8-12-2008 Isobel Campbell & Mark Lanegan @ Union Chapel, Londra (UK)
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Collegare il Natale alla religione è impresa ogni anno più ardua. Relegare un concerto rock in una chiesa richiede il miracolo. A meno che non siate a Londra. Quella protestante, come fede, non è certo famosa per l’ortodossia. La Union Chapel è ufficialmente una Chiesa con tanto di messa celebrata la domenica, matrimoni, funerali e tutti i sacramenti. Ma è anche un locale regolarmente utilizzato dai circuiti del rock. Struttura gotica a pianta ottagonale. Il palco è sull’altare, le panche di legno sono le stesse utilizzate per i vari riti.
Non mi era finora capitato di entrarci. Sarà per questo che quando vedo arrivare il gruppo spalla, contrabbasso, violoncello, violino, chitarra acustica e ukulele, penso di aver preso l’accredito sbagliato e mi preparo a fotografare una messa cantata. Grazie a Dio (!) non è così. Se il 2008 ha cambiato un solo concetto nell’immaginario collettivo di cosa sia una rock band, quel concetto é la line-up. Una sequela di strumenti che fino a due anni fa sarebbero stati accettati per suonare gli Ultimi Quartetti di Beethoven oggi è pronta a scaldare il pubblico di Mark Lanegan. The Miserable Rich sono qui per aprire e stupire. Ennesima band dalle influenze folk, dagli arrangiamenti orchestrali, dalle venature calde e musica colta che spesso lascia le belle melodie per divagare in improvvisazioni strumentali elegantemente eseguite dai vari archetti di crine. Le canzoni parlano di serate alcoliche e Cina antica, ma appare a sorpresa anche la cover di 'Over And Over' degli Hot Chip, migliore dell’originale. Leggo che i cinque sono amici di Lightspeed Champion, hanno preso il nome ispirati dagli ospiti di un matrimonio aristocratico in cui suonarono a Roma e sono di Brighton. Sarà lo iodio, ma Brighton ha recentemente il più alto concentrato di creatività in Inghilterra.
Nell’intervallo vago tra il merchandising e sono incuriosito dalla fila al bar. Sorpresa. Scopro che il luogo sacro non consente il consumo di alcolici. Assistere ad un concerto a Londra senza la pinta sbrodolante in mano è un sacrilegio per il pubblico del rock. Stasera tutti sembrano accettare serenamente di sorseggiare un tè caldo in una tazza di porcellana. Sarà il freddo umido che le stufette elettriche appese lungo le colonne non riescono ad asciugare, ma gli inglesi riescono sempre a stupirmi. Alcuni blues intrattengono il pubblico. Va sottolineata la vittoria per la musica del Diavolo. Diffuse da altoparlanti sistemati su un altare, le 12 battute di un qualche chitarrista del delta sono libere di svolazzare tra le arcate di una vera chiesa. Non registro precedenti, chissà cosa penserebbe Papa-Ratz.
Così, tra una chiacchiera e un dolcetto, dentro una chiesa decorata con Christmas trees ai lati dell’altare-palco, ecco che invece del prete arriva sul palco-altare l’ex Screaming Tree, Mark Lanegan. Per uno che ha un album dal sacrilego titolo 'Whiskey For The Holy Ghost' l’occasione di portare il bicchiere direttamente nella sacra casa del suo ospite deve essere una soddisfazione.
Ma 'l’orco' non è solo, come fiaba vuole ogni 'bestia' sia accompagnata da una 'bella'. Isobel Campbell, l’angelo biondo (un po' meno biondo del solito per la verità) si affianca al suo mostro-protettore. Il suo vestito bianco si sposa con l’oscuro Mark. La sua voce da usignolo va a bilanciare la voce 'cavernicola' di Lanegan. La miscela non è nuova, ma funziona dall’alba dei tempi e funzionerà pure stasera.
Nonostante la loro prima canzone registrata sia 'Deus Ibi Est' (Dio è qui), i due proseguono sulla linea della provocazione relegandola al secondo posto. Aprono invece con 'Seafaring Song', con cui inizia anche il loro secondo album: 'Sunday At The Devil Dirt'. Sacro e profano sono inevitabilmente il mix della serata e si intrecceranno fino alla conclusione.
Un set generosissimo, 21 canzoni, è anche il motivo per cui tolgo la prima alle 5 stelle che si danno al concerto perfetto. La qualità delle canzoni é il loro punto debole. Se alcuni brani come 'Salvation', '(Do You Wanna) Come Walk With Me', 'Rambling Man' e anche la nuova 'Keep Me In Mind Sweethart' (parte di un EP appena uscito) sono talmente deliziosi che non stonerebbero in una compilation tra un Nick Cave e un Tom Waits, la produzione presa per intero ha delle cadute di tono con cui a fatica trattengo lo sbadiglio. I due sono famosi per le interpretazioni più che per le loro composizioni. Ne ho la prova evidente.
A salvare il concerto e renderlo un’esperienza da vivere non sono i brani quanto le esecuzioni. Avevo già visto Isobel Campbell un paio di volte, ma mi era finora sfuggito Mark Lanegan in ognuna delle sue infinite reincarnazioni. Sono felice di averlo incrociato in questa versione in duo, intimista e acustica. La sua voce dal vivo, stasera, è da pelle d’oca. Aggrappato a due mani al microfono, perso nei suoi testi, al buio quasi totale, l’apparire del suo canto scuote tutti incluse le immagini sacre e le tazze di tè.
Isobel è perfetta nel suo ruolo di contrappunto. Se da sola si perde in gorgheggi che restano instabili esercizi di stile, quando armonizza sopra le melodie di Lanegan la magia è garantita. Sporadicamente aggiunge un tocco di classe col suo violoncello, ma è un dettaglio che non impedisce alle voci di dominare la serata. La band che li supporta fa un onesto lavoro. Quattro giovanissimi che si alternano tra strumenti elettrici ed acustici per rendere i brani fedelmente.
Campbell & Lanegan sono separati da un oceano e probabilmente hanno le agende più fitte di tutto il panorama del rock. Finiscono per incontrarsi poco e quasi per caso. Provare a fare qualcosa di diverso, osare in un tal contesto sarebbe una rischiosa escursione in spazi ignoti che nessuno vuol assaporare. La seconda stella, sul mio giudizio finale, cade invece per un motivo non direttamente legato alla musica. Premetto, non pretendevo di assistere alla messa in scena della pantomima di 'La Bella e la Bestia', ma un minimo di interazione tra due voci che si parlano su testi sensuali come un film di Wong Kar-Way, non possono condividere lo stesso palco per poi ignorarsi. Capisco la dedizione e la concentrazione per l’arte, ma a cosa pensavano mentre cantavano 'Come On Over (Turn Me On)'?
Il concerto si chiude con 'Wedding Dress'. Scelta non casuale per una chiesa, ottimo brano del Lanegan solista, pescato da 'Bubblegum'. Una chitarra arriva a rompere la leggerezza della ballad con un 'outro' elettrico sotto la sua incredibile voce. Il verso finale però stride con il mio immaginario “…Now you love me, get a room, so you can love me”, suona fuori luogo. La sensazione è che i due senza nemmeno salutarsi siano già su due diversi aerei ad inseguire altri progetti. Lo so, siamo cresciuti e ci hanno detto che le favole non sono la realtà. Il dispiacere di un 'ending-non-happy' resta ma il piacere di aver visto un gran bel concerto lo ha compensato abbondantemente.
Valerio Berdini [courtesy from 'Liveon35mm.com']
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