Eels: ‘The Deconstruction’ (PIAS, 2018)

Tra le cose migliori di questo nuovo album degli Eels, il dodicesimo ormai, c’è la press-release: scritta interamente da Mark ‘E’ Everett, è un invito alla fiducia e alla speranza come leva per un cambiamento, sia personale che collettivo. In reazione a questi tempi difficili, Mark chiede a chi ascolterà il suo nuovo LP di essere gentile e carino col prossimo e di cercare la bellezza nel quotidiano. Ci troviamo dunque di fronte (ed è abbastanza una novità per gli Eels) a un disco ‘ottimista’. Curioso che venga prodotto da Mike Petralia, ovvero colui che ha lavorato all’album più cupo dell’intera discografia di Everett, ‘Electro-Shock Blues‘ (1998).

Musicalmente, questo elogio dell’ottimismo non è poi così udibile: le melodie sono quelle consuetamente in uso dalla band californiana. I momenti più vivaci (‘Today Is The Day‘, ‘You Are The Shining Light‘) sono sempre seguiti o preceduti da altri molto più introspettivi e, se dovessimo giudicare dalla mera parte strumentale, tristi (‘The Epiphany‘, ‘The Sweet Scorched Earth‘, ‘Be Hurt‘, ‘There I Said It‘). A parte l’utilizzo di un coro e di un’orchestra (che conferiscono un’aura cinematografica ad alcuni brani, come ‘In Our Cathedral‘) siamo ampiamente nella comfort zone di E, che inanella quindici tracce più che dignitose, ma che non esibisce nulla che giustifichi un’attesa di quattro anni. ‘The Deconstruction‘ è il classico lavoro che sarà ben accolto da chi del gruppo è già fan, ma che probabilmente non ha lo spessore per portare nuovi sostenitori agli Eels: sa un po’ troppo di già sentito per poter spiccare in una tale e vasta discografia.

VOTO: 😐



 

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