War On Drugs @ Fabrique, Milano
18-11-2017

di Tommaso Benelli

E’ un Fabrique gremito quello che si appresta ad accogliere Adam Granduciel e i suoi War On Drugs. Ormai non sappiamo più che aspettarci dal pubblico italiano: solo dieci giorni prima, i Fleet Foxes, che credevamo assai popolari, hanno suonato nello stesso locale davanti ad una platea invero molto ristretta. Stasera invece c’è il pienone, come non lo vedevamo dai tempi degli Wilco, che passarono di qua lo scorso anno: un segno, forse, che l’idea classica di rock, quello all’americana, in Italia piace ancora e molto.

I War On Drugs ci sono sempre piaciuti. Il loro country-rock onirico, permeato di synth e chitarre riverberate, colpisce con veemenza le corde della nostra sensibilità. Le loro canzoni sono di quelle che emozionano; non passano per vie oblique, non danno la precedenza al piacere intellettuale: arrivano dritte al cuore, dolci e malinconiche, solenni e trascinanti, rabbrividiscono (in senso positivo) la pelle. Il loro ultimo disco, ’A Deeper Understanding’, aveva il difficile compito di far da seguito all’acclamatissimo ’Lost In The Dream’, ma non ci ha lasciato delusi e l’abbiamo adorato fin dal primo ascolto.

Se la scommessa era quella di ricreare le pittoresche atmosfere evocate dai loro dischi, questa può dirsi vinta. Il concerto dei War On Drugs 'arriva', come un muro di suono imponente e trasognato. Le tre tastiere presenti sul palco giocano in ciò un ruolo chiave, ricostruendo il disteso tappeto sonoro sul quale la bella voce di Granduciel decanta le sue canzoni, mentre la sua chitarra solista le ricama di piacevoli e suggestivi assoli. Non sono poi mancati in scaletta i grandi classici del loro repertorio, da ’An Ocean In Between The Waves’ a ’Red Eyes’ a ’Buenos Aires Beach, eseguite nella prima parte di concerto, fino a ’Burning’ e ’Under The Pressure, suonate in prossimità della chiusura. Hanno funzionato ottimamente anche le nuove canzoni, ’Thinking Of A Place e ’Holding On su tutte.

Se poi dobbiamo scendere nei dettagli tecnici, delle pecche ci son state. Nonostante le tastiere coprissero come magma il suono della band, non sono passati inosservati i due-tre attacchi sbagliati del batterista, oltre che qualche stonatura da parte di Adam nell’esecuzione degli assoli. Certo, in fondo tutto ciò passa in secondo piano, e non più di tanto ha intaccato sulla riuscita della performance, ma vedere una band tanto celebrata cadere in piccolezze del genere fa il suo effetto, non proprio positivo.

Che dire quindi del concerto? Bello, senz’altro. D’altra parte, il trasporto e le magia che ci aspettavamo ci sono stati. E’ stata, però, anche una performance un po’ piatta, monocolore, giocata su ritmi ripetitivi e soluzioni musicali estremamente simili l’un l’altra. Un dettaglio, quest’ultimo, che nei dischi arriva meno, ma che forse, in un'esecuzione dal vivo protratta per un’ora e mezza abbondante, finisce alla lunga col farsi sentire, suonando deleterio. Poco male, in fondo: abbiamo assistito ad una serata piacevole, in compagnia di musica comunque bellissima. Non sarà stato un concerto pienamente lodevole, ma ce ne andiamo soddisfatti per tutte quelle buone sensazioni che è riuscito comunque a procurarci.


The War on Drugs Setlist Fabrique, Milan, Italy 2017, A Deeper Understanding


[Foto di Gianluca Dominoni]

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