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CONCERTI

Arcade Fire @ Piazza Castello, Ferrara

di Francesca Carcucci

Non appena le stelle iniziano a intravedersi e il castello che circonda il pubblico si illumina di arancione gli Arcade Fire vengono accolti trionfalmente. Tempo ne è passato dalla loro unica precedente tappa italiana per il tour di 'Funeral': il piccolo e scarno palco del Transilvania Live di Milano mal si addiceva alla loro grandiosità e soprattutto alla quantità numerica dei componenti della band (una dozzina). Qui, sotto le stelle di Ferrara, le cose sono diverse, più consone a un gruppo che, sebbene sia solo al secondo album, sembra non poter mai sbagliare.

Il palco è caratterizzato dalla presenza diversi schermi tondi fissati su strutture coniche sui quali sono proiettate le immagini dei membri della band, ripresi da angolazioni inconsuete, e che permettono di non perderci quasi nulla dello spettacolo. Subito, infatti, ci si accorge che per chi non ha ricevuto dalla natura un’altezza di almeno centottanta centimetri sarà difficoltoso poter osservare tutti i musicisti in azione. Il neon è l’altro elemento ornamentale dello show: decorazioni, proiezioni e gli abiti stessi della band sono fluorescenti e donano, insieme a un eccellente impianto luci, una visione d’effetto.

A vedere gli strumenti presenti sul palco (chitarre, basso, percussioni, fiati, fisarmonica, contrabbasso, violini e addirittura un organo a canne!) sarà un concerto che non entrerà mai nel dimenticatoio. Si parte con la travolgente 'Keep The Car Running' e subito dopo No Cars Go. L’impressione personale è quella di due schiaffi in pieno viso. Il pubblico è commosso, deliziato, emozionato. Siamo solo all’inizio, e loro finalmente sono qui per noi.

La set-list prevede l’esecuzione quasi integrale di 'Neon Bible' e delle perle contenute in 'Funeral': durante 'Haiti' possiamo ammirare tutta la dolcezza della voce e delle movenze della bellissima Régine Chassagne, stretta in un rosso vestitino luccicante di strass argentati. Per l’intera esibizione continuerà a cambiare strumento, passando con noncuranza dalla fisarmonica alla batteria alle tastiere. E la stessa cosa faranno spesso gli altri musicisti.

Con la superba 'Laika' la band si infervora e con un ritmo indiavolato fa scatenare il pubblico ormai in completo visibilio. La voce malinconica e disperata di Win Butler fa tremare le corde dell’anima, il chitarrista appoggia un casco da motociclista su un tubo di neon e lo picchia freneticamente con le bacchette, il tastierista si accanisce sulle sbarre dell’impalcatura del palcoscenico. Ne segue un boato di applausi e urla.

Sembrava impossibile che gli sfarzosi suoni dell’ultimo album potessero essere ricreati anche nell’ambito live, eppure ecco 'Black Mirror', 'Neon Bible', 'Intervention', 'Antichrist Television Blues', 'Ocean Of Noise': non ci fanno mancare niente questi ragazzi. E tutto è perfetto, un sogno musicale ad occhi aperti.

Concludono con i due singoli contenuti in 'Funeral' che hanno reso celebri gli Arcade Fire in Italia: 'Power Out' e 'Rebellion (Lies)'. Fortissima la risposta emozionale dei fans che anche dopo la fine delle canzoni continuano a cantare e a battere le mani.

E non si smette di applaudire fino a quando il gruppo non si ripresenta sul palco per il bis: una splendida 'My Body Is A Cage' resa ancora più maestosa che su disco grazie alla presenza imponente dell’organo. Se ne vanno salutandoci con 'Wake Up'. Gli schermi e il tendone che chiude posteriormente palco proiettano le immagini del pubblico delle prime file, un pubblico in festa con le braccia in alto che rende quell’ "ohh-ohh", leitmotiv della canzone, un urlo liberatorio.

Senza timore di esagerare, chi non c’era si è perso qualcosa di irripetibile.