Intervista: Iron & Wine
29-1-2018

di Antonio Paolo Zucchelli

Iron & Wine è il progetto di Samuel Beam, attivo già dall’inizio degli anni 2000. Il folk-singer nativo della South Carolina lo scorso anno ha pubblicato, via Sub Pop Records, il suo nuovo LP, ‘Beast Epic’, che lo ha riportato a livello sonoro verso le sue origini e ora lo sta presentando in Europa in un lungo tour che toccherà anche l’Italia con una data prevista per lunedì 5 febbraio all’Alcatraz di Milano. Noi di 'Indie-Rock.it' abbiamo approfittato di questa occasione per scambiare due chiacchiere al telefono con Sam e farci raccontare del tour, della storica etichetta di Seattle, del nuovo album, delle sue recenti collaborazioni con Ben Bridwell e Jesca Hoop e di tanto altro. Ecco cosa ci ha detto:


Indie-Rock.it - Ciao Sam, grazie per la tua disponibilità e benvenuto sulle pagine di 'Indie-Rock.it'. Per prima cosa ti volevo chiedere del tuo nuovo tour europeo, che inizierà tra poche ore lì a Stoccolma: quali sono le tue aspettative per queste date? Sei contento di poter suonare di nuovo in Italia tra un paio di settimane?

Sam Beam - Certo che sono contento di suonare in Italia! (ridiamo) Purtroppo non passo molto spesso da voi ed è sempre molto bello tornare. Sono felice di avere le nuove canzoni da poter suonare, ma faro anche qualche pezzo vecchio, per poterle risuonare per la gente. E’ una bella cosa.

Il tuo nuovo album, ‘Beast Epic’, è stato realizzato dalla Sub Pop Records, che aveva già pubblicato i tuoi primi tre album e anche la tua recente collaborazione con Jesca Hoop: lavorare ancora con la storica etichetta di Seattle è stato un po’ come un ritorno a casa per te?

Sì, è stato qualcosa del genere. Non avevo lasciato questa casa discografica perché non andassimo d’accordo, avevo semplicemente avuto un’opportunità e ho voluto provare a sfruttarla. Noi siamo comunque rimasti sempre amici e siamo rimasti in contatto. Sono stato molto felice, mi piacciono molto. E’ una specie di famiglia. E’ stato facile dire “facciamolo ancora”. Anche la Nonesuch Records era fantastica, ma mi piace di più aver un team piccolo, provenendo io stesso da un mondo indipendente. Una volta che me ne sono andato, ho capito quanto mi mancasse: è stato facile tornare indietro ed è stato divertente.

Molte persone che ho intervistato mi hanno detto che la Sub Pop è gestita da brave persone e ci si sente come in una famiglia.

Sì, è così. Poi anche il team piccolo è una cosa positiva. Anche nello sport riesci a godere maggiormente dei tuoi successi, quando sei in una squadra piccola. Impari dai tuoi errori molto più facilmente.

Parlando del tuo nuovo disco, il suo sound sembra voler recuperare quello delle tue origini, dei tuoi primi album. Mi piace molto il tuo disco e c’è un’atmosfera molto rilassata. Come mai hai scelto di tornare alle tue origini per il tuo suono? E’ una cosa fatta apposta?

Sì, è stata una cosa fatta apposta, ma non mi sono sentito come se tornassi indietro. Sono andato avanti, ma invece che seguire una riga dritta, ne ho seguita una di un cerchio. Invece di tornare indietro verso un posto in cui sei stato in passato, segui il cerchio attorno e alla fine ritorni dove avevi iniziato. Ho provato tutte queste cose e credo che si possa ascoltare un linguaggio musicale differente, ma c’è anche più spazio per dare la possibilità ai testi di essere più in evidenza. I testi sono molto più forti degli arrangiamenti delle canzoni e credo che ciò sia stato qualcosa verso cui sono tornato. Negli ultimi dischi ero molto occupato a costruire arrangiamenti musicali e anche a nascondere i testi, in modo che si potesse ballare. Era un modo malizioso. Dovevi ascoltarle più volte, se volevi ascoltare i contenuti delle canzoni. Questa volta, però, le canzoni mi hanno detto come volevano che le registrassi. Mi hanno detto che avevano bisogno di essere canzoni più tranquille, sembravano essere materiale più gentile.

Quindi ti hanno parlato e ti hanno detto che volevano essere calme?

Ho provato a dirgli cosa dovevano essere, ma loro mi hanno detto: “no, ti diciamo noi come vogliamo essere”.

Parlando dei tuoi testi, di che cosa trattano? Da dove hai preso l’ispirazione? Sei stato influenzato in qualche modo dall’attuale situazione politica, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo?

No, non sono ispirato dalla politica. La politica è spaventosa e molto noiosa. (ridiamo) Non credo nella politica.

Nemmeno io.

Ne sono affascinato, ma anche molto frustrato.

Credo che sia una cosa molto normale.

Non sono mai stato ispirato dalla politica. Anche il mio vecchio disco ‘The Sheperd’s Dog’ non è stato ispirato dalla politica, bensì da questo sentimento di non capire le persone che mi circondano. E’ partito dalle elezioni, ma è stata una reazione alle cose sociali, alle persone che erano intorno a me. Di solito prendo ispirazione dalla gente che ho intorno e dalla vita in generale. Probabilmente queste canzoni parlano delle stesse cose (rispetto a quelle del passato), ma con venti anni di più. Parlano di come il tempo continui ad andare avanti e le cose cambino. Adesso ho oltre quaranta anni e ho molta più esperienza.

Quindi preferisci non parlare direttamente di politica nelle tue canzoni.

