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27-5-2010
Primavera Sound Festival @ Barcellona (Spagna) - Giorno 1
La zona del porto del Forum di Barcellona non può vantare un edificio che sia stato edificato da più di 10 anni. Tutto è costruito con criteri artistico/avveniristici, i grattacieli spuntano come funghi. In riva al mare, proprio accanto al porto, c'è un area di dimensioni rilevanti destinata intenzionalmente allo svolgimento di concerti, e in particolare di festival. Qui nel 2008 abbiamo assistito al Summercase, qui ogni anno si tiene il Primavera Sound.

Il Primavera è un festival diverso da tutti gli altri. Sembra che a dettare le scelte artistiche per il cast non siano criteri commercial/economici, la necessità di vendere un numero più che elevato di abbonamenti, ma è evidente che chi decide selezioni unicamente artisti di grande talento. In realtà, non ci troviamo al cospetto di mecenati o filantropi: questa 'linea editoriale' paga, eccome, anche in termini di guadagno, tanto che in tre giorni si registrano più di 100.000 presenze, con picco massimo il venerdì in occasione del concerto dei Pixies. Evidentemente gli appassionati di tutta Europa considerano ormai questa manifestazione come imprescindibile, anche per la location che la ospita, una città come Barcellona, che in pochi anni ha saputo raggiungere nell'immaginario collettivo il fascino di metropoli di tradizione storico/culturale molto più solida, come Londra, Parigi o Berlino. La qualità del cast porta anche una serie di sponsor di primo livello, dalla birra locale San Miguel (che qui sta alla 'cerveza' come la Repsol ai derivati da petrolio), a Ray-Ban, Adidas, Coca Cola, Jack Daniels, per arrivare a Pitchfork, ormai anch'esso marchio internazionale, che dà il nome a uno dei palchi del festival.

L'organizzazione, che più che spagnola sembra essere svizzera, consegna a tutti i presenti un braccialetto e una carta magnetica. Il primo deve essere costantemente indossato, come ad ogni festival che si rispetti, per tutta la durata della manifestazione. La seconda viene 'scannerizzata' all'ingresso, onde evitare, evidentemente, falsificazioni della banda da polso. Anche gli orari dei concerti, raro per un paese latino, vengono rispettati al secondo. Giunti sul posto e espletate le formalità burocratiche, iniziamo il giro dei 7 palchi del Primavera Sound, che sabato diventeranno addirittura 9.


Ore 18:00 - Escenario San Miguel - Bis (voto: 7)

In una line-up caratterizzata dai ritorni eccellenti (Pavement, Pixies, Sunny Day Real Estate, Superchunk), la prima operazione-nostalgia è il ritorno sul palco dei Bis, scioltisi nel 2003 e riformatisi brevemente nel 2007. Questo è il primo concerto ufficiale da allora, che prelude a un probabile ritorno anche discografico. Sci-Fi Steven, John Disco e Manda-Rin sono profondamente cambiati dalla fine dei '90, con i primi due divenuti da teen-ager super-slim a individui di mezza età dai fisici un po' appannati e senza capelli, mentre la paladina di quello che fu il Teen-C Power è dimagritissima e decisamente maturata (se fosse protagonista di qualche sito equivoco sarebbe catalogata non più come 'teen', bensì come 'MILF'). La loro esibizione è convincente al di sopra delle aspettative, anche grazie all'accompagnamento di una sezione ritmica che lascia loro maggiore libertà di azione. I brani che li hanno resi celebri, quelli dei primi EP come 'Kandy Pop', 'This Is A Fake DIY' o 'Kill Yr Boyfriend', sono in scaletta, anche se mancano singoli celebri come 'Sweet Shop Avengerz' o 'Action And Drama'. I Bis sono rimasti estremamente simpatici, impossibile non volergli bene, impossibile non saltellare, impossibile non tornare teen-ager risentendo quelle 'canzoncine' a cavallo tra pop, electro, punk e rap, 'canzoncine' di una band che ha influenzato chi ha seguito molto più di quanto si possa pensare.


