Intervista: The Pains Of Being Pure At Heart
9-6-2017

di Riccardo Cavrioli

Proprio pochi giorni fa il nostro collega Antonio è andato a Glasgow per assistere al concerto dei Pains Of Being Pure At Heart, arrivati in Europa per presentare, in anteprima, i nuovi brani dell'album 'The Echo Of Pleasure’, atteso per luglio. La bontà della sua recensione ci ha fatto venire voglia di scambiare due chiacchiere via mail con Kip Berman, il leader della band, che, con la sua proverbiale gentilezza, nel giro di pochi giorni ci ha prontamente risposto, con la massima sincerità e trasparenza.


Indie-Rock.it - Ciao Kip, manca un mese e mezzo al nuovo album, come ti senti?

Kip Berman - Sinceramente, sento una strana freddezza verso l'uscita di questo disco. Ho registrato queste canzoni un anno e mezzo fa, alcuni pezzi li ho scritti ancora prima, in alcuni casi, quindi davvero c'è un abisso tra il tempo in cui sono nati e ora, momento in cui c'è la loro uscita. Mi sono sempre preoccupato, in precedenza, delle recensioni, dei nostri fan e tutte le solite cose. Con questo disco, tutto quello che m'importa è fare qualcosa che dimostri, a me stesso e alle persone a me più vicine a me, di essere migliorato e non solo ricreare cose che avevo fatto prima.

Come ti sei avvicinato al lavoro relativo a questo nuovo album? Quanto è stato importante (se lo è stato, ovviamente) nella registrazione dell'album, il fatto di essere diventato papà?

La registrazione è stata fatta prima della nascita di mia figlia, quando mia moglie era ancora incinta. È molto difficile ricordare e descrivere tutto quello che sentivo in quel momento, perché da quando mia figlia è nata mi sono sentito così cambiato. È come se fosse un'istantanea di un'altra vita, piena di amore, di ansia e di tutte queste anche difficili ma ricche di speranza. C'è una tensione in canzoni come 'The Garret' e 'The Echo of Pleasure' che, pensando alle nostre canzoni precedenti, sembra del tutto diversa. Non è un disco sul "diventare papà", ma un disco su ciò che è importante tenere e cosa è effimero e può essere lasciato andare. È difficile da spiegare, ma c'è stata una nuova attenzione su ciò che è importante nella mia vita, perché sapevo che non potevo continuare a vivere allo stesso modo, che avrei dovuto fare delle scelte su ciò che era essenziale. Ho scoperto che posso facilmente lasciar perdere gli orpelli "rock'n'roll": far casino fino a tardi, vestire in un certo modo, vivere a Brooklyn, preoccuparsi della statura della propria band contro quella di altre. Quello che conta per me, realmente, è la bellezza e il cuore interno delle canzoni che scrivo. Non ho tempo per prendermi cura di nient'altro che non sia questo.

Ricordo che alla pubblicazione di 'Days Of Abandon' eri stato criticato da qualcuno perché il suono delle chitarre non era più "ruvido" come un tempo. Io ho sempre pensato che in realtà volevi solo mettere la melodia in primo piano, una melodia che emerge trionfalmente nel disco. Cosa ne pensi? Il nuovo disco, anche alla luce del primo singolo, mi sembra di continuare su questa strada, oppure mi sbaglio?

E' naturale che se qualcuno ama una band vorrebbe che la band continuasse a fare cose identiche a quelle che si amavano anche prima. Lo capisco perché, io stesso ho amato e poi no tante band e ho trovato che una musica che una volta avevo amato ora non ha più significato per me, almeno in diverse fasi della vita. Ma, francamente, le canzoni che ho scritto per quell'album erano state ispirate, in parte, dalle mie esperienze in tour e dai sentimenti gravati da tutti i bisogni necessari per suonare live, robe tipo grandi amplificatori, soundcheck, tutte cose così perché la nostra musica suonasse bene. Ammiravo le band che suonavano in piccoli club, solo con strumenti acustici o semplicemente batteria, basso, chitarra. Volevo fare canzoni che potessero suonare bene in quel mondo, che non avevano bisogno di "bigness" per funzionare. C'è una trappola che vedo per molte band, che cercano di far andare di pari passo la loro qualità con la loro "grandezza". Pensano che se continuano a scrivere canzoni più grandi, ridondanti, rumorose, allora suoneranno spettacoli sempre più grandi e loro stessi diventeranno più grandi, come se il successo, indipendentemente da come vi si arriva, fosse l'unica ricompensa artistica. È un falso idolo. Voglio fare cose che siano buone in qualsiasi dimensione. Ho suonato e cantato 'Simple and Sure' a mia moglie quando ci siamo sposati, solo con una chitarra acustica e sembrava buona, se non migliore di quella che era sul disco. Penso che quasi tutte le canzoni di quell' album funzionino in questo modo: richiedono così poco per suonare bene. Sono a basso consumo, il tipo di canzoni che sarebbe altrettanto divertente sentire anche se la corrente va via.

In una recensione del nuovo singolo, ho letto che il testo "I couldn’t take any more / I wanted to die with you" pare evocare le tonalità di 'There Is a Light That Never Goes Out'. Avevi mai pensato a queste analogie?

Beh, essere paragonato a un classico della musica è sempre un complimento. Ma i temi della canzone di Smiths sembrano rovistare in qualcosa di molto diverso. Forse c'è una malinconia condivisa, un fatalismo nel sapere che quella persona che amate è un potenziale portatore di un disastro o peggio. Forse c'è un comune senso di rifugio in quell'amore, ma nel nostro, il rifugio e la tempesta sono uno solo e la stessa cosa.

