singalong che ogni stadium-band anelerebbe, come ‘No Cars Go’, ‘Neighborhood #3 (Power Out)’, ‘Reflektor’ e ’Afterlife’, per non parlare di ‘Wake Up’, che probabilmente qualcuno presente tra il pubblico sta seguitando a cantare ad alta voce a 24 ore di distanza.

Proprio i brani storici, però, marcano impietosi la differenza con le nuove canzoni: nella prima parte del concerto vengono piazzati tre inediti in fila, ‘Chemistry’, ‘Electric Blue’ e ‘Signs Of Life’, e il risultato non è dei più incoraggianti. Posto che andranno verificate su disco, la sensazione è che gli Arcade Fire siano pericolosamente andati su un percorso non loro, ma che impone la moda imperante (e forse anche la Sony/Columbia?). Così, tra uno scialbo funkettino e citazioni R&B che nel 2017 sono ormai trite e ritrite, ci è parsa la prima volta in cui abbiamo ascoltato delle canzoni a firma Butler & C. senza personalità e mordente. Speriamo di essere presto smentiti, l’album esce tra meno di due settimane.

La setlist che segue può comunque pescare da un repertorio di quantità e qualità elevatissima, e il pubblico che canta all’unisono l’aria della succitata ‘Wake Up’ per minuti ancora dopo il suo termine, o che accende la lucina degli smartphone per ‘Neon Bible’: sono due immagini che rimarranno nella memoria di chi oggi è qui. Win, dopo l'ultimo brano in scaletta, scende dal palco, pare voler ringraziare i fan a uno a uno e si perde tra la folla, tanto che deve arrivare la moglie Regine (divina, ha suonato letteralmente ogni strumento) a tirarlo fuori e riportarselo a casa. Ma sono tutti coloro che sono passati dall’Ippodromo questa sera a portarsi a casa qualcosa. Qualcosa di divertente, appagante e coinvolgente. Qualcosa, semplicemente, di bello.


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