5 SONGS: Arcade Fire
14-7-2017

di Danilo Nitride

‘Five Songs’ di 'Indie-Rock.it' vuole essere una rubrica frizzante e divertente, ma con uno scopo ambizioso: riassumere la carriera di una band attraverso le loro cinque canzoni a nostro modo di vedere più belle e affascinanti, possibilmente tratte dai loro dischi cruciali. In ogni numero di questa rubrica vi proporremo l’ascolto delle cinque canzoni prescelte, debitamente accompagnate da una breve descrizione.

Chi? Gli Arcade Fire sono un gruppo indie-rock, a maggioranza canadese, formatosi nel 2001 a Montréal. Consta di una formazione di ben sette componenti (ai quali si aggiungono diversi turnisti durante i live), tutti polistrumentisti: i fratelli statunitensi Win e William Butler e i canadesi Régine Chassagne – di origini haitiane nonché moglie di Win -, Richard Reed Parry, Tim Kingsbury, Jeremy Gara e Sarah Neufeld. Hanno all’attivo due EP e quattro album in Studio con un quinto in uscita alla fine di questo mese.

Perché? Perché sin dai primi anni del nuovo millennio hanno dimostrato di essere una delle migliori band in circolazione, sia per la loro produzione in studio, di impatto ma ricercata nei suoni e nella costruzione delle singole canzoni, sia per i loro live, teatri di energia e passione. Non a caso endorsement pesanti sono stati manifestati da artisti di un certo calibro: tra tutti il compianto Bowie che rimase letteralmente stregato dal loro primo lavoro, 'Funeral', e con cui ha condiviso il palco in più di un’occasione.

Quando? Cosa?


2004 - ’Neighborhood #3 (Power Out)’, Funeral' per l’appunto: disco d’esordio e capolavoro assoluto della band canadese. Acclamato in maniera unanime dalla critica come miglior disco dell’anno, il primo lavoro discografico degli Arcade Fire è la classica manifestazione di come la qualità possa rompere gli argini che separano il mainstream dall’indie, imponendone il primato. 'Power Out' è il terzo singolo estratto dall’opera prima dei canadesi, ed è una cavalcata epica, un brano che dà il giusto saggio di quella che è la potenza evocatrice della loro musica. L’energia che trasuda dalla costruzione ritmica del pezzo si amalgama perfettamente alla melanconia e alla cupezza delle liriche, creando un intreccio insolito ma efficace sull’ascoltatore. A tal proposito sono emblematici i versi: “and the power’s out in the heart of man, take it from your heart put in your hand. And there’s something wrong in the heart of man, you take it from your heart and put it in your hand!” che, uniti al violino della Neufeld, smorzano in maniera elegante l’incedere imperioso del brano.



2004 - ’Rebellion (Lies)’, scegliere cinque brani da una discografia giovane e non sconfinata, potrebbe essere un lavoro agevole, equo e democratico. Quando, però, sei al cospetto di uno dei dischi migliori degli anni’00, il lavoro si complica. Dopo 'Power Out', 'Rebellion' è una scelta naturale, quasi necessaria sia perché i due brani hanno un trait d’uniòn evidente, sia perché i nostri sono soliti riprodurli in successione durante i live, creando delle combo esplosive per le anime degli astanti. In apertura c’è un riff di basso (diventato oramai celebre perché utilizzato come sigla d’apertura da una nota trasmissione di approfondimento politico) che detta la linea del pezzo: partire in maniera accattivante per poi crescere fino ad arrivare a picchi assoluti di coralità. La sottile linea di congiunzione con 'Power Out' la ritroviamo anche nelle liriche, infatti nei versi iniziali si ascolta: “sleeping is living in, no matter what the time is. Sleeping is living in, so lift those heavy eyelids.”, ossia un accorato inno ad essere protagonisti della propria vita tenendo attenti e vigili i propri occhi, che si ricongiunge perfettamente con quel concetto di “riprendersi il cuore” espresso in 'Power Out'.



2007 - 'Intervention’ 'Neon Bible' è il secondo lavoro discografico degli Arcade Fire, a distanza di tre anni dal disco d’esordio. A differenza del predecessore si presenta più barocco, più solenne, ma senza perdere quella naturale voglia di coinvolgimento dell’ascoltatore. Anche in questo disco i brani degni di nota non si risparmiano, da 'No Cars Go' alla title track, passando per 'My Body Is a Cage', ma non dimenticando però 'Black Mirror' o la sublime 'Windowsill'. Tutti con almeno due punti di congiunzione: la solennità e il barocchismo delle linee melodiche e i continui riferimenti biblici nelle liriche. 'Intervention' è la perfetta sintesi di quanto appena detto: un intro solenne, un organo che la fa da padrone nel riprodurre una marcia dal tenore spirituale, la chitarra acustica di Win che fa da accompagnamento. Il brano è tutto un crescendo barocco, caratterizzato sia dall’aumento del numero di strumenti che entrano in gioco (xylophono, archi e batteria), sia dalle linee melodiche della voce di Win Butler che sul finire del brano raggiunge picchi di epicità, in perfetto stile Arcade Fire.



2010 - ’Ready to Start’, più precisi di un orologio svizzero, I nostri, dopo tre anni (come era già accaduto per il successore di 'Funeral'), ritornano sulle scene con un nuovo disco: 'The Suburbs'. Il terzo lavoro è un ritorno alle origini ed il titolo dell’album ha un chiaro intento programmatico. Le periferie, infatti, sono intese come il luogo delle loro radici: lontane degli echi nefasti delle richieste del mercato delle major e necessarie per la ricercatezza che esige la produzione di dischi di qualità. Sotto il profilo più strettamente musicale le novità sono rappresentate dall’abbandono dei barocchismi, largamente predominanti in 'Neon Bible', per abbracciare una dimensione più essenziale, più folk, senza mai perdere di vista la coralità degli arrangiamenti, peculiare marchio di fabbrica del gruppo canadese. 'Ready to Start' è il secondo singolo estratto dall’album ed è il brano che forse si avvicina di più al disco d’esordio, per l’epicità delle linee melodiche e per l’immediatezza delle liriche. È il manifesto di appartenenza ai luoghi suburbani dell’Indie: “Now I’m ready to start – I would rather be wrong – than live in the shadows of your song – my mind is open wide”.



2013 - ’We Exist’, che la band di Win Butler e soci fosse sensibile alla sperimentazione e alla imprevedibilità lo si era capito fin dai tempi degli esordi. Ecco, con 'Reflektor', il concetto viene ribadito a chi lo avesse dimenticato. Il quarto album in studio è un lavoro concettuale, dalle dimensioni imponenti, che parte da un concetto di base, il mito di Orfeo ed Euridice, per poi diventare una riflessione generale sull'esistenza e sui suoi vessilli: l'amore e la morte. Alla produzione di questo disco troviamo Markus Dravs e Mr. James Murphy (LCD Soundsystem), sancendo un cambio di rotta rispetto alle autoproduzioni dei primi dischi. Il sound che viene fuori strizza l'occhio all'elettronica e al pop degli anni'80. Non a caso il giro di basso di 'We Exist' ricorda molto il Michael Jackson di 'Billie Jean', un groove circolare ed accattivante che rapisce l'ascoltatore e lo proietta in una dimensione riflessiva. Il pezzo è un inno alla diversità che trova il suo apice nel ritornello, un urlo che squarcia in due i pregiudizi sociali sull'omosessualità: “You're down on your knees – begging us please – praying that we don't exist - but WE EXIST”.





I precedenti '5 Songs' li potete trovare nella sezione 'Importante!' di questo sito.

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