Ne parlo con la gente in tutti i momenti, ma, quando mi siedo per scrivere una canzone, non sono ispirato dalla politica.

Parlando dei temi delle tue canzoni, posso chiederti del video di ‘Thomas County Law’, dove tu sei all’interno di una bara, come se fossi al tuo funerale? Qual è il suo significato? Come mai hai deciso di fare un video di questo genere?

Sei di Milano?

No, di Parma, è a un’ora e mezzo di macchina a sud est di Milano.

Sì, la conosco, ci sono stato in passato. Il protagonista del video viene da una piccola città, molto più piccola di Milano. E’ una persona che rifiuta il posto da cui proviene, anche se in realtà lo ama. E’ una normale relazione che abbiamo tutti con la città da cui veniamo. La canzone parla di lui che la rifiuta e l’accetta allo stesso tempo. Mi è sembrata una buona idea che l’interprete del video fosse in una bara, come se fosse una creatura che si stesse seppellendo. (ridiamo) Alla fine è solo una canzone.

Molto interessante e una cosa non molto frequente. (ridiamo)

Mi piaceva che il concetto fosse semplice. E’ una cosa semplice. Ce ne andiamo ed è tutto finito.

Il concetto è molto chiaro. Mi piace il tuo video. Il tuo album precedente, ‘Ghost On Ghost’, è uscito quasi cinque anni fa, ma nel frattempo hai realizzato due collaborazioni, una con Ben Bridwell dei Band Of Horses nel 2015 e l’altra con Jesca Hoop nel 2016. Sei stato influenzato da queste due esperienze, non so se posso definirle nuove, ma sicuramente differenti, per il nuovo album?

Assolutamente sì. Non credo che questo disco avrebbe avuto questo sound, se non avessi fatto questi due dischi. Per quanto riguarda quella con Ben, io e lui siamo cresciuti nella stessa città e ci conosciamo da tantissimi anni. E’ stata una specie di reunion, abbiamo suonato molte canzoni che ascoltavamo insieme. Inoltre mi ha ricordato come suonare la musica per divertimento. Non che non mi diverta di solito, ma mi spingo a cercare suoni diversi perchè non voglio annoiarmi oppure voglio girare l’angolo per provare a vedere cosa riesco a creare e per capire cosa sembrano le mie canzoni. E’ stato divertente, è qualcosa che abbiamo fatto solo per divertimento. La collaborazione con Jesca, anzi tutte e due le collaborazioni sono nate perché volevo tornare indietro per fare parte di un team e vedere cosa potesse fare la mia voce all’interno di quella atmosfera. Volevo scoprire com’era e l’ho accettata per com’era. E’ stato qualcosa di naturale. Ben e Jesca hanno due tipi di voci molto diversi e hanno un’energia molto diversa rispetto alla mia: quello che ho fatto molto spesso era la controparte, loro erano l’energia, mentre io ero la parte più morbida. Era una cosa bilanciata. Era un posto naturale per la mia voce, così ho deciso di usarlo anche nel mio disco successivo, che è più tranquillo e rilassato. Le storie vengono raccontate in modo molto naturale e la musica intorno non è complicata, ma esce in maniera molto rilassata. Sì, entrambe le collaborazioni sono state molto importanti per me.

Visto che hai deciso di fare le cose più semplici, ti posso chiedere se anche le registrazioni sono state più semplici e tranquille? Forse anche più facili, non so?

L’importante è rimanere concentrato in quello che stai facendo nel presente per capire come arriverai a qualcosa che non hai ancora ascoltato. Forse nei primi dischi ho cercato di scoprire qualcosa, mentre in questo ho solo cercato di fare quello che usciva naturalmente, senza provare in modo troppo intenso. (ridiamo)

Che cosa ci puoi dire riguardo al titolo del tuo album più recente, ‘Beast Epic’? Da dove proviene? Ha un significato particolare per te?

E’ un termine della poesia e dei racconti. Conosci le storie come “Goldilocks And The Three Bears”, dove ci sono animali che si comportano come se fossero esseri umani?

Sinceramente no.

Sono sicuro che ci sia un’equivalente anche in italiano. Sono delle favole. Come “Cappuccetto Rosso”, dove c’è il lupo. Sono animali, ma prendono le qualità umane. Parlano e fanno cose come fossero uomini, ma sono animali. Ho pensato che fosse divertente. La definizione è una storia dove gli animali si comportano come persone. Puo’ avere tantissimi significati. Dipende solo da come lo vuoi leggere.

Hai registrato il tuo nuovo disco a The Loft di Chicago, lo studio dei Wilco. Come ti sei trovato a lavorare lì? Che esperienza è stata per te?

E’ stato bello, è stato veramente fantastico. Jeff ha creato uno splendido spazio. E’ un vero successo. E’ stato capace di dare la possibilità alla comunità intorno a lui uno spazio dove le persone possono venire a registrare. E’ fantastico. Inoltre la maggior parte delle persone che hanno suonato sul mio nuovo disco sono di Chicago, così è stata una cosa molto conveniente.

Un’ultima domanda prima di lasciarti andare: hai qualche nuova band o musicista interessante che vorresti suggerire ai nostri lettori?

Certo. Sono in tour con una band chiamata Pale Honey, che sono veramente molto bravi. Se non hai ascoltato il disco di Jesca Hoops, te lo consiglio. E’ fantastico. Ci sono tantissime band che ti potrei suggerire.

Ti ringrazio moltissimo per questa intervista e per il tempo che ci hai dedicato. Ti auguro di divertirti nel tuo tour europeo e spero di riuscire a venire a vederti a Milano tra due settimane.

Grazie a te.


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