Slowdive @ Huxley’s Neue Welt, Berlino (Germania)
3-10-2017

di Michele Corrado

Gran bella programmazione questo Huxley’s Neue Welt; due giorni prima eravamo lì per una combo da paura, Black Angels e A Place To Bury Strangers, che hanno anche diviso il palco per un encore infuocato, e il 3 ottobre per i sogni ad occhi aperti degli Slowdive.

Non suonano manco uno strumento, ma l’elettronica degli ISAN, storico duo electro inglese, ha preparato bene la sala alle atmosfere calde e sfocate dei dreamgazer inglesi. Robin Saville e Antony Ryan hanno elettrificato l’aria con le intermittenze che caratterizzano il loro ultimo lavoro Glass Bird Movement, si sono spostati poi verso territori più placidi, dove i loro battiti si rarefanno lambendo l’ambient. A dire il vero, sarebbe stato meglio che questo momento di rilassamento de loro live fosse durato meno, ma fortunatamente il finale dello show ne ha risollevato le sorti. 'Remegio', in particolare, è stata un colpo al cuore per tutti gli amanti del Paolo Sorrentino della prima ora.

La folla che ha accolto gli Slowdive era numerosa quanto eterogenea, l’Huxley’s era sold out da mesi. Mischiava vecchi post-punkers, fan della prima ora degli scozzesi, nostalgici degli anni '90, giovani che hanno scoperto lo shoegaze venti anni dopo, grazie al suo lascito immenso, capelli bianchi, camicie di flanella, anfibi, insomma… un po’ di tutto. Nulla di imprevedibile, ad ogni modo. Perché, si sa, il comune denominatore della musica degli Slowdive non è un’estetica o un suono, ma la predilezione delle emozioni.

La prima delle quali è arrivata sotto forma di 'Slomo', il sogno liquido che apre il ritorno discografico di Neil, Rachel & co. Subito dopo è stata la volta di 'Catch The Breeze', uno dei brani che più di venticinque anni fa ha fondato un filone sterminato, ed è stato scioccante notare come due canzoni realizzate a così grande distanza possano coesistere così perfettamente. Tutta la serata sarebbe stata in realtà una riprova di quanto il recente 'Slowdive' non abbia nulla da invidiare ai dischi storici; la polvere di stelle di 'Star Roving', l’energia innodica di 'No Longer Making Time', l’autunnalità di 'Sugar For The Pill' sono state tutti momenti da conservare. Ovvio però che i boati, le mani nei capelli, gli occhi lucidi siano arrivati sulle varie 'Alison', 'Souvlaki Space Sation' e 'When The Sun Hits'.

Emozioni, sogni e polvere di fata a parte, gli Slowdive, capitanati da un chitarrista eccezionale come Neil Halstead, sono anche una macchina live rodata e capace di spingere l’esecuzione oltre ogni aspettativa. Da questo punto di vista è stata scioccante la cover di 'Golden Hair' di Syd Barret, dove, dopo la parte cantata, la psychedelia di questo breve brano viene allungata ed esplorata in tutte le sue possibili profondità, arrivando nel cuore dell’esplosione di una supernova. Letteralmente strappalacrime la combo finale affidata ai due classici più disperati di 'Souvlaki', l’acustica 'Dagger' e la primordiale '40 Days'.


Slowdive Setlist Huxley's Neue Welt, Berlin, Germany 2017, Slowdive

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