Ore 19:15 - Escenario Pitchfork - Surfer Blood (voto: 8)

Giovani, giovanissimi ma con il bagaglio musicale giusto per dar vita ad un suono ben strutturato e d’impatto. I Surfer Blood sono l’ennesima band che giova del booster ricevuto dalla Bibbia dell’indie-rock mondiale, Pitchfork. L’hype attorno al loro nome non è tuttavia ingiustificato, i quattro ragazzi pur nascendo in Florida mostrano di aver imparato egregiamente la lezione che veniva insegnata nel vecchio continente negli anni '80 con l’esplosione della wave e la sottopongono ad una make up in chiave pop. La pienezza del suono e la voce baritonale di JP (il frontman) sono la loro caratteristica che viene ben declinata sia in episodi semplici e diretti (come 'Swim' il singolo di lancio del loro primo album 'Astrocoast') sia in ambiti più complessi e ambiziosi.


Ore 20:30 - Escenario Pitchfork - Titus Andronicus (voto: 9)

Grande è l’attesa attorno all’esibizione della band del New Jersey che dopo aver superato brillantemente lo scoglio del secondo album con 'The Monitor', uno dei lavori più interessanti di questo 2010, riesce a strabiliare i suoi fan anche nella dimensione live. L’asso nella manica di Patrick Stickles e soci è la bordata di energia punk-garage con la quale riescono a rielaborare trame sostanzialmente legate alla tradizione del cantautorato americano. Le liriche ubriache e anthemiche si adattano perfettamente ad una struttura strumentale serratissima, in cui quantità e qualità della mole sonora vanno di pari passo. I Titus Andronicus raccolgono l’eredità di una band come i Neutral Milk Hotel, vera e propria pietra angolare del lo-fi a stelle e strisce, e la riadattano dopandola con eccitanti progressioni chitarristiche. Una performance che lascia senza fiato.


Ore 21:15 - Escenario Ray-Ban - XX (voto: 8)

Il palco Ray-Ban è senza dubbio il più suggestivo dell'intero festival. Situato ai piedi di un ampio anfiteatro che guarda il mare, è posto ad un livello più basso rispetto alla zona centrale del Parc del Forum, conferendo un colpo d'occhio mozzafiato a chi dovesse dargli uno sguardo: l'hype degli XX è infatti giunto anche in Spagna, e sono almeno 25.000 le persone radunatesi per il loro show. Un numero impressionante per un gruppo come il loro, che probabilmente non si è mai trovato di fronte ad un pubblico così vasto. La consueta imperturbabilità dei tre non fa tradire loro nessuna emozione, e il concerto è davvero molto buono per ciò che ci si può attendere dagli XX. Esame 'big stage' superato, dunque, anche grazie alla scenogriafia minimale ma suggestiva, con le due X enormi sotto il sistema di bottoni pigiati da Jamie Smith, che in alcuni casi va anche a suonare vere percussioni. Gli intrecci vocali di Romy Madley Croft e Oliver Sim sono resi con una perfezione da album, così come le linee, sempre molto parche, di chitarra e basso. Se di hype si tratta, in buona parte è meritato.


Ore 23:15 - Escenario Ray-Ban - Broken Social Scene (voto: 10)

Una delle poche note dolenti di questo festival sono le molte, troppe sovrapposizioni, che alla fine consentirà di assistere a meno del 50% dei concerti 'agognati' leggendo la line-up. Questo, se da un lato è dovuto alla grande qualità di ogni proposta, dall'altro è anche dettato dalla scelta di collocare gli artisti in cartellone in maniera 'orizzontale', ossia pop-rock di giorno e sera e elettronica di notte. Personalmente, avremmo preferito la verticalità, di modo che chi rifugge del tutto i suoni sintetici non venisse costretto a tornare a casa prima del tempo debito. Ad ogni modo, la concomitanza 'mostruosa' tra Broken Social Scene, Tortoise, Crocodiles e Wild Beasts la risolviamo a favore dei primi, anche memori di un indimenticabile concerto a Pukkelpop 2006. Non abbiamo controprove, ma la scelta sembra la più azzeccata: il collettivo canadese dà vita al migliore live-set tra quelli visti nell'intero festival.

