Loading
Indie-Roccia.it

CONCERTI

Mark Morriss @ The Bull And Gate, Londra (Regno Unito)
The Men @ Village Underground, LondraThe Men @ Village Underground, Londra
The Men @ Village Underground, LondraThe Men @ Village Underground, Londra
The Men @ Village Underground, LondraThe Men @ Village Underground, Londra
The Men @ Village Underground, LondraThe Men @ Village Underground, Londra

news collegate

Mark Morriss @ The Bull And Gate, Londra (Regno Unito)

di Antonio Paolo Zucchelli

Il mio breve viaggio nella capitale britannica si chiude con un altro concerto, le dimensioni della venue di stasera sono decisamente ridotte rispetto ai dodicimila e più della Wembley Arena e Frank Turner di ieri, ma anche il piccolo The Bull And Gate, situato a Kentish Town, proprio di fianco al Forum, alla fine sarà sold-out (circa 175 persone): Mark Morriss, storico frontman dei Bluetones, mitica band brit-pop che fa parte della mia giovinezza, suona un set acustico immerso tra i ricordi di un’era passata e un presente da costruirsi come solo-artist.

Sono appena una decina le persone presenti, quando sale sul palco la giovane finlandese Sansa: una faccia simpatica, l’aspetto mite, il viso dolce, i capelli biondi e l’innocenza dell’età sono tutti segnali che giocano a suo favore. La ragazza di Helsinki, che ha all’attivo un paio di album, pubblicati solo in patria, l’ultimo dei quali, ‘Savior’, uscirà qui nel Regno Unito tra un mese esatto, è una folk-singer che in certi momenti sembra ricordare Laura Marling, ma è forse un paragone troppo facile e scontato: la sua musica è pura, innocente, delicata, sincera, ma il talento non è quello cristallino dell’ex fidanzata di Marcus Mumford e nemmeno le abilità tecniche sono altrettanto sviluppate. E’ visibile, infatti, la sua mancanza di esperienza sul palco che le fa commettere piccoli, ma evidenti errori. Oltre alla sua chitarra acustica, Sansa usa anche alcune basi e, in qualche caso, si concentra esclusivamente sul cantato. Non tutto è da buttare, però, la sua voce è veramente bella e candida, sia quando racconta le sue tristi storie d’amore (‘I Wish You Could Be Mine’ e ‘Can’t Keep My Eyes Off You’) che quando si cimenta in una versione folk-pop di ‘Boys, Boys, Boys’ di Sabrina Salerno, sicuramente questa ragazza hai i mezzi per crescere.

La band seguente si chiama Ladies And Gentlemen, cinque ragazzi, poco più che ventenni, presumibilmente locali, che traggono ispirazione, neanche in maniera troppo celata dai Pulp: musicalmente il loro pop condito con tastiere, flauto traverso, sax e mandolino, oltre che, ovviamente, con chitarra, basso e batteria è molto semplice, scontato e banale, ma ciò che più infastidisce è l’atteggiamento del frontman che cerca in maniera spudorata di atteggiarsi come Jarvis Cocker, fallendo miseramente. A mio avviso se si concentrassero maggiormente sulla musica e meno sul pensare ad imitare qualcuno, potrebbero avere più successo, per il momento risultano essere assai dimenticabili.

Incontro Mark appena fuori dal locale mentre chiacchiera con qualche fan e si fuma l’ultima sigaretta prima di salire sul palco, sembra in buona forma e l’impressione è subito ribadita anche on stage: l’ex leader dei Bluetones, accompagnato dalla sola chitarra acustica, è stupito dall’abbondante pubblico, dopo tutto è sabato sera e mai più si sarebbe aspettato così tanta gente a questo suo concerto così intimo. Di continuo, prima di ogni canzone, scherza con il pubblico, si vede subito che Morriss ha voglia di parlare con la gente stasera, tra un brano dei Bluetones e qualche pezzo nuovo, scritto per il prossimo album. Alcuni pezzi storici della sua vecchia band come ‘Bluetonic’ o ‘Marblehead Johnson’ sono ricordi incancellabili dalla memoria del pubblico, che canta insieme a Mark, sono quelle belle melodie che ci avevano conquistato, quando eravamo poco più che teenager, sembra quasi di essere in spiaggia insieme ad un vecchio amico con la chitarra e tutti quanti che cantano alla luce di un caldo fuoco a pochi metri dal mare. C’è anche spazio per il romanticismo misto alla malinconia dei nuovi pezzi quali ‘Low Company’ e ‘A Flash Of Darkness’ e per una delicata cover dei Teenage Fanclub ( ‘Alcoholiday’, già presente sul suo album solista, ‘Memory Muscle’, datato 2008), prima di concludere con ‘Sleazy Bed Track’, sostituta dell’ultimo momento di ‘Slight Return’, su richiesta del pubblico stesso, ma non per questo meno bella.

Una serata che mi ha riportato indietro di quasi quindici anni, per vivere di quelle magnifiche memorie, nel ricordo di una band che ha comunque scritto pagine importanti del brit-pop.


SETLIST: 'It’s Hard To Be Good All The Time’, ‘A New Athens’, ‘Bluetonic’, ‘I’m Sick’, ‘So It Goes’, ‘Marblehead Johnson’, ‘Low Company’, ‘Keep The Home Fires Burning’, ‘The Fountainhead’, ‘A Flash Of Darkness’, ‘Alcoholiday’, ‘Space Cadet’, ‘Sleazy Bed Track’.