Destroyer @ Teatro Barcelò, Madrid (Spagna)
25-11-2017

di Antonio Paolo Zucchelli

Sabato sera di fine novembre: siamo a Madrid, oggi particolarmente trafficata. Diventa difficile perfino muoversi a piedi nella Gran Via e nelle sue altrettanto eleganti strade laterali a causa della presenza di una moltitudine di persone, intente agli acquisti pre-natalizi, favoriti soprattutto dagli sconti del weekend del Black Friday.

Noi ci troviamo nel quartiere di Malasaña, centro del divertimento notturno madrileno e recentemente riqualificato anche grazie al lavoro delle band dell’ottima nuova scena garage-rock cittadina (basti citare band quali The Parrots, Hinds e Los Nastys), che l’hanno aiutato a ritrovare quella vivacità positiva che si era andata a perdere qualche anno fa. La venue che visitiamo stasera è il Teatro Barcelò, un gradevole e spazioso club, situato a pochissimi passi dal Tribunal e dalla brillante Calle Fuencarral: a suonare troviamo Destroyer, autore dell’eccellente ‘Ken’, uscito a ottobre per Merge Records e Dead Oceans, e Nicholas Krgovich, che realizzerà il suo nuovo album, ‘In An Open Field’, proprio la prossima settimana.

Quando entriamo nella venue di Calle Barcelò, poco dopo le otto e mezza, il musicista canadese dai capelli grigi sta già suonando da qualche minuto: è solo sul grande palco del Teatro, ancora abbastanza vuoto per ora, accompagnato unicamente dal suo piano. La proposta del musicista originario di Vancouver, ma residente in California, è molto intima e sarebbe bello poterla ascoltare in un’atmosfera raccolta, ma purtroppo ciò non avviene: chi sta vicino al palco, infatti, fa fatica ad ascoltare la musica di Krgovich perché ai bar, posti nei due lati e al fondo della sala, parecchia gente, in attesa del main act, parla con un tono di voce piuttosto elevato, non lasciando la possibilità a chi era interessato di poter godere della comunque ottima prestazione dell’esperto canadese. Nicholas non è tipo da abbattersi e prosegue il suo live senza mai lamentarsi, da vero professionista qual è, ma molto del senso della sua performance va a rovinarsi: a fine concerto quei pochi che lo hanno ascoltato con attenzione gli tributano un giusto applauso, ma il comportamento del pubblico madrileno in questo caso, ci dispiace dirlo, ci ha deluso.

Sono passati pochi minuti dopo le nove e mezza ed ecco Bejar e la sua band apparire sullo stage del club della capitale spagnola, che nel frattempo si è parecchio riempito: è la opening track del recente ‘Ken’, ‘Sky’s Grey’ ad aprire le ostilità stasera, con le sue sottile percussioni che lasciano poco dopo lo spazio alla calda voce di Daniel. La strumentazione rimane molto minimale per qualche minuto, ma bastano già i vocals di Bejar a emozionarci: quando synth, batteria e i deliziosi fiati – sax e tromba – entrano nel mix la raffinatezza e l’intensità dei sentimenti raggiungono livelli assai elevati (e siamo solo alla prima canzone della serata).

Il maggiore uso dell’elettronica del nuovo LP si fa sentire con il singolo ‘Tinseltown Swimming In Blood’: se qui i synth non ci regalano la stessa buona impressione che ci avevano dato sul disco poiché meno eleganti, anche se estremamente divertenti, sono gli assoli del sax prima e della tromba poco dopo a impreziosire questo brano. Mentre la batteria del bravo Josh Welsh continua imperterrita a pulsare, dando spesso un ritmo inaspettato ai pezzi, il barbuto musicista della British Columbia, che, come da ormai alcuni anni, nei live-show si occupa solo dei vocals, ci riporta in quell’atmosfera di spensieratezza che tanto abbiamo amato grazie a ‘Times Square’: chiudiamo gli occhi per qualche momento e sognamo di ritrovarci in quella piazza, uno dei punti più nevralgici del nostro pianeta, lasciandoci cullare dai suoni raffinati d’ispirazione jazz che questi canadesi sanno perfettamente dipingere.

Se ‘A Light Travels Down The Catwalk’ usa il basso e dei rumorosi synth per accmpagnare i vocals di Daniel, ‘Rome’ ci colpisce soprattutto per il suo spirito rock e per la sua potenza. Una perla dal passato, ‘Looters’ Follies’, ci regala altra eleganza e tranquillità, con piano e fiati ancora protagonisti, prima che improvvisamente l’intervento della batteria aggiunga un tocco di gradita e assolutamente inaspettata follia al brano. Ci emozioniamo con ‘Poor In Love’, ricca di sentimenti, e ci facciamo trasportare dall’esaltazione di ‘Cover From The Sun’, prima che le emozioni di ‘Rubies’ chiudano il set ancora una volta nella pura eleganza.

Anche oggi Bejar e la sua sempre ottima band hanno dimostrato la classe e la raffinatezza della loro proposta, riproponendo in ottima maniera i pezzi del nuovo LP e arricchendo spesso la loro musica con nuovi elementi: difficile non venire toccati nel cuore dai loro live.


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