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CONCERTI

Anna Calvi @ Spaziale Festival, Torino

di Cristiano Gruppi

Lo Spaziale è un festivalino decisamente accogliente, tra gli alberi del parco Sempione che lo circondano (almeno da un lato), gli hot dog decisamente gradevoli (e a soli 3 euro), le bancarelle di dischi usati da passare in rassegna sotto alcune lampadine piuttosto fioche. Il clima è tutt'altro che estivo qui in Piemonte, la differenza con Milano, lasciata circa un'ora e mezza fa per percorrere l'A4, è di almeno una decina di gradi. Il nostro abbigliamento balneare mal si sposa con la praticità dei torinesi, che hanno sapientemente tirato fuori dagli armadi i loro spolverini.

Deve sentire il fresco anche Anna Calvi, che sale sul palco al solito silente, letteralmente avvolta dal cuoio del suo giubbino di pelle e innalzata di quasi un 10% della propria altezza da un vertiginoso tacco che le rende non semplicissima la deambulazione. Di certo, poterla vedere finalmente suonare la chitarra manda in secondo piano la sua camminata, anche perché Anna non si muove più di tanto dalla sua postazione, attorniata dai fidi Mally Harpaz (tastiere, percussioni) e Daniel Maiden-Wood (batteria, cori).

Anna è timidissima, ormai lo sanno tutti, e ci vuole almeno una canzone per superare l'impatto con un pubblico peraltro molto rispettoso e silente. E difatti Anna parte con la strumentale 'Rider To The Sea', ci attacca subito 'No More Words' e sembra voler riproporre fedele tutto l'LP, anche se poi qualche inversione in scaletta avviene. Ai brani dell'omonimo esordio vengono aggiunte due cover, 'Surrender' di Elvis Presley e 'Jezabel' di Edith Piaf, che chiude anche il concerto, e 'Moulinette', B-side dell'appena citato primo singolo.

13 canzoni in tutto, per una quarantina di minuti. La domanda, a questo punto, è se ne è valsa la pena farsi due volte l'A4 per un concerto così breve. E possiamo rispondere che sì, perché la Calvi riesce a dare ai suoi set un'intensità unica, emotivamente partecipata, anche se all'apparenza più dal suo pubblico che dall'artista stessa. L'Anna quando parla (poco) tra un pezzo e l'altro ha una vocina assolutamente inudibile per le umane frequenze, che mette ancor più in rilievo l'estensione e la potenza vocale di quando si esibisce, e non sembra neanche vero un assolo come quello durante 'Love Won't Be Leaving', che mostra quanto brava sia anche come chitarrista. E' una sorta di reality il suo, un reality che ogni volta si rinnova ma è sempre lo stesso, un reality di cui parte della trama è il superamento delle proprie paure e dei propri limiti, e questo, al netto delle succitate abilità artistiche, piace e coinvolge.

La guardiamo e la ascoltiamo inebetiti riflettendo su tutto ciò. E poi, com'è arrivata, inerpicandosi su quei tacchi per lei altissimi, Anna sparisce. Saluta con la manina, sorridente, sempre con lo sguardo rivolto al pavimento, tanto timida che forse appena varcate le quinte si volatilizzerà. Noi si rimane immobili, tutto è stato così breve e così intenso, ci vorrebbe una sigaretta.


[Le foto sono di Stefano Ferreri]