Dream Syndicate @ Magnolia, Segrate (MI)
26-10-2017

di Raffaele Concollato

Steve Wynn è un signore a cui una buona parte dei musicisti in circolazione dovrebbero baciare gli stivali. Steve Wynn è umile e gentile fuori dal palco, un gigante quando ci sale sopra. Steve Wynn è il leader dei Dream Syndicate, band fondata all’inizio degli anni '80 insieme a un gruppo di amici nei dintorni di San Francisco. Un pugno di dischi tra il rock psichedelico e l’alternative sono bastati per dare le basi ad una scena, il Paisley Underground, che vedeva, oltre agli stessi Dream Syndicate, gruppi seminali come Rain Parade, Green On Red, Thin White Rope e Mazzy Star come punte di diamante. Album come ‘The Days Of Wine And Rose’ (1982) o ‘Medicine Show’ (1984) hanno segnato un solco preciso nella storia della musica e senza di essi non avremmo avuto, per esempio, i REM.

Detto questo quando i quattro più uno (Chris Cacavas appare ogni tanto dietro le tastiere) si presentano sul palco di un affollato Magnolia entra un pezzo di Storia che 29 anni dopo ha ancora molto da dire. La partenza con ‘Halloween’ è molto incoraggiante, il basso di Mark Walton è potente e regge il pezzo ritmicamente e Jason Victor, con il gruppo solo dal 2014, non si risparmia a bordate psichedeliche e riff allucinati. Ogni pezzo è una nuova sferzata di energia. I quattro sono tornati dopo anni di progetti solisti e altre strade più o meno riuscite tanto che il solo Wynn è l’unico che ha tenuto negli anni un livello eccellente. ‘How Did I Find Myself Here?’ è l’ottimo album che li ha riportati al loro altissimo livello e sono qui per dimostrarlo. Le nuove canzoni risultano ancora più decise che su disco e i vecchi pezzi spesso sono riarrangiati senza essere veramente stravolti: Steve non si risparmia e riesce a lanciare i suoi in cavalcate elettriche senza essere troppo dispersivo.

Pezzi storici come l’ipnotica ‘Forest For The Trees’, la morbida 'Whatever You Please' o la tiratissima ‘The Side I'll Never Show’ (una chicca per i fan) si fondono con ‘80 West’, ’Glide’, ‘How Did I Find Myself Here?’ targate 2017. I classici ‘The Days Of Wine And Roses’, quasi punk, ‘Boston’ che incapsula ‘Refugee’, un bell’omaggio allo scomparso Tom Petty, e ‘The Medicine Show’ stravolta, con la voce molto dietro al pulsare della musica, sono un colpo al cuore. Sembra che nulla li possa fermare, tanto che i ritorni in scena sono due e con un paio di pezzi in più rispetto alle date precedenti. Steve l’aveva detto nella nostra intervista: “Credo che chi verrà a nostri show Italiani non se ne pentirà. We are gonna blow some minds!” E così è stato, e la chiusura di ‘John Coltrane Stereo Blues’ è perfetta: stralunata, noise e corposa ma mai strabordante.

La musica dei Dream Syndicate è necessaria, diretta ed essenziale, e alla fine è dura pensare di doverne fare a meno per ancora chissà quanto tempo.


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