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31-8-2009
Coldplay @ Stadio Friuli, Udine
Chi ha avuto la fortuna ed il piacere di assistere al live di stasera non può che convenire con me che questo è stato senza dubbio il concerto dell’anno. Una band, i Coldplay, al massimo della propria forma e giunta al proprio miglior album, 'Viva La Vida', una location con un’acustica perfetta nonostante fosse uno stadio (pochissime lamentele, provenienti solamente dal settore della tribuna stampa secondo cui non si riusciva a distinguere bene all’inizio il suono della voce da quello della chitarra) con un pubblico ed una scenografia semplicemente perfetti. Quattro anni fa, quando vidi a Milano il gruppo capitanato da Chris Martin, non mi convinse del tutto, forse perché propose molti pezzi del loro disco meno amato e meno riuscito, 'X & Y'. A dire il vero il cantante fu bravissimo, ma gli altri mi sembrarono solo degli onesti comprimari. Invece a Udine tutti sono stati fenomenali e la palma di 'migliore in campo' va al chitarrista Jonny Buckland, anche se l’ex fidanzato di Natalie Imbruglia ed attuale marito di Gwyneth Paltrow (rimasta a casa anche se era prevista la sua presenza, ma al suo posto è stata avvistata un’altra bella bionda, Donatella Rettore!) è stato straordinario in virtù anche del fatto che stasera aveva un leggero mal di gola.

Ad aprire il concerto degli attesi headliner sono state due giovani band, Ministri e White Lies, autori di due dei migliori dischi di questo 2009 (io come molti ho perso la loro esibizione per una coda chilometrica che mi ha fatto arrivare intorno alle nove di sera). Mentre suonano i gruppi spalla i Coldplay allentano la tensione giocando a ping pong nell’area vicino alla sala stampa (talvolta si rilassano anche con la playstation, naturalmente con il gioco del calcio). Intorno alle nove e un quarto è arrivato già il loro momento: l’introduzione del concerto è affidata al celeberrimo valzer 'Sul Bel Danubio Blu' di Strauss. Il sipario si abbassa e parte 'Life In Technicolor', emozionantissimo e meraviglioso strumentale dove si nota in fase di composizione il tocco di Brian Eno, personalmente la mia canzone preferita in assoluto del loro repertorio. Con 'Violet Hill', singolo apripista di 'Viva La Vida' che ha la parte iniziale molto simile a 'Brothers In Arms' dei 'mitici' Dire Straits, si capisce subito che sarà un evento indimenticabile. Il pubblico è in estasi e buona parte di esso accompagna la voce di Chris. 'Clocks', tratta dal loro secondo LP, resta uno dei cavalli di battaglia ed è senza dubbio uno dei pezzi riusciti meglio. Anche la successiva 'In My Place' è accolta benissimo e come uno dei loro brani più amati, fortemente indicativa del loro stile inconfondibile, piacevolmente malinconico.

Dopo una breve pausa è il turno di 'Yellow', dove non a caso volano numerosi palloncini gialli. A dire la verità la voce del cantante non è sempre ottima, così come non era stata anche per il pezzo precedente, ma da questo momento in poi le cose miglioreranno sotto questo punto di vista. Martin è simpatico e divertente ed alla fine di quella che è la canzone che li ha lanciati verso il successo e poi verso gli oltre 50 milioni di dischi in tutto il mondo dichiara la fine del concerto (“That’s It!: abbiamo finito!”). L’apporto della chitarra è eccezionale, e lo si può notare anche ascoltando la successiva e non conosciutissima 'Glass Of Water', tratta dal loro EP 'Prospekt’s March'. Pure 'Cemeteries Of London' e '42', che vengono suonate legate insieme, sono eseguite stupendamente e tengono viva l’attenzione dell’audience, favorita anche dalla presenza di ben tre megaschermi, uno centrale e due laterali. Chris si accerta delle condizioni del pubblico chiedendo: "State tutti bene?" La risposta non può che essere positiva, in mezzo alle farfalle e ad una moltitudine di palloncini dai vari colori che volano sopra il prato dello stadio. Naturalmente c’è qualche maleducato che parla ad alta voce e coppiette che fumano e chiacchierano tra di loro disturbando e non poco, ma per fortuna non riescono a rovinare questa magica atmosfera.

Arrivano applausi scroscianti per la bellissima 'Fix You', poi la divertente e danzereccia 'Strawberry Swing', con un grande assolo di chitarra finale avvolge tutti i presenti. Il gruppo si sposta su un palchetto per eseguire 'God Put A Smile Upon Your Face', che francamente su disco ha stufato abbastanza, sapientemente rivitalizzata con degli inserti electro, e stessa sorte tocca alla non originalissima 'Talk', remixata per l’occasione. A questo punto Buckland e Berryman si allontanano e lasciano soli Martin e Champion, che suonano una 'The Hardest Part' solo acustica sinceramente un po’ fiacca rispetto all’originale e successivamente la brevissima 'Postcards From Far Away'.