Kevin Drew e soci appaiono in grandissima forma sin da subito, in particolare il frontman palesa una presenza scenica importante, anche grazie ad un look super-cool, con giubbino di pelle, v-neck e cappello da cowboy. Le chitarre elettriche che suonano contemporaneamente arrivano ad essere anche 4, e tutte seguitano a rincorrersi in partiture complesse, che al contempo esprimono una fragorosa energia anche grazie al deciso drumming di Justin Peroff. Micidiale come questa band annoveri tra le sue file almeno tre vocalist di enorme spessore (con Drew anche Brendan Canning e Andrew Whiteman) e almeno cinque chitarristi che sarebbero lead guitar nel 90% delle indie-band contemporanee (con i già citati anche Charles Spearin e Sam Goldberg). I brani del nuovo LP, 'Forgiveness Rock Record', hanno ampio spazio, e si rivelano molto migliori di quanto abbiamo distrattamente ascoltato sinora su disco. Il live, partito a livelli altissimi, riesce ad avere persino un crescendo, e quando il combo candese saluta il delirio tra il pubblico è totale. Davvero una fortuna esserci.


Ore 1:00 - Escenario San Miguel - Pavement (voto: 9)

L'operazione nostalgia cominciata coi Bis continua, su livelli indubitabilmente più alti con i Pavement. Il palco principale è zeppo di gente, e per chi arriva dai Broken Social Scene, che hanno appena concluso, e in più decide di mangiarsi due patatine durante il percorso, non c'è possibilità di avvicinarsi allo stage più di tanto. Poco male, perché l'atmosfera di festa che la band californiana riesce a diffondere nell'ambiente giunge anche oltre le prime file. I Pavement sono decisamente invecchiati e devono aver molto magnato parecchio in questi dieci anni. Tutti tranne Stephen Malkmus, per il quale non sembra essere passato un decennio, e che conserva il fisico asciutto che peraltro ha sempre avuto. I Pavement si rivelano sul palco dei simpatici c*zz*ni, nel senso che amano fare gli scemi (senza che questo ne infici la performance), con Malkmus che suona la chitarra ponendola in qualsiasi posizione intorno al proprio corpo, Spiral Stairs che fa il piacione e Bob Nastanovich che continua a girare intorno al palco anche quando la sua attività di percussionista non lo richiederebbe, fino a mettersi a ballare con uno dei Monotonix durante 'We Dance', formando una coppia di valzer alquanto improbabile.

Ciò che in questi casi salta immediatamente all'occhio, è la quantità e qualità che i Pavement hanno saputo offrire durante la loro prima carriera (vedremo se la seconda avrà più spazio di questa reunion per ora solo live): poter aprire con 'Cut Your Hair' non è da tutti, come non è da tutti avere in repertorio pezzi come 'Gold Soundz', 'Stereo', 'Here', 'Summer Babe', 'Spit On A Stranger', 'Shady Lane', 'Fight This Generation' e chi più ne ha più ne metta. Il concerto prende dunque la piega della recente raccolta 'Quarantine The Past', ovvero la celebrazione di un repertorio impressionante e di una band assolutamente seminale. Il disincanto e la leggerezza con cui il quintetto di Stockton si auto-celebra è un altro indice della grandezza di questo gruppo.


[Le foto ritraggono, dall'alto in basso e da sinsitra a destra: Pavement (principale), Bis, Fall, Titus Andronicus, XX, Superchunk, Tortoise, Crocodiles, Broken Social Scene x 2, Big Pink]


[I commenti su Surfer Blood e Titus Andronicus sono di Andrea D'Avolio]


Cristiano Gruppi
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