5 SONGS: R.E.M.
18-5-2017

di Gianni Gardon

‘Five Songs’ di 'Indie-Rock.it' vuole essere una rubrica frizzante e divertente, ma con uno scopo ambizioso: riassumere la carriera di una band attraverso le loro cinque canzoni a nostro modo di vedere più belle e affascinanti, possibilmente tratte dai loro dischi cruciali. In ogni numero di questa rubrica vi proporremo l’ascolto delle cinque canzoni prescelte, debitamente accompagnate da una breve descrizione.


Chi? I R.E.M. come quartetto (Michael Stipe voce; Peter Buck chitarra; Mike Mills basso; Bill Berry batteria) sono esistiti dal 1980 al 1997, anno dell’abbandono di Berry. Dal 1998 hanno continuato ufficialmente in tre a incidere dischi, fino allo scioglimento nel 2011.

Perché? Partiti come college band, adorata dai circuiti universitari americani, hanno sempre mantenuto coerenza di intenti e una attitudine indie, nonostante il passaggio (a suon di milioni) da una piccola label a una major e conseguente esplosione fragorosa nel mainstream, tracciando la strada a fenomeni come Nirvana e ispirando moltissime band nel mondo.

Quando? Cosa?


1983 - Mossero i primi passi nel 1980, esordendo l’anno successivo con un EP ('Chronic Town'), in cui già si potevano intuire in brani come 'Carnival of Sorts (Boxcar)' le capacità melodiche e l’influenza di band quali i Byrds, specie per il suono inconfondibile della chitarra Rickenbacker di Peter Buck. Il primo album, 'Murmur' del 1983, uscito per l’etichetta indipendente I.R.S. fa capolino nella classifica di Billboard come si trattasse di un alieno giunto a far visita ai terrestri (leggasi i fenomeni dance pop effimeri dell’epoca) e si aggiudica il titolo di miglior album dell’anno per la rivista “Rolling Stone”. La band, partita dalla piccola città di Athens in Georgia comincia a varcare i confini statali, spinta dalle radio universitarie. I 4 giovanissimi musicisti sono già affiatati ma stentano almeno per i primi 3 album (dopo 'Murmur uscirono 'Reckoning' nel 1984 e 'Fables of the Reconstruction' nel 1985) a decollare presso il grande pubblico. Lo stile musicale si sta affinando, all’insegna di un pop a tratti melodico, a tratti malinconico e venato di folk. Un esempio è la profonda 'Talk about the Passion' dall’album d’esordio, in cui Michael Stipe comincia a comunicare versi potenti e significativi (“not every one can’t carry the weight of the world”), pur non discostandosi da una scrittura per lo più metaforica e criptica.




1986 – 'Lifess Rich Pageant' mostra un primo serio tentativo di raggiungere una fascia di ascoltatori più ampia, pur rimanendo ben riconoscibili le cifre stilistiche del gruppo. Soprattutto la voce di Stipe è maggiormente in primo piano e in genere le liriche sono più dirette. Lo si potrebbe quasi definire un album “politico”, o per lo meno con uno sguardo più attento a quello che succede attorno a noi. E’ il loro primo album a varcare la soglia delle 500.000 copie vendute. Da lì in avanti la crescita sarà sempre costante, fino a impennarsi con l’inizio del decennio. Ne è un chiaro esempio la splendida 'Fall on Me', uno dei vertici creativi dei Nostri, in cui è ben tratteggiato, tra poesia e commozione il tema delle piogge acide (molto sentito all’epoca).Il milione di copie lo stabilisce il successivo 'Document' del 1987.




