Le uscite della settimana: Neil Young, U2, Glassjaw, Cindy Wilson...
4-12-2017

di Cristiano Gruppi, Michele Corrado, Giovanni Aragona & Stefano Bartolotta

Ogni settimana, cerchiamo di fare una panoramica riassuntiva sulle uscite del venerdì precedente, scegliendo 10 dischi che riteniamo di maggior interesse perché rinomati, chiacchierati o semplicemente belli. I giudizi che trovate qui sotto sono dettati da un unico primo ascolto, e sono dunque da ritenersi lontani da un parere definitivo, che contiamo di potervi dare presto con una vera e propria recensione.


DISCO DELLA SETTIMANA
Cindy Wilson: 'Change'

(CG) Vi ricordate i B-52's, quelli di 'Love Shack'? Cindy era (è) una delle voci femminili. Solo ora, a 60 anni, debutta da solista, e lo fa con un album che suona (persino) giovane, di classe, che stilisticamente potremmo definire dream/electro-pop (la nota stampa parla di "echi di Air, Bjork, Tame Impala e Gary Numan"). Davvero una bella sorpresa.





Neil Young: 'The Visitor'

(CG) Ennesimo album del fondamentale folk-rocker canadese, ancora una volta accompagnato dai Promise Of The Real capitanati dal figlio di Willie Nelson, Lukas. Risposta 'politica' alla campagna presidenziale di Trump, musicalmente, sebbene riesca a svariare molto (compatibilmente con il classico stile di Young), non ha sussulti degni di nota.





U2: 'Songs Of Experience'

(MC) Concetti banali (come che l'amore è l'ultima cosa che ci è rimasta o che è più forte di qualsiasi cosa trovi sulla sua strada) ripetuti fino allo sfinimento, schitarrate stanche e prive di fantasia, una sezione ritmica ormai così fiacca che una base MIDI farebbe meglio. Ma insomma, cari Bono & co, dedicarsi solo a tour celebrativi no? Dai che gli stadi li riempite lo stesso!





Chris Stapleton: 'From A Room: Volume 2'

(CG) Southern-rock da Nashville, cosa può esserci di più classico? Stapleton, quasi 40enne, è solo al terzo album solista, ma ha scritto una marea di hit country divenute numero uno nelle classifiche di genere (oltre che brani per Adele e Sheryl Crow); ha vinto anche dischi d'oro con gli LP precedenti. Insomma, un'istituzione del genere. Se nell'intimo vi sentite cowboy, vi piacerà.





Glassjaw: 'Material Control'

(CG) Terzo album, a distanza di 15 dal precedente, per una delle band che ha definito i confini di un genere molto 'aperto' come il post-hardcore. Personalmente non siamo dei cultori della materia, per cui un nostro giudizio di merito sarebbe incauto. Rileviamo però un'energia invidiabile e strutture non certo banali.





Just Joans: 'You Might Be Smiling Now...'

(SB) La band scozzese guidata dai fratelli David e Katie Pope è uno dei nomi più amati nel sottobosco indiepop. Questo secondo LP propone il loro consueto stile sghembo ma aggraziato, un po' come il forte accento natio delle due voci, e dalle sensazioni agrodolci. Gli arrangiamenti, però, sono molto più ampi. Il perfetto punto di incontro tra classe, spensieratezza e introspezione.





Eskies: 'And Don't Spare The Horses'

(MC) Ci riprovano questi dublinesi, a due anni dall'esordio. Ed è più o meno la stessa materia, festaiola e ebbra. Ian Bermingham guida la ciurma con la sua voce sempre più teatrale e ubriaca, la chitarra scattante e monella ora fa la solista ora si nasconde tra gli scintillanti fiati rubati al Moulin Rouge. Consigliati a tutti, ma soprattutto ai fan di Pogues o Gogol Bordello. 





Prurient: 'Rainbow Mirror'

(GA) Dominik Fernow (già membro dei Cold Cave) è sicuramente uno dei clienti meno abituali del territorio indie-rock, ma occorreva dare orecchio a questo album che sancisce il ventennale del progetto Prurient. Perché ascoltare questo delirio sonoro? Perché l’impatto è devastante: doom elettronico in un rumoroso incubo lungo 2 ore prodotto da un arsenale di effetti.





Virginia Wing + XAM Duo: 'Tomorrow’s Gift'

(GA) Era lecito aspettarsi un lavoro complesso da due band che hanno fatto della sperimentazione il loro marchio di fabbrica. Una condensazione di minimalismo noir ambientale che apre le porte ad una dimensione parallela vissuta all’interno di un sogno musicale lungo 48 minuti tra rumori che sembrano rituali tribali, e sassofoni abrasivi che sfiorano percorsi jazz.





Hater: 'Red Blinders' EP

(SB) Dopo il bel disco di debutto di qualche mese fa, ecco questo EP che conferma le qualità del quartetto svedese e contiene spunti di interesse autonomi rispetto all'album. Lo stile melodico e vocale è lo stesso, ma il suono è alleggerito e scorre in modo decisamente più fluido, mantenendo comunque un buon impatto emotivo.





Le precedenti 'Uscite della settimana' le potete trovare nella sezione 'Importante!' di questo sito.

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