Loading
Indie-Roccia.it

CONCERTI

Patrick Wolf @ Tunnel, Milano

di Stefano Bartolotta

Le tre date italiane di Patrick Wolf rappresentavano un’occasione particolarmente ghiotta, perché erano le uniche previste come “piano/acoustic show”. Non che un live dell’artista londinese in veste più delicata ed intimista sia necessariamente meglio rispetto al suo consueto set ben più massimalista ed in qualche modo pacchiano, ma il gusto della rarità è sempre intrigante e speciale. Era stata soprattutto Milano a mostrare entusiasmo per questo ritorno di Patrick: la data, infatti, era sold out già da tempo ed una nuova disponibilità di biglietti si è verificata in extremis solo perché, il giorno prima del concerto, si è reso necessario trasferirsi al Tunnel, più capiente rispetto alla Fabbrica del Vapore. La club night precedentemente organizzata nel locale di Via Sammartini obbliga ad iniziare alle 21, in anticipo rispetto alle abitudini milanesi, e soprattutto costringerà Patrick a non dare al set la durata voluta.

Wolf è accompagnato sul palco solo dalla sua fida compagna Victoria. Quest’ultima suona principalmente il violino, ma non disdegna incursioni all’arpa ed al pianoforte. Patrick, da parte sua, si destreggia tra tutti questi stessi strumenti ed in più utilizza l’ukulele. È, quindi, evidente che il suono è tanto soffice e delicato quanto vario tra un brano e l’altro. Le combinazioni tra gli strumenti sono molteplici, compreso un intrigante duetto di violini, ed anche quando le coppie che costruiscono il suono si ripetono (le più frequenti vedono il violino di Victoria accostato rispettivamente all’ukulele ed al pianoforte di Patrick), la struttura delle interazioni non è quasi mai la stessa. Su tutto questo, poi, si staglia il timbro vocale intenso e particolarmente espressivo di Wolf, che sarebbe capace anche da solo di toccare le corde giuste nell’intimo degli ascoltatori.

Il carico emozionale di tutti i 70 minuti di set è enorme, ci si sente proprio scossi in ogni singolo momento e non c’è mai un passaggio a vuoto o anche solo un brano che lasci indifferente. La complicità tra il pubblico e l’artista, poi, aumenta ulteriormente grazie alla capacità di Patrick di scherzare con la sua gente tra un brano e l’altro, e soprattutto di farlo nel modo giusto, ovvero stabilendo un’effettiva connessione emotiva con i fan ma senza esagerare con le battute per non far disperdere la magia della propria proposta musicale. A voler cercare il pelo nell’uovo, Patrick non distribuisce equamente le proprie carte migliori lungo il corso del concerto, perché due dei primi tre brani hanno una qualità che non verrà più replicata: stiamo parlando dell’iniziale ‘Wind In The Wires’ suonata ukulele – violino e di una ‘Damaris’ in cui Wolf inizia all’arpa per poi alzarsi e chiudere al piano, esecuzione semplicemente celestiale. Come si diceva, il resto non è poi così inferiore, in particolare ‘Tristan’ e due delle melodie più facili dell’intero repertorio di Patrick, ‘The Magic Position’ e ‘This City’, entrambe eseguite al pianoforte, ma le due canzoni citate in precedenza sono su un piano lievissimamente superiore.

In sala il pubblico è quasi tutto composto per godersi al meglio il trasporto emotivo delle diverse esecuzioni, ma un paio di gruppetti sono invece rumorosi in modo sguaiato. Patrick li stigmatizza quando, durante ‘Happy Without You’ questi individui cantano a gran voce il titolo del brano nonostante l’artista si sia zittito: lui li guarda male e dice “exactly”. Costoro, però, non colgono il messaggio e continuano imperterriti; la gente inizia a reclamare ma loro insultano volgarmente chi chiede di stare zitti (al sottoscritto viene detto esplicitamente “muori, succhia i cazzi”, cose che tra l’altro è difficile fare contemporaneamente…). Patrick si rende conto che sta crescendo la tensione e prova a stemperarla sfruttando il verso iniziale di ‘The Magic Position’, ovvero “so let the people talk”, dicendo che a lui piacciono sia le persone che stanno zitte che quelle che fanno rumore. Purtroppo, così, i disturbatori si fanno ancora più forza e se non hanno rovinato il concerto a qualcuno, ci sono andati senz’altro vicini.

Alle 22:15 il tempo è scaduto: Wolf mostra chiaramente il proprio dispiacere, vorrebbe suonare altre tre canzoni ma può sceglierne sono una. Decide per ‘Armistice’ e saluta tutti sentitamente. È stata una grande serata, nonostante gli intoppi specificati: Patrick Wolf è davvero un artista che per intensità, personalità ed eclettismo musicale è semplicemente unico nel panorama attuale.


[Le foto sono di Cecilia Gatto]