1992 – I tempi sono ormai maturi per provare il gran salto. Ormai il nome R.E.M. è tra i più gettonati e c’è la fila davanti agli uffici della I.R.S. per ingaggiarli. La spunta la Warner e in molti fans della prim’ora si dichiarano quanto meno delusi da questa scelta. Peccato per chi davvero abbia voluto “abbandonarli”, perché già il primo album con major ('Green' del 1988) dimostra come in effetti i 4 abbiano continuato a produrre grande musica, usufruendo di una piena libertà creativa, requisito minimo nel momento di apporre la loro firma su carta. Il nuovo decennio è inaugurato dal best seller del gruppo, 'Out Of Time' del 1991, quello che li fa catapultare sull’Olimpo del Rock tra i più grandi, e raggiunge la vetta delle classifiche di mezzo mondo. A contribuire enormemente a un simile exploit è la famosissima 'Losing My Religion', canzone perfetta su cui è inutile aggiungere parole. Ma un deciso, netto, imprevisto cambio di rotta è all’orizzonte e si materializza all’uscita del successivo 'Automatic For The People' (1992), album della maturità, in cui sono nascoste autentiche gemme. Acustico, lento, sommesso, eppure pieno di forza, di profondità, di delicatezza. Il disco si apre con la solenne 'Drive' che già lascia intendere che ci troveremo davanti a un capolavoro e che segnaliamo tra le migliori 5 del gruppo.




1994 – Dopo due album con cui hanno venduto svariate milioni di copie di qua e di là dell’Oceano, arrivati a contendere il titolo di gruppo più famoso del mondo agli U2, Stipe e soci si smarcarono da una responsabilità così pressante, pubblicando nel 94 'Monster', disco a dir poco spiazzante. Ruvido, sporco, tagliente, sinistro ma anche notevolmente ispirato. I R.E.M non sono mai stati (e non lo saranno più) così rock. L’intro di 'What’s the Frequency, Kenneth?' è già sferragliante e segna le coordinate dell’intero lavoro, sospeso tra rimandi a certo garage anni ’70 ed echi di grunge.
Rimane intessuto di chitarre e vibrazioni energiche anche il successivo 'New Adventures in Hi-Fi' (1996), album pubblicato appena dopo aver rinnovato il contratto con la Warner (fecero parlare molto di sé all’epoca per le cifre stratosferiche dell’accordo, in parte poi smentite dagli interessati). L’album è importante anche perché l’ultimo con il batterista Bill Berry che lasciò la band nel 1997, ormai stanco e provato dalla vita del musicista, specie dopo essersi miracolosamente salvato in seguito a un aneurisma occorso durante il tour di 'Monster'.




2001 - A lungo indecisi se proseguire o meno in tre, alla fine Stipe, Buck e Mills, con il benestare dell’amico Berry che per primo insistette perché andassero avanti, pubblicarono nel 1998 'Up', un album che risente enormemente dell’assenza di un elemento cardine. Il disco, molto raffinato e ben prodotto, è altresì dimesso, lento, privo di quell’energia contagiosa che da sempre pervade la musica dei gerogiani anche negli episodi più malinconici. Le cose si mettono più a fuoco con il successivo 'Reveal' (2001) ancora infarcito di elettronica ma che cerca di mediare fra passato e futuro della band. Vi è un maggiore apporto del batterista Joey Waronker che già aveva suonato in tour nel precedente album. All’interno spicca il singolo 'Imitation of Life', che recupera istanze pop care al gruppo ma in generale viene mostrata una faccia più serena e distesa, come si evince dal convincente brano 'Summer Turns to High' in cui riecheggia Brian Wilson, cui affidiamo il compito di concludere la nostra top 5.





Gli episodi precedenti:

- Arctic Monkeys
- Blur
- David Bowie
- Coldplay
- Death Cab For Cutie
- Doves
- Bob Dylan
- Father John Misty
- Franz Ferdinand
- Gene
- Jesus And Mary Chain
- Joy Division
- Massive Attack
- Muse
- Nine Inch Nails
- Oasis
- Pearl Jam
- Pixies
- Primal Scream
- Pulp
- Queens Of The Stone Age
- Ride
- Sigur Ros
- Smiths
- Strokes
- Suede
- Supergrass
- U2
- Wilco

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