Lorde @ Fabrique, Milano
12-10-2017

di Gaia Dedola
[foto di Michele Faliani]


Quando si arriva al Fabrique, la prima cosa che si nota sono i resti della lunghissima fila per entrare. Bottiglie, avanzi di cibo, coperte: qualcuno dev'essere stato in coda già dalla notte. I bagarini comprano biglietti fino all'ultimo, per poi rivenderli a centoventi euro l'uno. A soli ventun anni, Lorde è capace di generare un livello di attesa isterica che ricorda da vicino quello dei più grandi. All'interno il pubblico è accalcato e molte ragazze sono in piedi sulle sporgenze delle colonne: durante il concerto tratteranno ogni canzone come un inno, perdendo la voce soprattutto su 'Green Light'.

Lorde si presenta sul palco in una mise splendidamente decadente: un vestito in pizzo vittoriano, rigorosamente nero; sullo sfondo, un backdrop vellutato e qualche neon. Le sue qualità sono evidenti fin dall'attacco: ha voce, carisma scenico, tempi e movimenti impeccabili. Da un lato è una perfetta icona indipendente: istintiva, con un palco volutamente minimale, in perfetta comunione col pubblico. Persino la scelta di una band ridotta all'essenziale, peraltro quasi sempre tenuta al buio, sembra più che altro un rimando alle origini 'da cameretta' delle sue canzoni. Dall'altro invece ha la stoffa della popstar, tanto che lo show prevede coriandoli, cambi d'abito e coreografie ad opera di due ballerini: piccole concessioni al tocco melodrammatico che la caratterizza.

Dovendo sintetizzare, potremmo dire che ciò che vediamo sul palco sembra un incrocio improbabile tra un MC e una Kate Bush a battito accelerato. Per quasi tutto il concerto questa strana amalgama funziona, ma inevitabilmente arrivano dei passaggi in cui l'equilibrio si perde: in alcuni momenti la coreografia la coinvolge e Lorde appare vagamente spaesata, come se la sua spontaneità e la sua energia fossero soffocate; in altri, cori pre-registrati e voice-over forzati sui cambi d'abito rischiano di spezzare l'atmosfera di intima empatia che si è venuta a creare. Fortunatamente, sono soltanto istanti: basta vederla nel bis, a tenere il palco con le poche note di 'Loveless', per capire che il suo talento trascende ampiamente qualunque peccato di inesperienza.


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