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17-12-2008
Manu Chao @ Forum, Londra (UK)
Manu Chao è furbo come una volpe e consapevole che in Inghilterra la politica e la musica, meglio la politica e qualsiasi altra forma di intrattenimento, non vanno a braccetto come in altre zone del Continente. Qui non ci sono Bruni Vespa e Micheli Santoro in TV e non si va ad un concerto sfoggiando slogan e svicolando tra banchetti di ONG. Ci si va per la musica. Senza entrare nel contesto se sia giusto o sbagliato, chi è salito sul palco del Forum a Londra è ben altro da chi cantava sul palco del G8 a Genova anni or sono.

Manu Chao è un musicista con una passione totale per quello che fa, ovunque lo faccia e per qualsiasi pubblico gli si presenta. Manu Chao ha un'energia irresistibile, regala show interminabili (31 brani in scaletta) che non ti annoiano per un minuto. Manu Chao ha una coerenza invidiabile per le cose in cui crede e come si ripercuotono nel suo stile di vita. Manu Chao è, onestamente, spontaneo. Se fosse finzione, sarebbe da candidare alla Palma d'Oro.

A Londra non si sono visti banchetti, volantini, magliette e bandiere. Al centro solo la musica, la sua musica. Contiene abbastanza politica da non aver bisogno di demagogiche decorazioni per far arrivare il messaggio. Musica Gitana e canzone italiana, il Sudamerica e l'Africa, il punk e il reggae (vero Joe Strummer?), quell'indistinto confine tra la Catalogna e la Francia al di qua dei Pirenei. É internazionalismo a ritmo di rumba. Suoni che si mescolano in una macedonia equa e solidale che prende sapore solo perché Manu Chao, sul palco, sa essere lo zucchero e il limone che li tiene insieme. Quella musica che nei suoi album da anni si perde in sbadigli e "skip to next track", dal vivo si gusta in una sequenza ininterrotta di bocconi che armonizzano diversi sapori. Divertente come una fonduta al cioccolato tra amici. La sua è una sorta di musicoterapia. L'equivalente di una massiccia dose di antidepressivi senza effetti collaterali.

Un personaggio certamente non agnostico, ma sicuramente 'diagnostico'. Se capitate ad un concerto di Manu Chao, vi piaccia o no quello che suona, e vi ritrovate immobili a guardare scettici e stupiti il pubblico intorno a voi senza sentire un impulso a muovervi, a saltellare, a ballare allora no, non sono loro che sono impazziti. Siete voi che avete bisogno di uno bravo. Mollate i National, accantonate Death Cab For Cutie e Glasvegas vari e cercatevi un bravo psicoterapeuta.

Tornando alla serata al Forum, l'odioso (per me) nome di Radio Bemba Sound System, sinonimo di 'la sua band', si materializza in un paio di percussionisti (minimo sindacale), un tastierista che si diletta alla tromba quando necessario, un chitarrista che suona qualsiasi musica sia contenuta tra il flamenco e gli AC/DC e un bassista enorme che mi convince di aver bisogno della sua massa per tenere un ritmo così incessante. Poi c'è lui, un folletto col cappello militare. Salta ininterrottamente come non hanno fatto tutte le band indie-rock inglesi e americane che ho visto negli ultimi cinque anni. Lascia spazio a tutti, se ne va, ritorna, resta solo, richiama il gruppo. Per il bis tira fuori dal cappello magico i due artisti maliani che produce e stanno andando fortissimo in UK: Amadou & Mariam. Suonano insieme poi continua da solo, poi arriva un altro bonghista a stordire. Sorride, invita e incita.

Tutto OK? No. Il problema? É semplice, come tutte le ricette che coinvolgono le emozioni e pure le macedonie. Non basta un folletto e la voglia di suonare per fare un concerto perfetto. Serve anche una base musicale, brani che vadano sottobraccio con la volontà di suonarli. Purtroppo Mano Chao lì si perde, anzi si è perso da un bel po' d'anni. Se gli inizi spumeggianti con i Mano Negra sono un sogno irripetibile di un collettivo che non è più insieme e non ha più 20 anni, io, in compagnia di buona parte del mondo latino, avevo sperato in un seguito decente a quel gioiellino che fu 'Clandestino'. Dieci anni dopo siamo tutti delusi. Manu Chao conosce solo una ricetta ma la stessa macedonia non è più fresca. 'Próxima Estación: Esperanza', il secondo album, fu una riproposizione auto-citazionista del primo e il recente 'La Radiolina', nonostante il lungo break per un infinito giro del mondo a suonare e cercare ispirazione, è stato la resa definitiva. Un album senza capo né coda. Manca di una struttura, di un'anima e pure di una ninna nanna del livello di 'Me Gustas Tu' che riesce a fartelo ricordare. Ascoltato più volte scivola nella mia testa senza aggrapparsi a nulla.

Manu Chao è un performer, una pillola da prendere solo dal vivo. Se siete depressi, se siete stanchi, se avete la testa piena di ombre, andate a un suo concerto e un arcobaleno di note vi farà dimenticare tutto per tre ore. Vi sentirete più giovani, più leggeri, più impegnati, più zingari. Poi tornate a casa a sentire The Frightened Rabbit. Grande promessa, belle canzoni e quell'attitudine indie-rock disincantata e speciale che vi porta a leggere questo sito.

Valerio Berdini [courtesy from 'Liveon35mm.com']

Manu Chao @ Forum, Londra (UK)
Manu Chao @ Forum, Londra (UK)Manu Chao @ Forum, Londra (UK)
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