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28-7-2008
Mars Volta @ Spaziale Festival, Torino
Nonostante qualche colpo sia andato a vuoto nella recente produzione in studio della band ispano-americana, con episodi non certo all'altezza degli esordi e delle conseguenti aspettative, il live set proposto in questa edizione 2008 dello Spaziale Festival di Torino è comunque interessante per l'estrema abbondanza di spunti e la spettacolarità dell'esibizione proposta sul palco.

Sarà forse utile per dare un'idea della serata allo Spazio 211, e soprattutto per coloro che non fossero molto aggiornati sulla scena alternative rock e new progressive, fare qualche passo indietro e rispolverare la già lunga carriera dei Mars Volta: è il 2000 e gli At The Drive-In sono al culmine della loro fama, alle prese con l'ultimo lavoro 'Relationship of Command', che però è già frutto di un compromesso che mette in secondo piano la recente deriva sperimentale non gradita ad alcuni fra i componenti del gruppo. Inevitabile e imprevista la spaccatura e il conseguente scioglimento della band dà origine a due creature. Da una parte l'accoppiata formata dal chitarrista Omar Rodriguez Lopez e dal cantante Cedric Bixler Zavala a plasmare appunto i Mars Volta, dall'altra gli altri tre membri a cimentarsi in un progetto, quello denominato Sparta, votato ad un genere emo-core.

Considerati ormai unanimemente eredi dello stile progressive (e lo hanno ampiamente dimostrato nell'esibizione davanti al pubblico torinese), intorno al gruppo si crea da subito un alone surreale e vagamente mistico, che parte dal nome di matrice felliniana, passando per le influenze dichiarate (Fela Kuti, Jaco Pastorius, Brian Eno, Can, King Crimson, Robert Fripp, Fall e pure Vincent Van Gogh e Carlos Castaneda), fino ai temi ispiratori e alle creazioni di termini del tutto nuovi per dare un titolo a canzoni o album ('Televators', 'Metatron', 'Tetragrammaton' solo per fare qualche esempio).

Il debutto, come dicevamo, è di quelli fulminanti con l'EP 'Tremulant' (GSL, 2002) e il successivo album 'De-Loused In The Comatorium' (Universal, 2003) che lasciano presagire una carriera di quelle memorabili, poggiata saldamente su pilastri costituiti da stravaganze psichedeliche, improvvisazione in stile free-jazz e folgoranti intuizioni al limite dell'hardcore. Peccato che le aspettative della prima ora siano parzialmente disattese col seguente 'Frances The Mute' (Universal, 2005), un album discreto, che risulta però più caotico e meno ispirato. Dopo l'ulteriore prova non proprio brillante di 'Amputechture' (Universal, 2006), è la volta di quest'ultimo 'The Bedlam In Goliath' (Universal, 2008) esplorato in questa prima data delle due fissate in Italia con ben 4 pezzi, almeno la metà di quelli in scaletta.

Ci si stupisce ancor prima che i Mars Volta comincino a suonare, nessuna band di supporto infatti, e si prosegue con l'orario insolitamente anticipato, tanto che c'è ancora la luce del sole a illuminare il palco. Il concerto si apre con 'Goliath' che mette subito in evidenza la strabordante intensità della batteria di Thomas Armon Pridgen e della tastiera di Isaiah Randolph 'Ikey' Owens, che si lanciano in assoli alternati e trascinanti mentre una leggera pioggerella comincia a cadere sul pubblico. Seguono la lunghissima 'Viscera Eyes' e le evoluzioni acrobatiche di Cedric con balzi molleggiati e con l'asta del microfono roteata in aria, e di Omar che si lancia in un lunghissimo solo di chitarra che coincide con la fine dell'inopportuno temporale estivo.

Si passa senza quasi soluzione di continuità a 'Wax Simulacra', seguita da 'Ouroborous', sempre da 'The Bedlam In Goliath', ed è anche l'ora di Adrián Terrazas-González che dal sax tenore è passato ad un clarinetto purtroppo quasi impercettibile. Anche il costante falsetto dei primi pezzi comincia a stentare e l'utilizzo degli effetti ad arricchire (e aiutare) la voce si fa necessariamente più marcato. Seguono 'Ilyena' e 'Cygnus... Vismund Cygnus'. L'insistenza progressiva che a turno evidenzia le chitarre, che spesso eccedono con l'uso di delay e altri effetti, il sax, la batteria e il synth maneggiato dal percussionista Marcel Rodriguez-Lopez, fratello di Omar, si fa sempre più serrata, e si alternano vorticosamente evoluzioni che percorrono territori inaspettati e variegati che si allungano trasversalmente persino attraverso atmosfere funky e riff in stile Black Sabbath.

Dopo una breve pausa nell'intensità della performance con una languida 'The Widow', ancora da 'Frances The Mute', che ottiene un'energica risposta da parte del pubblico nonostante i cali di voce si acuiscano ulteriormente, il concerto si avvia alla conclusione con improvvisazioni e con una stucchevole e inutilmente intricata 'Aberinkula', nonostante il basso in grande spolvero dell'immobile Juan Alderete, inchiodato per tutto il concerto alla sinistra della batteria, riesca a creare tracciati coinvolgenti.

Nel finale la scelta di non fare alcun bis (un paio i pezzi probabilmente preventivati e non eseguiti) con annessa inevitabile aspra polemica di alcuni fra i più accaniti del pubblico. In totale si sono sfiorate le due ore di musica (a dispetto però di certi annunci pre-evento che anticipavano ben tre ore), e tutto sommato, per parte nostra, non c'è da lamentarsi visti i tempi che corrono.

[Le foto sono di Stefano Ferreri]

Alberto Salvalaio
Mars Volta @ Spaziale Festival, Torino
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