Con 'Viva La Vida', accolta da un boato, il concerto riprende quota: Chris è in formissima, tanto è vero che corre su è giù dal palco come un ragazzino ed alla fine del pezzo si butta a terra fingendo con grande ironia di essere talmente stanco da non riuscire a cantare la strofa finale. Il pubblico, in tutto oltre 41.500 persone, con una nutrita presenza di stranieri, praticamente quasi la metà, in maggior parte croati e ragazzi dell’Europa dell’Est, canta a squarciagola quella che è una delle loro canzoni più famose. Ottime e suggestive sono anche le immagini provenienti dallo schermo: durante il live vengono proiettate luci multicolor, quadri, eserciti di soldati in marcia e treni dentro metropolitane. Dopo il cambio di giacca del cantante viene eseguita 'Lost!' con cui finisce la prima parte del loro live.

Lo stereo manda 'Singin’ In The Rain' e non può che venire in mente a molti l’indimenticato capolavoro di Stanley Kubrick, 'Arancia Meccanica'. La band nel frattempo si esibisce in una specie di breve giro d’onore stringendo le mani e ricevendo il calore dei fan e si sposta su un mini-palco situato nella zona della tribuna alla sinistra del palco centrale per un set acustico. Non sono in molti a riconoscere 'Green Eyes', tratta dal secondo album 'A Rush Of Blood To The Head', seguita da 'Death Will Never Conquer' gradevole country song un po’ alla Lou Reed che viene cantata dal batterista Will Champion. Questo pezzo, originariamente noto come 'The Goldrush', è presente come b-side nel singolo 'Viva La Vida'. Nel corso di questo breve unplugged Chris incita il pubblico quasi alla stregua dei rapper neri dicendo: “Quando suoni a Udine e gli spettatori fanno un fottuto casino… Fate casino se vi state divertendo!”. Poco dopo il vocalist chiede a tutti di aprire i cellulari e di fare luce con essi illuminando lo stadio per “una canzone speciale scritta da un uomo speciale”. Si tratta di 'Billie Jean', e l’omaggio al Re Del Pop è davvero riuscito perché Martin canta bene, anche in falsetto, anche se appare francamente un po’ fuori luogo quando ridacchia eseguendo il pezzo.

Dopo un intermezzo remix di 'Viva La Vida' di alcuni minuti le luci illuminano all’improvviso il palco centrale dove si trovano tutti i componenti della band per una versione spettacolare e molto rock della coinvolgente 'Politik', che parte benino e finisce in maniera straordinaria con un climax che entusiasma tutto lo stadio. Questa canzone, eseguita con grande nerbo, mi riporta alla mente che il gruppo nel 2001, pressato dalla EMI che voleva pubblicassero un disco al più presto e simile al precedente, aveva deciso di scrivere tracce più rock ma alla fine, non essendo affatto convinto del risultato finale, scelsero di cestinarle. Il titolo poi fa ricordare il grande impegno politico dei Coldplay con la campagna a favore del commercio equo e solidale (famoso lo slogan "Make trade fair" che Chris si era anche colorato diversi anni fa sulle mani). Ora è il turno di 'Lovers In Japan', purtroppo privata della dolcissima 'Reign Of Love', con il vocalist che continua a scattare e saltare come un atleta ai giochi olimpici. Martin si inceppa per la successiva 'Death And All His Friends', ed allora si ferma e riparte. Si nota anche in quest’occasione, nonostante l’errore, che l’artista inglese è migliorato anche nel suonare il pianoforte. Questo brano, con il finale rallentato e cantato insieme al pubblico, resta l’apice del concerto e fa venire in mente a molti come me che sarebbe stato bello passare con la donna che si ama o con una ragazza veramente speciale quest’unico ed incredibile evento.

I cori della canzone 'Viva La Vida' si fanno sempre più numerosi ed io, come tutti, mi alzo per applaudire la band inglese e per chiedere il bis. Il gruppo ringrazia e Chris afferma che stasera erano veramente stanchi ma che l’audience è stata grandiosa ed ha trasmesso loro una grande carica. La band ritorna sul palco e si congeda con la famosissima ma un po’ troppo melensa 'The Scientist', con 'Life In Technicolor II' ed infine con la strumentale 'The Escapist'. I Coldplay stasera hanno davvero raggiunto lo status di fuoriclasse della musica pop-rock mondiale, capaci di mettere d’accordo vecchi e giovani, critici dai gusti difficili e fruitori di musica di bocca buona.


La Scaletta

'Life In Technicolor'
'Violet Hill'
'Clocks'
'In My Place'
'Yellow'
'Glass of Water'
'Cemeteries of London'
'42'
'Fix You'
'Strawberry Swing'
'God Put A Smile Upon Your Face (Partial Techno Remix)'
'Talk (Partial Techno Remix)'
'The Hardest Part (Chris solo Piano)'
'Postcards From Far Away (Chris solo Piano)'
'Viva La Vida'
'Lost!'
'Green Eyes (acustica)'
'Death Will Never Conquer (acustica, cantata dal batterista Will)'
'Billie Jean (acustica, Michael Jackson cover)'
'Viva La Vida (intermezzo remix)'
'Politik'
'Lovers In Japan'
'Death And All His Friends'

'The Scientist'
'Life In Technicolor II'
'The Escapist'

Paolo Agnoletto
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