Fink @ Magnolia, Segrate (MI)
1-11-2017

di Giovanni Aragona

Diciamo la verità, i trasporti a Milano funzionano egregiamente, ma disporre di automobile in certi casi è importante, poiché se devi raggiungere una venue (al solito affascinante) come il Circolo Magnolia di Segrate, tutto risulta più facile. Siamo puntuali, e tra incroci pericolosi con autisti che devono raggiungere il vicinissimo aeroporto di Linate (sembravano tanti eredi di Niki Lauda), abilmente arriviamo in tempo per godere dall'inizio, lo show di Fin Greenall in arte Fink, 45 enne originario della Cornovaglia.

Ne ha fatta di strada questo particolarissimo artista, partito dal basso, destreggiandosi benissimo nel fitto e oscuro underground di Bristol inizialmente come (ottimo) DJ. La sua carriera svolta definitivamente nel 2000 quando pubblica sotto la N Tone il suo primo album 'Fresh Produce', dalle venature downtempo d'autore. Oggi Fink è diventato per tanti abile cantautore, ma è forse l'anti-cantautore per antonomasia. La sperimentazione, l'approccio elettronico, sono gli elementi che maggiormente contraddistinguono i suoi lavori, e noi incuriositi dalla nostra prima volta ad un suo live, assistiamo all'ingresso di questo finissimo talento della nostra generazione. C'è un album da presentare al fittissimo pubblico del Magnolia, 'Resurgam' è il disco che ha elevato l'artista a degno protagonista della scena indie mondiale.

Ritorniamo alla venue: per chi non conosce il Circolo Magnolia diciamo subito che è il posto migliore per un musicista che fa della potenza, dell'intensità e dell'intimità, le sue armi migliori, poiché riesce a raccogliere e condensare non solo suoni, ma anche i respiri del pubblico. Puntuali, Fink e la sua band salgono sul palco dove ad attenderli sono presenti ben due batterie e tantissimi strumenti (non male per un ex DJ). Si inizia come meglio non potevamo aspettarci, con la potentissima 'Warm Shadow', tratta da 'Perfect Darkness' del 2011, e da lì in poi la temperatura della pista salirà a livelli così estremi da ricordarci il caldo esagerato di metà agosto.

E' simpatico Fink, scherza moltissimo, è a suo agio, interagisce gradevolmente con il numerosissimo pubblico presente (in preda a un amletico dubbio domanda ai presenti che giorno fosse). Questa battuta apre le danze al nuovo disco, lanciando (come sassi da un grattacielo) due capolavori: 'Day 22' e la struggente 'Not Everything Was Better In The Past'; entrambe le canzoni ci hanno lasciato senza parole poiché non pensavamo minimamente che potessero suonare addirittura meglio dell'album. Tanti tuffi nel passato con la cavernosa 'Perfect Darkness', tanti sospironi lunghissimi, quando la sinteticità mescolata a melodia diventa poesia con la toccante 'Fall Into The Light'.

E' la volta di 'Yesterday Was Hard On All Of Us', il brano più commerciale in scaletta, e il pubblico emana calore, ricambiato con sorrisi e saluti da Fink e dalla sua band. Il caldo lascia spazio alle emozioni e alle tante birre sorseggiate dai tantissimi presenti. Un pubblico partecipe ed eterogeneo: dalla coppia universitaria toscana (incontrata nuovamente alla fine del live, alla quale abbiamo offerto un passaggio in auto) ai musicofili nerd, passando per chi non conosceva minimamente neanche una traccia dell'artista.

Il finale è consegnato al suono ipnotico di 'Piligrim', un fluido lunghissimo di chitarre acustiche che giocano a rincorrersi sostenute dalla voce bellissima di Fink. Dopo 1 ora e 30' termina uno dei live più interessanti a cui abbiamo assistito nell'anno in corso, emozionante e vibrante come pochi. Fink non sarà mai etichettabile come mero cantautore, ma questa sera abbiamo una certezza: l'ex DJ della Cornovaglia oggi è diventato artista completo. Ci saluta con sorrisi, e nei suoi occhi leggiamo anche della sincera commozione; caro Fink ci hai commosso anche tu, stanne certo.

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