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15-7-2007
Mudhoney @ Spaziale Festival, Torino
"I feel bad, and I've felt worse / I'm a creep, yeah, I'm a jerk / Come on / Touch me, I'm sick."

L’hanno fatta. La canzone simbolo del gruppo di Seattle, citata ironicamente anche nella commedia sul grunge 'Singles' (di Cameron Crowe, 1992) come singolo della sgangherata band di Matt Dillon (gli altri membri di quella band erano i Pearl Jam, solo uno tra i tanti cameo presenti nella pellicola) irrompe improvvisamente a metà concerto.

La serata è di quelle calde estive, col sole che tramontando allunga le ombre all’infinito. Il cortile all’aperto dello Spazio 211 è un posto perfetto per i concerti, zanzare a parte. Piccolo, ma non troppo, in modo da permetterti di vedere bene il bel palco un po’ dappertutto. Archiviati senza troppo clamore i Beasts of Bourbon, band blues-rock di discreto livello direttamente dalla scena underground australiana, è il momento per questo ritorno in Italia dei rinati Mudhoney.

Considerati da molti come il primo vero gruppo grunge (lo testimonierebbe il fatto che il termine fu coniato dopo il loro tour britannico nel 1989 insieme ai Sonic Youth, loro grandi estimatori), i Mudhoney nascono in un sobborgo di Seattle (Bellevue, WA), nel cui liceo cattolico Mark 'Arm' McLaughlin con alcuni amici fonda nel 1981 dapprima i Mr.Epp And The Calculations (band ironica ispirata al loro professore di matematica, che si guadagna in una trasmissione radiofonica locale l’epiteto di "peggior rock band del mondo"), poi, insieme a Steve Turner, Alex Vincent, Stone Gossard, Jeff Ament (questi nomi ricordano qualcosa, ndr) la storica band dei Green River (è il 1984), debuttando l’anno successivo con l’EP 'Come On Down' (disco spesso considerato come il primo vero disco grunge).

Nel 1988 Steve Turner, Mark Arm e il batterista Dan Peters decidono di chiamare il bassista Matt Lukin, di recente fuoriuscito dai Melvins, per formare una band, che chiamano 'Mudhoney' in onore di un altro film, uno dei tanti di Russ Meyer, che avevano visto proprio in quel periodo.

Ma stasera al basso c’è ovviamente Guy Maddison, ormai membro fisso della band fin dall’abbandono del problematico Lukin nel 1999, e con cui i Mudhoney hanno inciso gli ultimi due album: 'Since We've Become Translucent' del 2002 e 'Under A Billion Suns' dello scorso anno.

La partenza è di quelle al fulmicotone, con 'You Got It' come prima. Singolo che insieme a 'Touch Me, I'm Sick' battezzò nel 1988 la loro miscela esplosiva di garage-rock misto ad influenze di 'Detroit sound' alla MC5, passando per Stooges, Hendrix e blues psichedelico. Poi c'è 'Suck You Dry'. Pezzo infuocato, tratto dal primo album pubblicato dalla band con un'etichetta major ('Piece of Cake', Reprise Records, 1992).

Passando per le più recenti 'It Is Us', 'Where Is The Future', 'Hard-On For War' (dell’ultimo album) e 'Inside Job' (suonata nell’album in studio dal bassista Wayne Kramer degli MC5) approdiamo alla perla 'No One Has' (del primo LP 'Superfuzz Bigmuff', SubPop, 1988) in cui si sentono echi di Led Zeppelin e Black Sabbath. Le radici del gruppo sono ancora esplorate a fondo con 'Sweet Young Thing Ain't Sweet No More', lato B di 'Touch Me, I'm Sick', eseguita in successione subito dopo.

Di nuovo nel presente con 'Where The Flavor Is', (da 'Since We've Become Translucent, album che sancisce il ritorno all’indipendente Sub Pop e, come abbiamo già detto, l’esordio discografico del poderoso bassista Maddison). Si prosegue tra riff incendiari e muri di suono con 'I Have To Laugh', da 'Tomorrow Hit Today' (Reprise, 1998), l’album in cui le influenze blues si fanno più evidenti e che racconta le contraddizioni della società americana, e 'Into The Drink', singolo tratto da 'Every Good Boy Deserves Fudge' (Sub Pop, 1991), album che risente invece di atmosfere surf rock e pschedelia sixties.

A chiudere l’esibizione 'Get Into Yours' e un’indimenticabile 'Here Comes Sickness' (da 'Mudhoney', Sub Pop, 1989), 'In 'N' Out Of Grace' ('Superfuzz Bigmuff', SubPop, 1988), e 'Hate The Police' (singolo del 1991 contenuto nella raccolta 'March To Fuzz', Sub Pop, 2000).

Unica nota dolente della serata, il volume della musica. Come per il live dei Sonic Youth della settimana precedente, davvero troppo basso. Incapace di trasmettere quella scossa adrenalinica che i due gruppi sanno ampiamente creare.

[Le foto sono di Stefano Ferreri]

Alberto Salvalaio
Mudhoney @ Spaziale Festival, Torino
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