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CONCERTI

Patrick Wolf @ The Junction, Cambridge (UK)

Ancora prima di salire sul palco, Patrick Wolf ha un gran pregio: quello di attirare una moltitudine di ragazzi allegri, colorati, felici. Ragazzi disposti a lasciare da parte i bui pensieri che tormentano la loro adolescenza. Patrick Wolf è il permesso che consente la disinibizione, il permesso a lasciare le insicurezze chiuse nelle loro camerette. Il suo giovanissimo pubblico, forte del suo carisma e della comunità con cui si identifica, può sprigionare positività. Non succede spesso, anzi per chi segue il giro del rock indipendente, non succede quasi mai.

Il tema conduttore è la depressione, l'oscurità, la morte. Il colore che domina è il nero, le luci sono basse. Storicamente, dai Velvet Underground ai Glasvegas, passando per Joy Division e Jesus and Mary Chain e altre migliaia, le band impersonificano questo 'bad mood' che svolge una funzione catartica. Il pubblico proietta i suoi sentimenti al di fuori di sé. Sono poche le band 'allegre' e anche quando lo sono nel look, spesso nascondono una vena melanconica. Purtroppo nonostante la catarsi, l'immagine resta buia come i loro pensieri.

Con le porte del concerto di Patrick Wolf che si aprono in ritardo, si forma una lunghissima fila colorata e stravagante. Il promoter mi racconta che per soddisfare la richiesta di Patrick Wolf di avere tante 'mirrorballs' sul palco hanno dovuto cercare negli scantinati di tutti i locali di Cambridge i residui delle feste disco '70s. All'interno gli spot si schiantano sugli specchietti e si rompono in migliaia di gocce di luce colorate che piovono sul pubblico. Uno dei più antichi effetti visivi resta uno dei più efficaci.

Apre il set di Micachu, un trio che ha il nome d'arte della sua leader Mica Levi. Una ragazza dal look decisamente androgino che sembra molto più giovane dei 21 anni che suggerisce 'Wikipedia'. Suonano una sorta di electro-pop che fa abbondante uso di strumenti e oggetti inusuali, dal laptop alle bottiglie di whisky vuote. Il costante uso delle 'mini-guitars', acustica e elettrica, mi è sembrato più d'effetto che di sostanza. Come se Mica suonasse ancora la chitarra su cui ha imparato quando era troppo piccola per tenere una full-size. Interessanti, ma siamo ancora acerbi.

La prima cosa che noto di Patrick Wolf quando entra sul palco è la sua presenza scenica. Non solo è molto più alto di quello che pensavo, ma è così imponente che istantaneamente occupa tutto lo spazio, relegando ogni altro musicista ai quattro angoli del palco. Con le sue piume, i suoi mantelli, i pantaloni di pelle nere e i suoi capelli (oggi biondo platino) ho davanti qualcuno che chiaramente sostiene l'importanza e riporta l'immagine al centro di uno show. Per me è impossibile scollegare la sua figura dal giovane Bowie (ed é un complimento). Se la moda di 40 anni fa era decisamente diversa, l'approccio é lo stesso e le foto rendono l'idea più delle mie parole.

In tour per presentare in anteprima il nuovo album, 'The Bachelor', (uscita prefissata a giugno e pronto a rallegrare il pubblico dei festival di mezza Europa), la sensazione è che il nuovo sound si sia spostato decisamente sull'electro-pop. La musica di Patrick Wolf, nei lavori precedenti, è sempre stata in equilibrio tra l'elettronica e il baroque-pop con l'aggiunta di romantici passaggi al piano. Un artista eclettico, non vincolato a stili e stilemi, si diverte a suonare quello che gli piace e usa la sua immagine come collante che da uniformità all'insieme. Questa serata il limitato uso di archi hanno relegato la sua musica più orchestrale, di ispirazione canadese, a pochi sprazzi lungo un concerto che si è concentrato più sulle tastiere liberando il suo lato elettronico.

Il ragazzo è intelligente. Oggi essere malleabili, sapersi adattare al cambiare dei tempi mantenendo un'identità è il trucco migliore per restare a galla in mari tempestosi. Le ballads acustiche al piano, che sembrano riadattare gli adagi delle sonate di Beethoven, restano nelle sue mani. La tastiera qui è usata in modo percussivo per disegnare ogni forma di loop che faccia ballare quella moltitudine colorata che ha davanti. E lui balla con loro, legato in una complicata serie di cavi e trasmettitori, con il microfono fissato intorno alla sua testa in un incontro tra la fantascienza e Britney Spears, è libero di sprigionare la sua performance.

Il successo è indubbio, la recezione e l'entusiasmo per i brani nuovi come per i classici è la stessa. É così chiaro anche a lui che il pubblico non è li per ascoltare 'Magic Position' che si permette di modificare la scaletta. E proprio 'Magic Position', il suo hit più noto che era stato preventivamente inserito come intermezzo tra le nuove canzoni, viene spostato alla fine lasciando scorrere i nuovi brani, relegando e regalando la hit all'apoteosi finale. Funziona, le mirrorballs sfaccettano lucine su centinaia di ragazzi venuti a ballare e divertirsi.

Patrick Wolf è il primo fiore di una primavera che stenta a soppiantare un inverno infinito. Nonostante il suo lato performativo sovrasti decisamente la sua musica, stasera un'infinità di raggi sfaccettati da soli finti ci hanno ricordato che l'indie-rock può essere allegro, positivo, ottimista senza decadere nel pop radiofonico e nei trucchetti del mercato. Mika, quello con la kappa, è avvertito.

Valerio Berdini [courtesy from 'Liveon35mm.com']