Beach Fossils @ Locomotiv, Bologna
11-9-2017

di Antonio Paolo Zucchelli

Li avevamo già visti un paio di volte, al Mattatoio di Carpi e al Sun Agostino di Modena, qualche anno fa: anche se su disco ci sono sempre piaciuti, i Beach Fossils, pur proponendo show onesti, sotto l’aspetto live non ci avevano mai impressionato più di quel tanto. Gradevoli sì, ma probabilmente mancava un qualcosa che li sapesse far intraprendere lo step successivo. Il loro nuovo album, ‘Somersault’, è arrivato lo scorso giugno e li ha visti crescere notevolmente dal pur piacevolissimo surf-pop a cui ci avevano abituato: ci sembrava giusto, quindi, dare loro una nuova opportunità per cercare di capire se queste nuove gustose esplorazioni sonore riuscissero a rispecchiarsi bene anche all’interno dei loro live.

Stasera quindi apriamo la settimana al Locomotiv Club di Bologna, dove, una volta arrivati, troviamo già sul palco gli inglesi Nervous Conditions: il giovanissimo collettivo di Cambridge, composto da ben sette elementi, vede tra le sue fila sax, violino e ben due batterie, Il loro sound ben fonde piacevoli arrangiamenti con parti noise e il risultato, molto sperimentale, è assai apprezzabile: il loro primo album, ‘Zak’s Anniversary’, che dovrebbe uscire nei prossimi mesi, è senza dubbio da seguire con attenzione.

Poco dopo sono i Beach Fossils a salire sul palco della nota venue situata nel parco del Dopolavoro Ferroviario: sin dall’iniziale ‘Generational Syntetic’ si sente nella band capitanata da Dustin Payseur una maggiore energia e vivacità, forse grazie anche dal galoppante drumming, cortesia di Anton Hochheim, che avevamo già conosciuto nei Pains Of Being Pure At Heart e negli Ablebody. Il pubblico bolognese, stasera piuttosto numeroso, sembra apprezzare sin da subito la ritrovata forza vitale del gruppo di Brooklyn: le riverberose chitarre riescono immediatamente a disegnare belle melodie, coperte da un leggero filo di malinconia, che fanno muovere le teste ai presenti.

Tempo alcuni minuti e arriva anche primo pezzo estratto dal nuovo LP stasera, il bellissimo ‘This Year’: dietro alla sua struttura indie-pop dolce-amara, appare uno splendido arrangiamento di archi (qui purtroppo solo preregistrato), che ci regala un senso di grandezza e nuove e inaspettate emozioni. ‘Saint Ivy’ ha un andamento molto tranquillo e una rilassata atmosfera jazzy: ci pensano il piano e un ottimo assolo di tromba a impreziosirlo ulteriormente. ‘Be Nothing’ è inizialmente riflessiva, con una strumentazione molto minimale a supportare la tenue voce di Dustin Payseur, prima di alzare il ritmo in modo deciso, aiutata da chitarre stridenti: è una bella sensazione vedere tutto il locale oscillare. Con ‘Sleep Apnea’ appaiono, a richiesta degli stessi Beach Fossils, gli accendini: l’atmosfera jazzy, notturna e romantica ci rilassa, mentre la tromba fa una nuova apparizione.

La chiusura è un’altra piccola perla: ‘Closer Everywhere’, con la sua leggerezza e i suoi fantastici arrangiamenti di archi, ci introduce in un mondo dal sapore psichedelico che ci porta verso una potente jam finale. Non fosse bastato il main-set, gli encore ci divertono con spunti di Nirvana e Oasis e la comparsa di alcuni componenti dei Nervous Condition: ‘Daydream’ è poi la ciliegina sulla torta della serata. Un moderno classico surf-pop che manda in totale visibilio la folla bolognese: il bilancio della serata è decisamente positivo e, come diceva la press-release del disco più recente, i Beach Fossils hanno dimostrato di essere davvero una “band in bloom”, anche sotto l’aspetto live.


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