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9-2-2009
Howling Bells @ Islington Academy, Londra (UK)
Le aspettative non creano le delusioni, ma le amplificano. Ho aspettato un concerto degli Howling Bells per almeno 3 anni. Motivi oscuri, coincidenze astrali, l'influsso di Plutone o semplicemente impegni improrogabili mi hanno fatto perdere tutti i loro concerti, ad eccezione di un incontro casuale di una mezz'oretta in un palco secondario di un festival. Troppo poco per quanto amai il loro debutto.

Per questa data londinese, la prima in cui presentavano il secondo album dal vivo, sono particolarmente eccitato. Ed un po' preoccupato. Curiosando su MySpace ho sentito il nuovo singolo 'Into The Chaos'. Un brano che naviga con dubbia fluidità su oceani synth-etici. Arrivo alla Islington Academy con tutte le difese pregiudiziali alzate.

The Red Light Company aprono questa serata NME con una sorta di pop-rock che prova a mettere insieme l'inclinazione melodica del chitarrista quella metal del bassista e quella dark del cantante in una marmellata appiccicosa.

Asobi Seksu pensavo fosse il nome della cantante/tastierista giapponese a capo di questo quartetto. Su vocalizzi ossessivi e un beat electro si danno da fare le due chitarre ma tutto passa senza un guizzo. Scopro che hanno tre album, il nome vuol dire 'Casual Sex' e sono un (altra) band di New York. ShoeGaze. Obietto. Come si possano 'fissare le scarpe' suonando la tastiera e' l'obiezione più ragionevole che mi viene.

Non mi resta che sperare nel tanto atteso momento. Ecco l'aspettativa. Howling Bells arrivano guidati da lei, Juanita (Stein). La ragazza è senza dubbio in lizza con Kate (Jackson, The Long Blondes) per il ruolo di indie-foxy-singer. La sua fantastica voce, una sorta di PJ Harvey che dopo lunga psicoterapia scopre la sensualità, si prende il mio voto. La sua presenza magnetica è l'anima della serata.

Il concerto si apre con 'Blessed Night', dal debutto. Fotografo e canticchio, sperando in un titolo premonitore. Segue 'Cities Burning Down', musicalmente la cosa più vicina agli U2 anni '80 prodotta in questo secolo. Arriva poi 'Tresure Hunt', che aprirà il nuovo album 'Radio Wars'. Distratto a inseguire le ciglia di Juanita (Stein) e infastidito dai coretti di Joel (Stein, una serata da dimenticare per il chitarrista), mi concentro sulle foto e della canzone non mi resta nulla. 'Wishing Stone', che nell'album di debutto chiudeva la migliore sequenza di apertura apparsa in un cd in anni, stasera chiude il mio set fotografico.

Non sono particolarmente impressionato. La band sembra impacciata, tesa, insicura. Sarà che sono appena atterrati dall'Australia, sarà che è il primo concerto, ma il tutto stenta a decollare. Comprensibilmente concentrati sui nuovi brani la parte centrale scorre senza particolare picchi. Joel (Stein, sempre lui) è distratto dai suoi troppi miti. Che maltratti la chitarra con un archetto o suoni una dodici corde dalla forma del 'beatle-Höfner-bass' la sua è una serata no.

Raggiungo il mio amico in galleria (da cui una splendida vista dall'alto sul palco) che mi fa notare la presenza di vari post-it sulla tastiera accanto a Joel. What the fuck!? Vederlo con le dita cercare quei giallini come quando da piccoli giocavamo a inseguire i numeretti sul Bontempi portato da Babbo Natale è troppo. Quando l'attacco di 'Setting Sun' sembra finalmente portare una squarcio di sostanza ci si mette la sfiga. La chitarra di Juanita smette di suonare. La canzone si ferma, si cambia chitarra, riparte, non si aggancia la cinta. Qualcos'altro?

Lode alla tenacia, the Howling Bells in difficoltà tirano fuori gli artigli. Gran pezzo che mi fa sperare in una chiusura in crescendo. Invano. Glenn (Moule, batterista), lascia il suo strumento per avvicinarsi ad un altro synth. Un (diabolico) tasto fa partire il beat da una drum machine. 'Golden Web' è il pezzo più imbarazzante della serata. Un synth-pop martellante che ha l'unico pregio di ricordarmi che in musica non ci si improvvisa ciò che non si è. Il sandwich si chiude con 'Low Happening' unica di quelle prime quattro gemme dal debutto che mi regaleranno stasera. Non mi sazia. Due fette anche se del miglior pane, farcite con il nulla, non hanno sapore. Resta un sandwich vuoto. Il nuovo singolo, 'Into The Chaos', fonte della mia iniziale perplessità, chiude il concerto. Onore al merito il brano suona meglio della versione MySpace.

Ho letto la scaletta, so che c'è un bis di un brano: 'Toxic'. Quello che non potevo lontanamente immaginare è che fosse la cover della hit di Britney Spears. What the fuck!? (reprise). Se gli Howling Bells non avevano convinto l'ultimo tenace (me) che l'indie-guitar delle origini ha lasciato spazio ad una sorta di upbeat-pop incluse le sfumature synth che fanno tanto trendy al momento, ora lo sa. Troveranno sicuramente nuovi fans, per ora ne hanno perso uno.

Valerio Berdini [courtesy from 'Liveon35mm.com']

Howling Bells @ Islington Academy, Londra (UK)
Howling Bells @ Islington Academy, Londra (UK)Howling Bells @ Islington Academy, Londra (UK)
Howling Bells @ Islington Academy, Londra (UK)Howling Bells @ Islington Academy, Londra (UK)
Howling Bells @ Islington Academy, Londra (UK)Howling Bells @ Islington Academy, Londra (UK)
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