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6-5-2008
Le Luci Della Centrale Elettrica @ Magnolia, Segrate (MI)
OK, io ci posso provare a descrivere il concerto di ieri sera, ed in generale l'effetto che una performance di Vasco Brondi dal vivo può provocare. Ma avviso subito che ritengo che tentare di utilizzare parole per rendere l'idea di quello che succede su quel palco è un po' come cercare di intrappolare l'unicità di questo artista, così come dargli un qualsiasi voto significa un po' sporcare la sua purezza. Sarebbe bello, per una volta, che tutti i media italiani semplicemente si rifiutassero di recensire qualunque cosa provenga da questo 24enne di Ferrara, e che le vendite del disco e le presenze ai concerti fossero spinte soltanto dal passaparola tra appassionati, proprio perché la straordinaria carica emozionale della proposta di Vasco può essere compresa solo vivendola in prima persona, ed ogni descrizione e riferimento sarebbero comunque fuorvianti.

Un passaparola anche qui senza troppi riferimenti o spiegazioni, solo sentire sempre più gente che dice "Andiamo a vedere Le Luci Della Centrale Elettrica", così come lui stesso urla in 'Piromani'. Mi rendo conto che è un concetto troppo romantico, tanto che un noto mensile musicale italiano ha già dedicato la propria copertina proprio a Vasco, e per un altro l'esordio 'Canzoni Da Spiaggia Deturpata' è disco del mese, quindi a questo punto tanto vale sottostare al solito gioco per cui l'hype intorno ad un fenomeno meritevole di averlo si crea anche parlandone sui media, dove la parola 'gioco' può, in questo caso, essere corretta in 'giogo'.

Intanto segnaliamo il supporter F Punto e L'Uomo Armato, cantautore rigorosamente voce, chitarra ed armonica, che si fa accompagnare da un clarinetto. Canzoni senz'altro interessanti, che, nella loro delicatezza, riescono con forza ad esprimere le idee politico sociali dell'autore, le quali per quanto mi riguarda sono un po' troppo estremiste, ma va comunque apprezzato il tentativo di far riflettere l'ascoltatore argomentando le proprie ragioni nel modo più sobrio e deciso possibile.

Poi arriva il duo delle meraviglie, ovvero Vasco e Giorgio Canali, che ha messo la propria esperienza al servizio di questo artista. Il locale è pieno, nonostante ai Magazzini Generali suonino gli osannati Battles, e Vasco inizia subito proprio con 'Piromani', nelle cui prime parole c'è già molto dell'immaginario dell'autore: "Incendia le farfalle meccaniche, le rose lisergiche e i nostri pochi orgasmi, ti ricordi dei combattimenti tra i cigni finti, e delle sere a sbranarsi e delle sere a strafarsi", parole, come tutte le altre, che Vasco non canta nel senso più letterale del termine, e nemmeno si può dire che parli normalmente, né che urli, né che declami, e nemmeno che biascichi, al massimo ci si può immaginare un misto tra tutte queste forme di espressione.

Il suono della sua chitarra riesce ad essere duro anche quanto è a bassa intensità, e quando poi le pennate vengono date con più energia, e viene schiacciato un pedale che crea un riverbero del suono, il tutto si fa particolarmente abrasivo, anche perché l'intonazione della voce segue ovviamente quella delle sei corde.

Vasco è rigorosamente seduto, mentre Canali sta in piedi ed il suo accompagnamento, sia alla chitarra che, più raramente, alla voce, non è mai invadente ma sempre un complemento ideale sia ai momenti di quiete apparente che alle scariche di rabbia e tormento che caratterizzano le singole canzoni.

Ci si mette un attimo a farsi rapire dalla purezza di Vasco, perché purezza non è certo sinonimo di delicatezza, ma si può averne molta di più maltrattando sia le corde della chitarra che quelle vocali per eseguire "Canzoni di amore e merda dalla provincia", come dice l'autore sul suo MySpace, dal quale probabilmente si possono estrarre le migliori parole possibili per descrivere la sua proposta: "Un cantautorato attualizzato, che non trascuri le distorsioni sature, le frasi urlate, i ritmi ossessivi. Una chitarra acustica/distorta comprata a rate e una voce che sussurra urla e tossisce."

Sono questi gli elementi con cui Vasco riesce ad esprimere gli sbalzi d'umore, la crudeltà, la progressiva perdita di calore umano propri del nostro tempo, sia nei brevi passaggi con cui vengono espresse, più efficacemente che con mille parole, le lotte interiori ed esteriori che chiunque è costretto ad affrontare in campo sentimentale ("Addio fottiti, ma aspettami"), che quelli in cui si affronta il male di vivere, l'ansia correlata al degrado sia urbano che morale e la voglia di fare tutto il possibile per migliorare quello che c'è intorno a noi con la paura di non riuscirci e di doversi forzatamente rassegnare.

Tutti i ragazzi presenti al Magnolia sono letteralmente magnetizzati, e guardando un po' di gente in faccia, le espressioni non sono quelle di coloro che vivono in prima persona tutto questo disagio, piuttosto di chi comunque ama riflettere su dove si rischia di arrivare se la cultura, soprattutto quella legata alla musica, continuerà ad essere considerata sempre più un qualcosa di secondo piano (l'urlo "I CCCP non ci sono più" colpisce proprio perché nessuno o quasi l'ha lanciato quando la cosa è successa), se si asseconderà sempre di più l'etica del superuomo e verrà considerata un'onta personale una richiesta come "Proteggimi dai lacrimogeni e dalle canzoni inutili", se sempre più la nostra personalità ed il nostro modo di vivere saranno specchio di affreschi apocalittici come "Negli appartamenti subaffittati sulla scia dei carri armati parcheggiati senza toglierci le scarpe ci siamo addormentati", se crederemo di arricchirci spiritualmente con attività in realtà vuote di ogni contenuto, e quando poi ci saremo resi conto che li vuoto che ci sta attorno è anche dentro di noi non potremo fare altro che pensare "Cosa racconteremo ai figli che non avremo di questi cazzo di anni zero".

E allora probabilmente coloro che potrebbero affrontare questo sfacelo strisciante ma continuo non sono pronti a reazioni radicali per ribaltarlo dal basso, né mai lo saranno, ma anche un richiamo alle coscienze di chi ha un cuore ed un cervello realmente pensante, come quello che fa Vasco, può essere utile per poter sperare che si possa dire "Trasformiamo questa città in un'altra cazzo di città" con un minimo di probabilità di riuscirci. Le ultime parole di Vasco, prima del bis in cui canterà invece Giorgio Canali, sono una citazione da 'Il Cielo è Sempre Più Blu' di Rino Gaetano, ed in particolare viene ripetuta la frase "Chi muore al lavoro" più e più volte, prima che il nostro si alzi, si avvicini al microfono e dica "Chi muore al lavoro non è solo chi muore fisicamente al lavoro", e arriva il più forte tra tutti gli abbracci ideali che il Magnolia ha riservato questa sera ad un personaggio sensazionale. "Andiamo a vedere Le Luci Della Centrale Elettrica. Andiamo a vedere le luci della centrale a turbogas."

Stefano Bartolotta
Le Luci Della Centrale Elettrica @ Magnolia, Segrate (MI)
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