Nella tua musica ho sempre amato la capacità di fondere il lato pop con il lato più malinconico e timido. In realtà, queste sono le qualità che ho sempre trovato in alcune etichette, come, ad esempio, la Sarah Records. Ti senti un po' come il successore di quella tradizione?

Penso spesso a quel testo dei T.Rex che diceva:"You’re dirty sweet and you’re my love.". Se c'è una frase che cattura così perfettamente quello che, penso, siamo al nostro meglio, è così. Sono d'accordo con te, essere monodimensionali nell musica è insopportabile. Mi piace l'idea di essere dolce e sporco in qualche modo, perché è la vita: l'idealismo e l'impossibilità di sostenerlo, la tenerezza sempre presente e la crudeltà che tutti noi sopportiamo. Molte delle bande che mi ispirano hanno quelle qualità. Amo la Sarah Records, ma se c'è un artista o una scuola di musica che ammiro, beh, probabilmente sono band di Glasgow come The Vaselines, Orange Juice, The Pastels and Teenage Fanclub. Avevano forma e sostanza. Essi catturano la pienezza della vita.

Ora sei in tour. La band che suona con te è quella del disco?

Alcuni sì, alcuni no. Io stesso ho curato la maggior parte del disco (chitarra, batteria, voce), mentre le parti di basso e un po' di pianoforte le ha fatte Jacob (che suonerà anche con noi). Jen Goma degli A Sunny Day in Glasgow canta su una canzone. Ma questo è stato un disco così personale e le circostanze che lo hanno circondato così difficili, che ho lavorato su di esso in quasi totale isolamento, con solo il produttore / addetto al mixer Andy Savors e l'ingegnere del suono Danny Taylor (che sono cari e veri amici) coinvolti in tutto.

C'è qualcosa che ti sorprende in quest'album?

Penso che, in termini di singoli, 'When I Dance With You' sia ben diversa da quello che abbiamo fatto prima e il modo in cui tutte le parti del brano si sono trovate insieme, beh, è stato sorprendente e molto semplice: forse una musa ha scritto per me e mi ha inviato il brano completamente formato, perché sembrava appena arrivato dall'etere, luminoso e diretto. Ma se c'è una mia canzone preferita, probabilmente è 'The Garret', che è stata registrata nel giorno in cui abbiamo appreso che David Bowie era morto. So che non avrei potuto scrivere quella canzone quando la band cominciò, tanti anni fa. La gente spesso vuole che io scriva canzoni come ho fatto 10 anni fa, ma non posso, ora posso solo scrivere canzoni che hanno senso per me adesso, che si collegano con le cose che sto sperimentando e che vedo intorno a me.

In Inghilterra la vostra band di supporto è stata quella dei Night Flowers. Adoro questa band. Spesso le loro recensioni dicono che hanno un suono molto simile a voi. Suppongo che anche tu li apprezzi.

Si, Sono una band meravigliosa e ragazzi meravigliosi. Siamo grati che ci abbiano accompagnato in questo tour. Ho amato molto la loro musica che, hai ragione, si basa su idee simili a quelle che mi piacciono. Ma penso che facciano bene le cose a modo loro e se c'è qualche somiglianza è che noi e loro amiamo i Teenage Fanclub.

I fan italiani avranno l'opportunità di vedervi live?

Lo spero. Questi spettacoli in Inghilterra sono i primi live che ho fatto fin dalla nascita di mia figlia, ed è orribile essere lontano per così tanto tempo (anche se so che sono solo 10 giorni) da lei. Personalmente amo l'Italia (la famiglia di mio padre è partita da lì molto tempo fa), il cibo, la gente, il paesaggio, la voglia di far festa tutta la notte. Abbiamo passato alcuni dei nostri momenti più felici in luoghi come Hanna Bi a Ravenna o a Padova, Carpi, Milano, al Club Covo a Bologna e al Circolo del Artisti a Roma, nche se ho sentito che il locale è stato chiuso di recente, è un vero peccato.

L'ultima domanda non è tanto su Trump, ma sul forte impulso che la sua elezione ha dato alla musica. È possibile che la sua elezione abbia portato veramente la musica a essere una voce di protesta e d'impegno sociale (ad esempio negli anni '60 e '70) e non solo intrattenimento?

No, penso che questo faccia parte di un ciclo che in realtà stava già succedendo prima della sua elezione, ad essere onesti. Tanti artisti stavano cominciando a prendere punti di vista più coraggiosi, contro questioni d'ingiustizia, in particolare la brutalità della polizia e la discriminazione razziale prevalente che è una parte così grande della vita sociale in America. Penso che questo sia ammirevole e ci sono innumerevoli artisti che hanno usato la musica come un modo per mostrare il dissenso. L'America ha avuto molti problemi prima di Trump ed è giusto ricordare che la fine di Trump non sarà la fine di quei problemi. Abbiamo i più alti livelli d'incarcerazione per un paese che si professa libero, un paese che nega alle donne qualsiasi tipo di permesso di maternità retribuito federalmente, mentre sulla carta supporta la "famiglia" e uno stato che dispone di un sistema sanitario che favorisce ancora i ricchi, nonostante i modesti miglioramenti che abbiamo visto con il presidente Obama. A essere sincero, per ricollegarmi alla musica, ho avuto diffidenza nei confronti di musicisti che adottano posizioni di sinistra per promuovere le proprie vendite e le promozioni di album. Ma questa preoccupazione ora è ben inferiore rispetto alle crisi più urgenti riguardo, ad esempio, all'aria che respiriamo, all'acqua che beviamo, alla sicurezza e alle opportunità che tutti dovrebbero avere, indipendentemente dalla loro ricchezza, dal sesso, dall'orientamento sessuale, dalla religione o dal patrimonio.



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