Mark Lanegan Band @ Fabrique, Milano
30-10-2017

di Giovanni Aragona

Per chi, come il sottoscritto, è cresciuto a pane e grunge, rivedersi per la quarta volta nella propria vita un live di Mark Lanegan è sempre cosa gradevolissima. Puntuali, raggiungiamo la venue e neanche il tempo di ordinare la nostra prima birra, ecco piombare il primo guest sul palco: si tratta di Lyenn, che con una voce calda e chitarra, intrattiene i pochissimi presenti (quasi tutti con smartphone tra le mani a cercare info sul cantautore belga).

Terminata l'esibizione, è il turno del ottimo Joe Cardamone, che con la sua cruda esibizione impreziosita da rock- electro figlio del periodo berlinese targato Bowie (supportato da intriganti cortometraggi visionari alle sue spalle) ci ha piacevolmente stupito.

Alle 21:30 la pista inizia lentamente a riempirsi, e quasi in punta piedi Mark Lanegan e la sua band piombano sul palco. Schivo, apparentemente distaccato, occhialuto e sempre magrissimo, inizia il live senza particolari fronzoli. Il Mark di oggi sperimenta, e sembra stare molto a suo agio anche quando accarezza la dark-wave più plumbea e cupa. Potrebbe cantare di tutto la sua voce, ma la sua posa rimarrebbe sempre fottutamente statica: mani tatuate aggrappate al microfono, e un "Thank you so much" proferito per 4 volte in circa 1 ora e mezza.

Chi va ad un live di Lanegan conosce bene l'atteggiamento del 53 enne di Ellensburg, poco incline alle smancerie e più attento al suono prodotto dalla band, sorretta dal bravissimo Jeff Fielder. Pietre miliari dal fitto repertorio ce ne sono, ed è sempre toccante rituffarsi nella bellissima ' One Way Street (da 'Field Songs', 2001) e nella potentissima 'Hit The City, (ahinoi orfana di PJ Harvey).

Dopo circa 1 e un quarto la band esce di scena e ci riconsegna un Mark in versione acustica accompagnato dalla sola chitarra di Fielder: 'One Way Street' e la chiusura finale di 'Wild Flowers' (canzone tratta dal primo e toccante 'The Winding Sheet' del '90) è il finale ideale per una serata del genere, che ci ricorda quanti anni abbiamo trascorso ad ascoltare questa voce, quante emozioni, quanti racconti legati a queste poesie.

Abbiamo incrociato Mark alla fine, e quello sguardo così intenso, e quella sincera stretta di mano che ci ha concesso, ci ha riportato con i piedi, alla realtà fatta di maturità e responsabilità: Lanegan c'era in passato, e c'è anche oggi; il grunge si è consumato in fretta, troppi protagonisti non sono più su questa terra, e lui è uno dei pochi a sopravvivere, rinnovandosi e sperimentando di continuo. Lunga vita a te Mark!


SETLIST

Deaths Head Tatoo
The Gravedigger Song
Hit The City
Creeping Coastline of Lights
Emperor
Nocturne
Deepest Shade
Beehive
Bleeding Muddy Waters
Harbour View Hospital
Ode To Sad Disco
Riot In My House
Harvest Home
Floor One The Ocean
One Hundred Days
Mockingbirds
Methamphetamine Blues

Encore:

One Way Street
Bomber
Wild Flowers

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