5 SONGS: Housemartins
11-10-2017

di Sergio Appiani

‘Five Songs’ di 'Indie-Rock.it' vuole essere una rubrica frizzante e divertente, ma con uno scopo ambizioso: riassumere la carriera di una band attraverso le loro cinque canzoni a nostro modo di vedere più belle e affascinanti, possibilmente tratte dai loro dischi cruciali. In ogni numero di questa rubrica vi proporremo l’ascolto delle cinque canzoni prescelte, debitamente accompagnate da una breve descrizione.



Chi? Gli Housemartins sono P.D. Heaton (voce), Stan Cullimore (chitarra), Norman Cook (basso, poi diventerà famosissimo come FatBoy Slim), Hugh Whitaker (batteria nel primo album, poi sostituito da Dave Hemingway).

Perché? Per quel sapore di rivincita che si assapora nell'immedesimarsi nei più deboli, in quelli che nascono e vivono nel profondo nord inglese, in quella Hull che scende ed espugna Londra, vincendo addirittura 0-4, per un effimero momento di gioia.

Quando? Cosa?


1986 - 'London 0 Hull 4'. Quelli di Hull preferiscono definirsi dell'Humberside, con il famoso Humber Bridge, a campata unica, che fu, per quasi vent'anni, il più lungo del mondo del suo genere. Città portuale, ragazze con riccioli biondi che in pieno inverno si muovono per la città con leggere camice bianche di raso e gonne corte, rigorosamente senza collant ed i cappotti lasciati a casa (sarebbero d'ingombro negli affollati pub dove si recano nel weekend). The Spiders è il locale dove si può ascoltare buona musica dal vivo ed è sicuramente qui che i musicisti di Hull sperano di esibirsi un giorno. In questo contesto P.D. Heaton e Stan Cullimore muovono i primi passi, che, nel giro di pochi anni li porta a formare una band che con gli Everything But The Girl porterà orgogliosamente la bandiera di questa città nel panorama musicale inglese di quel periodo, caratterizzato dalla crescita di quelle band new wave che con gli Smiths influenzarono la scena post-punk britannica. Il primo singolo 'Flag Day' non ha un grande successo di vendite ma è un pezzo di rara bellezza, con la tipica ed inconfondibile voce di Heaton accompagnata dal piano per tutto il pezzo, anche quando, dopo la parte introduttiva, chitarra basso e batteria trovano il loro spazio entrando prima in punta di piedi per poi aumentare d'intensità a sottolineare la drammaticità del testo.




Terzo singolo dell'album, 'Happy Hour' è un pezzo effervescente e scatenato che con l'umorismo tipico di Heaton e Cullimore, ironizza sulla moda tipica dei pub di quel periodo: servire alcolici a un prezzo più basso e alettante, a una certa ora, solitamente nel tardo pomeriggio appena terminati i turni di lavoro, cosa ben gradita alle classi meno abbienti. Ricordiamoci che siamo in piena era Thatcheriana, la "Lady di Ferro" che da primo ministro riuscì a ridimensionare i diritti dei lavoratori proprio in un periodo molto critico caratterizzato dalla crisi del settore manifatturiero che colpí soprattutto le fabbriche del nord. Il singolo fu un grande successo e raggiunse i primi posti nelle classifiche di vendita in UK facendo da apripista all'album che uscì subito dopo balzando nella top 10 inglese: gli Housemartins sono ora una band di primissimo piano e con fan di tutto rispetto come Billy Bragg e Morrissey a tesserne le lodi.




Come già detto, gli album prodotti furono soltanto due ma gli Housemartins incisero parecchie canzoni (quasi cinquanta) che possiamo trovare nei numerosi singoli ed EP da loro pubblicati. Uno di questi portò alla consacrazione il gruppo di Hull: 'Caravan Of Love' uscì nel novembre del 1986 e diventò un successo internazionale raggiungendo il numero uno in Inghilterra. È un brano a cappella ed è una cover: fu scritto un anno prima dagli Isley-Jasper-Isley con un testo che ha chiari riferimenti agli insegnamenti della religione cristiana. Heaton ha una forte attrazione per i principi cristiani (il lato B del singolo è intitolato 'When I First Met Jesus', tanto per capirci) e per l'ideologia socialista (e di Marx in particolare) che cerca di far convivere nei testi da lui scritti.




1987 - 'The People Who Grinned Themselves To Death' è il secondo ed ultimo album di un gruppo che si sarebbe sciolto di lì a poco, all'apice del successo, motivando la decisione con un curioso comunicato inviato al NME: "Fin dall‘inizio, il gruppo degli Housemartins è stato concepito come un progetto discografico della durata di soli tre anni. Tale termine scadrà nel giugno 1988. Dopo quella data cesseranno di esistere, in quanto di non aver raggiunto gli obiettivi musicali ai quali miravano. Semplicemente, in un‘epoca di Shakin‘Stevens e Pet Shop Boys, non sono stati abbastanza in gamba”.
'Bow Down' è introdotto da uno stacco di batteria a cui seguono le veloci note di un piano e la voce malinconica di Heaton che racconta le paure di un ragazzo (ma forse di ognuno di noi?) nell' accingersi a lasciare il nido famigliare per affrontare il mondo esterno, ben raffigurato da "un uomo che, guardandolo, si sfrega le mani scrivendo i suoi piani". Il ragazzo è vittima di un' educazione sbagliata e purtroppo violenta, come si può cogliere nel finale dove un rimprovero sussurrato e rassegnato, sfumando, crea un'atmosfera davvero emozionante.




Se la title track (ennesima invettiva contro la Royal Family), 'Me And The Farmer' e la famosissima 'Buit' sono i pezzi di peso e più noti dell'album, 'We Are Not Going Back' merita tutta la nostra attenzione. Ricordi legati alla precarietà del lavoro, stenti e minacce di licenziamento, il brano é introdotto dal riff di chitarra, semplice ma ben affilato, che la fa da padrone per l'intero sviluppo del pezzo con il solo di armonica che, entrando quasi a sorpresa, mette la preziosa cornice ad un quadro già perfetto.




I precedenti '5 Songs' li potete trovare nella sezione 'Importante!' di questo sito.

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