Molly Burch @ Mejeriet, Lund (Svezia)
9-9-2017

di Antonio Paolo Zucchelli

Nata in California da due genitori che lavorano nel cinema, Molly Burch è ovviamente entrata nel mondo dello spettacolo e si è trasferita recentemente ad Austin, Texas dopo aver studiato ad Ashville, North Carolina. Il suo primo album, ‘Please Be Mine’, uscito lo scorso febbraio per Captured Tracks, è stato registrato insieme alla sua band, che comprende il suo fidanzato e chitarrista Dailey Toliver, in appena un giorno: il risultato è un educato, elegante e gentile indie-pop di qualità che abbiamo avuto già occasione di apprezzare nella nostra recensione.

Purtroppo la bella cantautrice statunitense non passa dall’Italia nel suo tour europeo e allora decidiamo di andarla a vedere a Lund, gradevole cittadina del sud-ovest della Svezia, situata ad appena dieci minuti di treno a nord della ben più famosa Malmö. L’evento, per cui avevamo comprato il biglietto alcuni mesi fa, è diventato free negli ultimi giorni ed è probabile che questo abbia aiutato a riempire maggiormente la non grandissima venue svedese: si tratta di un pub con una gradevole veranda e un palco piuttosto alto, dove, quando arriviamo, stanno già suonando i locali Guds Pengar, band proveniente proprio da Malmö.

Mancano esattamente dieci minuti alle 22, quando Molly e i tre componenti della sua band salgono on stage. I lunghi capelli castani, quel viso dolce, una camicia bianca e una gonna scura: la californiana sembra essere il ritratto dell’eleganza che possiamo trovare all’interno della sua musica. E’ la title-track a introdurci al suo fantastico mondo, Il ritmo è subito basso e rimarrà quasi sempre così anche per i successivi cinquanta minuti: i gentili arpeggi, cortesia di Tolivar, sono perfetti per introdurre la suadente voce della musicista statunitense. Molly lascia uscire le parole con tutta la calma del mondo, ma riesce a trasportarci fin da subito dentro a quelle influenze indie-pop anni ’50 dalla gentilezza incredibile: è vero che spesso i testi risultano dolorosi, ma la strumentazione, seppur quasi sempre minimale, riesce comunque a far spuntare il sole anche in questa giornata caratterizzata per lunghi tratti dalla pioggia e da temperature molto diverse da quelle a cui eravamo abituati fino a pochissimi giorni fa.

Le tranquille e raffinate atmosfere di ‘Not Today’ fanno si che la Burch possa mettere in mostra le sue notevoli qualità vocali, che la vedono frequentemente cambiare di tonalità senza alcun problema: le dolce armonie, create con l’aiuto del suo fidanzato e della bassista Caity Shaffer, sono poi una ciliegina sulla torta. La gentilezza di ‘Fool’, supportata da un basso molto raffinato e leggero, ci regala momenti romantici, ma con una vena di malinconia: il brano ci sorprende verso la fine, quando parte all’improvviso una rumorosa, ma breve jam, con le chitarre stridenti e una drumming energico, prima che il ritmo torni alla sua naturale velocità. Nella successiva ‘Torn To Pieces’, forse l’unico brano dall’andatura più elevata, è la sezione ritmica a dare la spinta verso l’alto, ma non si viene mai a perdere un’eleganza e una classe totale. Sono ancora i sentimenti a farla da padroni in ‘Try’, dove il drumming di Ignacio Guerrero aumenta a seconda dell’intensità della voce di Molly, che tende spesso a cambiare. ‘Downhearted’, infine, chiude il set portandoci a volare attraverso splendide atmosfere anni ’50: le fantastiche melodie nascondono, però, un velo di malinconia, mentre le emozioni non vengono mai a mancare.

I numerosi applausi che la folla svedese riserva a Molly sembrano più che meritati perché la ragazza, oltre a essere una brava musicista, è un’ottima interprete, che, attraverso la sua voce, sa descrivere in maniera eccellente i suoi sentimenti: i lusinghieri paragoni, che abbiamo letto da più parti, con leggende quali Billie Holiday e Nina Simone sembrano più che meritati.


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