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Indie-Roccia.it

CONCERTI

Arbouretum @ Lexington, Londra (UK)
Tim Hecker + OvO + Andrew Poppy @ Teatro Colosseo, TorinoTim Hecker + OvO + Andrew Poppy @ Teatro Colosseo, Torino
Tim Hecker + OvO + Andrew Poppy @ Teatro Colosseo, TorinoTim Hecker + OvO + Andrew Poppy @ Teatro Colosseo, Torino
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Arbouretum @ Lexington, Londra (UK)

di Valerio Berdini

Uno di quei concerti che capitano a sorpresa. Dal momento che so dell'esistenza degli Arbouretum al giorno in cui arrivo al Lexington per la loro data londinese sono passate un paio di settimane.

Solo un'ennesima dimostrazione che la scena alt.folk nordamericana, oggi siamo a Baltimore, è così ricca e di una qualità così elevata che seguire tutti è un'impresa ardua. Vivere a Londra (o vicino Londra) ha questo vantaggio. Dal momento in cui si scopre una band a quello in cui si scopre che suonerà da qualche parte a portata di treno è questione di settimane, se non giorni. L'occasione è offerta dal magazine Uncut per una delle sue 'club nights'. Il plus è avere tre bands. Oltre agli Arbouretum, Kurran & The Wolfnotes e The Goldheart Assembly mi intrattengono piacevolmente mentre sfoglio il numero di agosto di distribuito gratuitamente. Piacevole dettaglio.

Quando verso le 10 gli Arbouretum finiscono di sistemare gli strumenti e le prime note escono dagli amplificatori mi convinco che non aver saputo per anni dell'esistenza della loro musica è imperdonabile. Se il debutto 'Long Live The Well-Doer' (2004) è ancora acerbo, uscito in sordina e difficile da reperire, come possa essermi sfuggito il secondo, 'Rites Of Uncovering' (2007) è inspiegabile. Un album che non può mancare nella discografia di chiunque ami chi si fa crescere la barba prima di attaccare la chitarra. Gli spunti sono ovunque. Dal Bonnie Prince Billy più melodico ai Crazy Horses più acidi, escursioni post-rock a-la Akron/Family e splendide canzoni a-la Band Of Horses, nostalgie malinconiche di memorie 'grunge' e assoli che sfiorano echi stoner. Se ho messo troppa carne al fuoco è solo perché questi ragazzi sanno come cucinarla. Ascoltate 'Pale Rider Blues' e ditemi se non è una delle piu' belle canzoni del decennio.

David Heumann è la voce chitarra e l'anima degli Arbouretum. Dopo svariati cambi di line-ups, spesso all'interno dello stesso album, nell'ultimo 'Songs Of The Pearl' il gruppo si è finalmente stabilizzato. Dal vivo il concerto ne giova, sul palco stasera lo accompagnano gli stessi ragazzi che hanno inciso con lui. Steve Strohmeier alla seconda chitarra, Corey Allender timido bassista e Daniel Franz alla batteria apparso anche con i Beach House. L'intesa è perfetta. Due chitarre, un basso, batteria. Un paio di microfoni, qualche effetto. Non ci sono tastiere, non c'è esibizione gratuita di strumenti, trucchi o fashion. Dettaglio rilevante in questa fine decennio che in pieno revival anni 80 (in ecoplastica biodegradabile) tende spesso a privilegiare la forma sulla sostanza.

L'assenza di scaletta conferma il loro manifesto. Sul sito della Thrill Jockey, la label che li ha scritturati (che merita un giretto perché ha in streaming tutti gli album), si dice espressamente che "le canzoni esistono solo per essere reinterpretate dal vivo". Impossibile l'analisi track-by-track. Sono troppo giovane io per le loro canzoni, ma sarebbe comunque fuori luogo. Quello che il biglietto include stasera non è un greatest hits da cantare insieme ma un viaggio sonoro-temporale sulle montagne russe delle emozioni musicali. Alcune canzoni iniziano con una dolce melodia accompagnata da delicati arpeggi di chitarra e poi bruscamente cambi di tempo e cavalcate collettive che dentro al tunnel assordante del post-rock. Mentre si viaggia su e giù per le 16 corde, spicca una brillantezza negli assoli che mi fanno immaginare Josh Homme, lui il deserto e la sua chitarra, chiuso in studio a cercare di prendere ispirazione da questi suoni.

Altro giro ed ecco una canzone che malinconicamente mi riporta indietro di 20 anni, a quando Eddie Vedder sapeva toccare i cuori raccontando storie e non tagliandosi barba e capelli. Il tempo di mettere a fuoco i ricordi e il basso pulsa dentro un riff che fa fare un balzo di vent'anni. Mi sveglio nel 2009, ascolto echi degli Akron/Family noto che i due bassisti si assomigliano anche fisicamente. Il concerto, fluido, introduce un'altra canzone. Fatico a decidere se mi sembra una 'lost track' dei Crazy Horses o un inedito di Band Of Horses. Non importa. Tra memorie di cavalli con David Heumann vigorosamente al galoppo della sua chitarra, si rompe il "La".

Un fuori programma e il concerto si fa anche ironico. Siamo verso la fine, David Heumann scocciato chiede quanto tempo gli resta, uno spettatore gli grida "hai ancora 2 ore, amico, cambia la corda!". Steve Strohmeier prova a intrattenerci, ma con le barzellette riesce meglio Berlusconi: "Sapete cosa é peggio del 9/11?" ... "Nooo, what?" ... "The 3/11". Restiamo tutti congelati, ci spiega che è una terribile band USA.

Meglio riprendere la chitarra. Canta una bella canzone che racconta una qualche storia sulla cocaina. Non so da dove viene, ma è piacevole ascoltarla in un surreale quadretto in cui mentre lui suona David al suo fianco è alle prese con il "La" ribelle. Sono quei momenti che non si vedranno mai sul palco degli U2 o dei Coldplay e sono i momenti che fanno la differenza tra musica dal vivo e musica viva. Si ricomincia per un altro quarto d'ora di delizie sonore e questa volta a fermare la band ci pensano le rigide regole dei locali londinesi. Non c'è più tempo, non c'è spazio per un bis. C'è però un momento per stringere la mano ai ragazzi, intenti a vendere CD e magliette per sostenersi. 12£ per gli album e 15£ per la maglietta mi fanno rinunciare all'autografo e optare per Amazon, dove costano la metà.

Cammino verso Kings Cross con una riflessione. Se una band di questo calibro in una città di 10 milioni di persone non riesce a raccogliere più di un centinaio di anime, ci sono due conclusioni: o la scena è talmente ricca che è impossibile seguirla tutta (e sono parte del gruppo) o la crisi è talmente profonda che 10 £ per tre concerti e un numero di Uncut gratis (CD incluso) sono troppe. La seconda opzione mi preoccupa.

[Courtesy from 'Liveon35mm.com']