Le uscite della settimana: Ty Segall, Calexico, Django Django, Turin Brakes...
30-1-2018

di Cristiano Gruppi, Michele Corrado, Giovanni Aragona, Stefano Bartolotta e Antonio Paolo Zucchelli

Ogni settimana, cerchiamo di fare una panoramica riassuntiva sulle uscite del venerdì precedente, scegliendo 10 dischi che riteniamo di maggior interesse perché rinomati, chiacchierati o semplicemente belli. I giudizi che trovate qui sotto sono dettati da un unico primo ascolto, e sono dunque da ritenersi lontani da un parere definitivo, che contiamo di potervi dare presto con una vera e propria recensione.


DISCO DELLA SETTIMANA
Ty Segall: 'Freedom's Goblin'

(CG) D'accordo, Ty Segall esagera sempre un po' nelle pubblicazioni: qui le canzoni sono 19 per più di 75 minuti. Però sono 19 canzoni tutte di alto livello, che rimbalzano tra psichedelia, garage e pop beatlesiano con agilità e freschezza, e con meno spigoli che in passato. Un già sentito che fa piacere risentire.






Calexico: 'The Threat That Keeps Us'

(GA) Una carriera che sembrava volgere quasi al tramonto recupera vertiginosamente quota, in qualità, con questo decimo album. Joey Burns e soci li preferiamo però in versione fluttuante e alternativa (bellissime la Radioheadiana ’Bridge To Nowhere’ e l’ipnotica pixesiana ’Eyes Wide Awake’), meno nei viaggi tex-mex in paesaggi folk ombreggiati dai Talking Heads.





Django Django: 'Marble Skies'

(GA) Terzo album per questi ragazzi inglesi, che con la ricetta di sempre, piacciono ancora: un krautrock mai abusato, electro-pop e rockabilly con tante tastierine effettate di contorno. Di questo lavoro rimarrà sicuramente l’orecchiabilissima ’Tic Tac Toe’, ma noi vi consigliamo di ascoltare tutte le tracce con grande attenzione.





No Age: 'Snares Like A Haircut'

(CG) Fa piacere riascoltare i No Age e il loro noise-punk, che non è cambiato granché né nel bene né nel male. Questo disco sembra però un capitolo più centrato degli ultimi, e almeno le intenzioni sono chiare: far baccano con del buon vecchio punk-rock senza fronzoli.





Turin Brakes: 'Invisible Storm'

(CG) Ottavo album e quasi venti anni di carriera per la band guidata da Olly Knights e Gale Paridjanian, che hanno ormai più che abbandonato l'attitudine acustica degli esordi per un rock a metà del guado tra alt- e classic- dalle atmosfere allegre e gradevoli, che però potrà interessare non molti di più rispetto allo zoccolo duro dei fan.





Dream Wife: 'Dream Wife'

(MC) Non brillano certo di originalità queste tre riot grrrl di Brighton, ma questo loro primo LP serba colpi alternative-rock da KO. Data l'uniformità media di gran parte dei lavori di questo genere, questo esordio ci sembra anche piuttosto variegato, sia in fatto di tempi utilizzati che di umori. Alice, Bella e Rakel sono incazzate e grintose come da copione, ma si lasciano qualche momento per scherzare e ballare.





Club 8: 'Golden Island'

(SB) Decimo album per il duo indie-pop svedese, sempre imprevedibile nella cifra stilistica data a ogni pubblicazione. Stavolta si punta ad un suono particolarmente sognante ed evocativo, ma non etereo, con le suggestioni date da giri di tastiere e synth ciclici arricchiti da un'ampia effettistica e un songwriting liquido e sfuggente. Non è un ascolto facile, ma ricco di classe e fascino.





Holy: 'All These Worlds Are Yours'

(MC) Libertà, sorpresa, stupore sono le parole chiave per comprendere l'approccio alla psichedelia della creatura musicale dello svedese Hannes Ferm. Debitore di 'OK Computer' quanto dei Flaming Lips più dolci e docili, Holy rifugge ogni struttura e si muove da momenti più pop ad altri più sperimentali. Fortissima anche una componente cinematica.





Spook School: 'Could It Be Different?'

(SB) Al terzo LP, il quartetto scozzese ha affinato perfettamente la propria formula indie-pop-punk e propone una serie di canzoni ricche di ispirazione e idee dal punto di vista melodico e armonico, con testi significativi che spaziano dal personale, al politico, al sociale. 11 canzoni per 33 minuti a elevatissimo tasso di perizia, gusto, personalità e profondità.





Long Neck: 'Will This Do?'

(APZ) Primo lavoro full-band per la giovane Lili Mastrodimos, ex componente dei Jawbreaker Reunion. A livello sonoro si parte da una base folk per arrivare a un power-pop più pieno, intenso ed emotivo, grazie anche alla voce della musicista del New Jersey, bella e capace di colpire in profondità.






Le precedenti 'Uscite della settimana' le potete trovare nella sezione 'Importante!' di questo sito.

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