Ulver @ Festsaal Kreuzberg, Berlino (Germania)
25-11-2017

Novembre è quasi andato, inizia a fare freddo sul serio a Berlino e il fitto reticolato di canali che frastaglia il quartiere di Kreuzberg esala vapori gelidi. Così, a me e gli altri avventori del concerto degli Ulver, il cammino verso la Festsaal sembra un pellegrinaggio attraverso la tundra norvegese che ha dato i natali ai lupi di Kristofer Rygg aka Garm.

Il primo a calcare il palco è stato Stian Westerhus, cantautore e chitarrista norvegese oggi parte fondante della formazione degli ultimi Ulver; è affidato infatti a lui il lavoro di ricamo chitarristico altrimenti assente nella formula synth-pop degli Ulver di ’The Assassination Of Julius Caesar’. La mezzora di show solista di Westerhus è stata dilatata e suggestiva, con lo scapigliato norvegese impegnato in dolenti vocalizzi a metà tra Jonsi, ma privo della sua grazia fatata, e Scott Walker e a produrre con la sua chitarra ora folate di rumore ora arpeggi striduli e ficcanti.

Manco un minuto di pausa per Stian, che, armato di archetto, ha dilatato la coda della sua ultima canzone per permettere l’ingresso sul palco del resto del branco; di nero incappucciato, l’ultimo a salire sul palco è stato Garm, quasi non ne avremmo visto il volto, ma, con quella voce così evocativa, immaginarne ogni corrucciamento è stato facilissimo. ’Nemoralia’ ha dato inizio al lungo bombardamento di synth e beat che avrebbe percorso, rimodellandolo e riordinandone le parti, ’The Assassination Of Julius Caesar’ nella sua interezza.

Le uniche parti dello show estranee all’ultimo full lenght della band avrebbero riguardato peraltro il suo EP collaterale ’Sic Transit Gloria Mundi’, perché è questa l’urgenza che il gruppo norvegese sente oggi, senza mezze misure. Del resto la qualità degli Ulver è stata sempre così alta che anche quella che è stata definita la loro svolta pop è stata accolta con fiducia anche dal più intransigente dei metallari che li seguono dai loro primi ruggiti black metal. E quindi eccoli lì alcuni metallari a scuotere convinti il capo, anche sui momenti più groovy della coda techno di ’So Falls The World’. Finanche sulla cover finale di ’The Power Of Love’ di Frankie Goes To Hollywood, sì di ’The Power Of Love’ di Frankie Goes To Hollywood.

Tutto lo spettacolo è stato accompagnato poi da un laser show impeccabile, mai pacchiano ed efficacissimo nel mischiare luci e icone, le colonne dell’antica Roma a quelle della casa bianca di Trump, a incendiarle insieme.


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