Thom Yorke & Jonny Greenwood @ Arena Sferisterio, Macerata
20-8-2017

di Danilo Nitride

Quando a margine delle date italiane del tour di 'A Moon Shaped Pool' è stata battuta la notizia di questo concerto, tutti, addetti ai lavori e non, si sono dimostrati concordi nel ritenerlo l’evento dell’anno. L’idea è nata proprio da Jonny Greenwood, marchigiano d’adozione, che, colpito nel profondo dagli eventi sismici che hanno funestato le Marche lo scorso anno, ha deciso di coinvolgere l’amico Thom Yorke in questo concerto di beneficenza, il cui ricavato sarà destinato al finanziamento del recupero e del restauro di alcune opere d’arte danneggiate dal terremoto tramite il comitato “Arte pro arte” e la collaborazione del Comune di Macerata.

La cornice è di quelle incantevoli: lo 'Sferisterio' di Macerata, arena ottocentesca dall’acustica sublime. Le condizioni atmosferiche restano favorevoli per tutto il pomeriggio così da non mettersi di traverso rispetto alla riuscita dell’evento. I cancelli aprono una decina di minuti dopo l’orario programmato ma l’efficienza e la cordialità del personale fanno sì che tutta la dislocazione del pubblico proceda senza intoppi. Poco dopo le 21:00 comincia lo spettacolo e a salire per primi sul palco dell’Arena sono i Cubis Quartet, un quartetto d’archi (due violini, una viola ed un violoncello) costituito dai seguenti musicisti: Federico Bracalente, Aldo Campagnari, Cristiano Giuseppetti e Vincenzo Starace. La loro perfetta interpretazione di alcuni brani del repertorio di Schubert e di Shostakovich incanta il pubblico dello Sferisterio per una buona ventina di minuti prima che all’ensemble si unisca anche il bandneonista Daniele di Bonaventura per l’esecuzione della sua 'Suite Mediterranea'. I cinque tessono una tela armonica calda ed intensa che cattura l’attenzione di un pubblico curioso di esplorare nuovi territori musicali. Al termine della performance si comincia a percepire un’atmosfera sempre più elettrica, la tensione emotiva cresce fino a che, poco prima delle 22:30, lo spegnersi delle luci preannuncia l’arrivo di Thom Yorke e di Jonny Greenwood sul palco dello Sferisterio.

Le note del piano di 'Daydreaming', dall’ultimo disco del gruppo di Oxford, introducono quella che sarà una setlist ricca di colpi di scena. Come era già successo in altre occasioni quando i nostri hanno suonato in duo, molti dei brani dei Radiohead proposti vengono riarrangiati in maniera tale da sopperire all’assenza delle preziosissime linee ritmiche ed armoniche dei vari O’Brien, Greenwood e Selway. Tastiere, synth, onde Martenot, chitarre, pedaliere e drum machine diventano dei preziosissimi alleati di Yorke e Greenwood per la creazione di armonie oniriche. 'Bloom' è una perla che ipnotizza l’Arena, i cui riff di piano sovrapposti e la voce di Yorke, intrecciandosi, creano una scala sonora verso il tetto di stelle che sovrasta lo Sferisterio. La prima chicca che i nostri riservano al pubblico maceratese è una 'Faust Arp' che non veniva eseguita live dal 2010, i cui arpeggi, insieme a quelli della successiva 'The Numbers', preparano il terreno ad alcuni tra i pezzi più amati dai fans: 'Weird Fishes' totalmente riarrangiata in chiave acustica per l’occasione, 'Nude' da ascrivere tra i momenti più intimi e toccanti della serata e l’immortale 'Exit Music (for a film)'.

I successivi tre brani sono un colpo al cuore per gli aficionados dei Radiohead: 'I Might Be Wrong' la cui veste acustica mantiene la stessa tensione emotiva, a tratti disturbante, della versione in Studio; 'Follow Me Around', invece, è un brano che vive solamente in una dimensione live – non essendo stato mai inciso - e si dimostra un regalo inaspettato perchè Yorke&Greenwood non la eseguivano dal 2006; 'A Wolf At The Door' dove l’incisività del cantato di Yorke e la dolcezza della melodia degli accordi arpeggiati mandano in brodo di giuggiole i cuori dei presenti. Le Onde Martenot suonate da Greenwood nel successivo pezzo, 'How to Disappear Completely', creano quel tappeto sonoro su cui i circa tremila spettatori si lasciano trasportare per raggiungere lidi onirici, indefiniti, ove la voce di Thom è lì pronta ad accoglierli. 'Present Tense' è il momento più "danzereccio" della serata, ove il ritmo bossa nova dona un po’ di ricercata leggerezza ad un pubblico già estremamente provato (in positivo).

Yorke e Greenwood non risparmiano situazioni divertenti, come ad esempio nella meravigliosa 'Cymbal Rush'(pezzo tratto da 'The Eraser', album solista di Yorke) in cui Thom, a metà brano, richiama Jonny per risolvergli i problemi ritmici che la drum machine gli stava procurando, suscitando ilarità negli ascoltatori. Oppure le diverse uscite in italiano di Yorke in risposta a richieste di canzoni o urla indefinite provenienti dal pubblico. 'Give up the Ghost', 'Like Spinning Plates' ed 'All I Need' chiudono la prima tranches di brani, riportando il concerto su un binario più intimo e ricercato. L’encore è da brividi, ci sono tutti pezzi da novanta: 'Street Spirit', 'Pyramid Song', 'Everything in its right place', 'No Surprises' e la conclusiva 'Karma Police' finiscono per imprimere un marchio a fuoco indelebile sulle anime dei presenti, intontiti e pienamente inebriati di bellezza.

Doveva essere l’evento dell’anno ma è stato il concerto della vita per molti dei presenti, forse per tutti.


Pubblicità

NEWS.-

DISCHI.-


CONCERTI.-

Facebook